Alla fine Algebris, con l’aiuto della Consob, è riuscito a mettere a segno un punto importante nella sua aperta sfida al top management del colosso assicurativo Generali. I Benetton, azionisti con il 4,75% del capitale di Mediobanca, avevano presentato una lista di candidati sindaci alternativa, fra le altre, a quella presentata dallo stesso Algebris. L’hedge fund fondato da Eric Halet e dall’italiano Davide Serra ha però contestato il conflitto d’interessi dei Benetton: in quanto soci di Mediobanca e membri del suo patto di sindacato non possono essere considerati azionisti di minoranza del gruppo Generali né far parte della lista dei soci di minoranza che ha diritto a un membro del collegio sindacale.
Un certo peso nel ritiro della lista di minoranza per i sindaci proposta da Benetton lo ha avuto anche il fatto che fra i candidati spuntava Giuseppe Pirola fratello minore di un socio di Price Waterhouse Coopers, la società di revisione di Generali. Insomma si sarebbe potuto sospettare un ulteriore conflitto di interesse.
Adesso, se Algebris dovesse riuscire a ottenere un sindaco, potrà iniziare anche a contare qualcosa, sebbene poco, nell’amministrazione della compagnia. I sindaci infatti, oltre ad avere una visione accurata dell’andamento della società hanno anche il diritto di convocare il consiglio d’amministrazione e il comitato esecutivo. I rappresentanti di Algebris potrebbero, insomma, rimproverare Antoine Bernheim (presidente esecutivo), Giovanni Perissinotto (amministratore delegato) e Sergio Balbinot (ad anche lui) di essere troppi e troppo pagati rispetto alla media europea.
Algebris, che controlla appena l’1% del capitale di Generali, ha infatti ripetuto ieri le sue critiche alla governance della compagnia e più volte accusato direttamente e indirettamente proprio i tre manager succitati citando anche dei consigli di cambiamento della governance proposti da Merril Lynch e Goldman Sachs in due report dello scorso ottobre.
Secondo Algebris Generali potrebbe arrivare a valere entro 2 anni 40-44 euro se solo seguisse i suoi consigli.
Ovviamente non si tratta solo di rendere più “economica” e trasparente la governance, ma di allineare alla best practice l’expense ratio vita e il return on embedded value del business vita in Germania. Il fondo Algebris ha inoltre chiesto un rapido allineamento del ritorno sugli investimenti del ramo danni alla best practice. Su una cosa però il fondo Algebris sembra essere stato ascoltato dal management del Leone di Trieste: sulla necessità di una più corretta gestione dell’immenso patrimonio immobiliare di Generali.
Oggi la compagnia ha infatti annunciato la creazione di Generali Immobiliare, con sede a Parigi (forse su richiesta dei soci francesi del gruppo triestino e della controllante Mediobanca?), che cercherà di valorizzare al meglio un patrimonio che il gruppo valuta in 23 miliardi di euro. L’intera struttura farà capo a Raffaele Agrusti, direttore generale e responsabile del real estate del Gruppo Generali e rappresenta di fatto la creazione di una specifica business unit della compagnia assicurativa dedita a tutti gli aspetti del ramo immobiliare dall’alberghiero alla logistica, dal retail alla sanità. Se davvero Generali riuscirà ad accrescere i propri risultati (d’altra parte tutt’altro che negativi a guardare la crescita dell’utile netto del 21,2% a 2,92 miliardi di euro) e a diventare più competitiva nei confronti dei grandi concorrenti europei (segnatamente Axa e Allianz) non potrà che fare piacere al pubblico degli azionisti. Che però un fondo con appena l’1% riesca davvero a smuovere un colosso come Generali in cui si intrecciano i più grandi interessi finanziari del Bel Paese, sembra davvero sospetto.
Anteprima del commento