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Quei brand redditizi della Fondazione Fiera di Milano

Pubblicato: 28 mag 2008 da Ferry Boat

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Senza dubbio il titolo Fiera di Milano aveva bisogno di un po’ di liquidità, anche perché, prima dell’assegnazione dell’Expo 2015, il gruppo scambiava davvero poco. L’ultima operazione con la quale la Fiera di Milano ha comprato i marchi che erano intestati alla Fondazione Fiera di Milano rischiava però di concentrare ulteriormente il controllo del gruppo nelle mani della stessa Fondazione e quindi di rendere di nuovo poco liquido il titolo dopo l’effetto Expo.

A carte ferme, infatti, la Fondazione, grazie alla cessione di 39 marchi di manifestazioni fieristiche, tra le quali il Macef (prodotti casa), Miart (arte), Tuttofood (agroalimentare) e Lift (settore degli ascensori), passa dal 52,82% al 62,06% e quindi incassa un buon 10% del capitale diluendo gli altri soci: Camera di Commercio di Milano, Banca Popolare di Milano e Fondazione Cassa di risparmio delle province lombarde e azionisti retail. Per questi investitori la diluizione della quota nel capitale di Fiera di Milano è di circa il 24,36% visto che vengono emessi altri 8,2 milioni di titoli contro i 33,89 milioni già sul mercato.

Per evitare che le contrattazioni diventassero ancora più esigue e di minor peso sull’andamento del titolo (visto il crescente peso della Fondazione), il management della Fiera di Milano ha dunque deciso di vendere le azioni che aveva in portafoglio: circa il 2,14% del capitale (725 mila titoli circa di cui però 143 mila bloccati fino ai primi di marzo del 2009). Questa operazione, pur aumentando il numero di titoli effettivamente presenti sul mercato rischia però di appesantire il titolo. La scarsa approvazione del mercato di queste manovre sembra trasparire dal fatto che, dopo un balzo nel giorno dell’annuncio della cessione dei marchi, i prezzi sono ritornati dove erano prima.

La cessione dei marchi, ha però sottolineato l’amministratore delegato della Fiera di Milano Claudio Artusi, avrà anche un positivo effetto sul bilancio della Fiera stessa. I marchi ceduti dalla Fondazione alla Fiera comportavano infatti il pagamento dei diritti di brand alla Fondazione che ora cesseranno.

L’esempio citato da Artusi è quello del Macef che pagava royalties per circa 12,5 milioni di euro alla capogruppo. Detta così (nel comunicato del gruppo lo stesso Artusi cita questo caso) sembra che i costi per la Fiera si abbassino notevolmente, ma a guardare il valore degli altri marchi nel bilancio 2007 del gruppo compare invece che, se Bijoux, Cart, Chibi&Cart, Chibidue e Chibimart pagavano circa 168 mila euro l’anno complessivamente, quasi tutti gli altri brand valevano la cifra simbolica di un euro. A fronte di una cifra che dunque sembra mantenersi sotto i 13 milioni di euro (da questa stima mancano i diritti di Lift e Miart in licenza dal 2003) che riguarda degli asset immateriali come dei marchi, la Fiera ha pagato alla Fondazione 62 milioni di euro pari a 8,2 milioni di titoli circa. A conti fatti la Fondazione ne ha ottenuto un più stretto controllo sul gruppo grazie a una profittevole cessione: Quello che si dice un ottimo affare. Si rivelerà tale anche per gli altri azionisti?

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