
L’elezione di Gianni Alemanno a sindaco di Roma non ha fermato i progetti di grandi integrazioni fra le multiutility del Nord Italia, anche se il “non abbiamo tempo da perdere” del sindaco di Bologna Sergio Cofferati sembra aver tradito qualche nervosismo al tavolo delle municipalizzate. Proprio la romana Acea si era assentata durante i recenti incontri fra Iride, Hera e A2A a causa delle elezioni che di fatto hanno cambiato l’orientamento politico del suo primo azionista e potrebbero dunque adesso cambiare le strategie future del gruppo, anche in tema di aggregazioni.
Tutto questo potrebbe adesso fare il gioco di A2A, la multiutility nata a cavallo fra Milano e Brescia che non poteva essere molto soddisfatta di un accordo fra le sue grandi avversarie fatto sopra la sua testa. Il presidente Giuliano Zuccoli nel frattempo ha segnato un altro punto portando fra le 2 A anche Varese e in particolare la locale Aspem che dovrebbe rientrare per il 90% (valore stimato in 45 milioni di euro) sotto il controllo del gruppo milanese in cambio di una quota dello 0,5% della stessa A2A.
Né si tratta dell’unica operazione che Zuccoli ha allo studio. Il gruppo ha infatti già delle partecipazioni vitali nelle società dei servizi di Sondrio, Como e Monza, anche se le amministrazioni locali cercano per ora di evitare di cadere troppo rapidamente entro l’orbita di questo gigante.
Secondo indiscrezioni di stampa A2A starebbe valutando ulteriori progetti sia in Piemonte che in Trentino, dove vorrebbe fondere Trentino Servizi e Dolomiti Energia.
Tutto questo parrebbe mettere A2A in testa alla classifica degli aggregatori di piccole società dei servizi, non bisogna, però, dimenticare che alle dimensioni del gruppo si associano anche problemi più grandi. Non mancano, infatti, le incertezze sulle trattative con E.On per Endesa Italia. Quel 20% della ex-spagnola che a Milano vorrebbero convertire in centrali di primo piano si sta facendo attendere troppo e da mesi il gruppo dice di volere stringere un accordo che ancora non si è visto.
Altra incertezza assai più vicina al capoluogo meneghino riguarda invece il riassetto di Delmi, la holding che Zuccoli vorrebbe comprare per intero. Anche qui l’attesa sembra pesare. I timori del mercato in questo caso riguardano quel 49% di Delmi che potrebbe valere 1,3 miliardi di euro ed, in caso fosse pagato troppo, rischierebbe di incidere sui margini del gruppo.
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