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Cir: il debito pesa fortuna che c'è Sorgenia

Pubblicato: 30 apr 2008 da Ferry Boat

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Ci sono società che hanno subito direttamente l’impatto dei subprime anche in Italia; ci sono società che hanno subito indirettamente la crisi dei mutui perché operanti in un settore fortemente ciclico e ci sono società che subiscono l’impatto di forti investimenti in un momento difficile. Cir nel male (e nel bene) ha tutte e tre queste caratteristiche.

La prima deriva dal pesante impatto diretto della svalutazione di Oakwood, società attiva proprio nel settore dei mutui ad alto rischio e di cui il gruppo Cir controlla insieme a Merrill Lynch il 47,52 per cento. L’azzeramento del valore delle società britanniche di questa società finanziaria e le altre svalutazioni hanno avuto un impatto di 64,6 milioni sul bilancio di Cir.

Se si considera che il gruppo ha realizzato nel 2007 utili per 82,6 milioni si comprende chiaramente che le perdite di Oakwood sono l’evento principale dell’esercizio appena trascorso.
Ma la crisi generata dai mutui ad alto rischio coinvolge anche altri settori - è questa la seconda caratteristica - come quello editoriale fortemente ciclico e quindi esposto all’andamento generale dell’economia in quanto dipendente dagli introiti pubblicitari. Si obietterà che la raccolta pubblicitaria dei vari asset (dalla tv alla radio alla carta stampata) di Cir è risultata maggiore del mercato. La flessione degli utili del Gruppo L’Espresso da 103,6 milioni a 95,6 milioni di euro nel giro di un anno e un fatturato che si è mantenuto stabile a 1,09 miliardi (-0.4% su base annua per l’esattezza) non sono però indizi di un’attività particolarmente brillante, pur considerando qualche posta straordinaria che ha appesantito leggermente il conto economico.

Sul fronte degli investimenti - terza caratteristica - è difficile contestare le scelte di Carlo De Benedetti, patron del gruppo Cir e primo azionista di Management & Capitali. Il gruppo ha, infatti, mostrato estrema lungimiranza concentrandosi su nuove aree di business anticicliche come quella dell’energia e quella della sanità. Dal primo punto di vista Sorgenia sembra davvero un fiore all’occhiello ed è già la prima azienda del gruppo Cir per fatturato (1,89 miliardi di euro) e potrebbe diventare presto la prima anche per utili (attualmente sono 65 milioni contro i circa 95 milioni de L’Espresso).

Il repowering di Tirreno Power, la principale società di generazione del gruppo, ha comportato l’apertura di una linea di credito da 1,2 miliardi di euro in sette anni che contribuisce con decisione alla posizione finanziaria netta negativa per 1,33 miliardi a fine 2007 (erano 850 milioni a fine 2006). Questo non mette a rischio l’equilibrio patrimoniale dell’azienda (il rapporto debt/equity è di 0,65), ma pesa sulla redditività del gruppo e in particolare sugli oneri finanziari che sono passati nel 2007 da 129,7 milioni a 157,4 milioni di euro: il gruppo insomma guadagna di meno e quindi potrebbe risentire della cattiva congiuntura e dei costi di rifinanziamento del debito in un momento in cui le banche chiedono molto. Il prossimo anno Oakwood non peserà sul bilancio, ma la congiuntura comunque sì e sarà probabilmente Sorgenia che illuminerà il bilancio dell’anno prossimo. (GD)

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