
Tenaris per ora dà grandi soddisfazioni al mercato e segue a ruota i rialzi da capogiro del greggio. Per una società che produce tubi d’acciaio per il trasporto del petrolio si tratta ovviamente di tempi d’oro e il fatto che il titolo viaggi sui prezzi di fine 2007 e che quindi sia molto più vicina a suoi massimi dal 2001 della maggior parte dei titoli di Piazza Affari lo dimostra chiaramente. Gli affari, è il caso di dirlo, vanno a tutto gas soprattutto per la tenuta dei margini del settore che per ora sembra reggere ai forti incrementi nei prezzi dell’acciaio. Secondo diversi analisti, infatti, il gruppo riesce a rigirare agli acquirenti i costi delle materie prime e i prezzi sul mercato delle condotte sembrano dimostrare questo teorema. Anche la forte competizione negli Stati Uniti sembra favorire questo rialzo dei prezzi e Tenaris da questo scenario riesce a guadagnare per via del suo solido posizionamento nel settore a livello globale. I timori maggiori in passato sarebbero provenuti dalla stessa concorrenza cinese, ma le slide di una presentazione recente di Tenaris al mercato stimano una graduale riduzione della capacità dell’impero celeste di far fronte a questo continuo incremento dei prezzi dell’acciaio. Le stime del gruppo guidato e controllato da Paolo Rocca ipotizzano infatti un calo nella produzione di tubi senza saldature da parte della Cina dai 3 milioni di tonnellate del 2007 a 1,1 milioni di tonnellate nel 2009. A fronte di una produzione globale prevista a 35 milioni di tonnellate a fine 2007 si intuisce che il ruolo dell’Impero Celeste in questo settore è destinato a ridursi se non a essere definitivamente marginalizzato e questo potrebbe aprire prospettive interessanti per Tenaris.
D’altra parte osserviamo che a una crescita del fatturato da 7,7 a 10 miliardi di dollari è corrisposto un utile praticamente incollato ai 2 miliardi di dollari per l’esercizio 2007.
Questo è stato in gran parte dovuto ai notevoli investimenti del gruppo (le immobilizzazioni immateriali per esempio sono passate da 2,8 miliardi di dollari del 2006 a 4,5 miliardi di dollari nel 2007). Gli investimenti immateriali del gruppo saranno comunque notevolmente ridotti alla fine dell’esercizio in corso con l’incasso degli 1,11 miliardi di dollari dalla cessione dei sistemi di controllo della pressione Hydril alla General Electric.