Non poteva arrivare in un momento migliore per Parmalat la notizia dell’accordo con due grosse banche in tema di risarcimenti. La società guidata da Enrico Bondi incasserà un totale di circa 350 mln di euro e metterà fine ai contenziosi legati alla gestione Tanzi con i due istituti svizzeri.
Ubs, colpevole secondo la magistratura inquirente di aver assistito come consulente nel 2003 Parmalat nel lancio di un bond da 420 mln di euro, verserà nelle casse della società di Collecchio 149 mln di euro per le revocatorie e 33 mln di euro come risarcimento dei danni, mentre 2 mln di euro finiranno alle società in amministrazione controllata. Per quanto riguarda Credit Suisse invece verserà in totale 172,5 mln di euro.
Tempismo perfetto quindi, non tanto per il fabbisogno finanziario di Parmalat, ma per i corsi del titolo in borsa, arrivato a quota 1,6 euro la settimana scorsa, nuovo minimo storico.
Stamani la reazione è stata importante, con un rialzo (che prosegue in queste ore) dell’8%. Adesso gli azionisti staranno rimpiangendo di non aver deliberato l’innalzamento degli utili distribuibili, che, in base allo statuto attuale, non possono superare il 50% degli utili complessivi. Ora il primo obiettivo tecnico è il recupero dei precedenti minimi (poi violati al ribasso) a 1,85 euro. Secondo indiscrezioni di stampa, non confermate dalla società, presto sarà raggiunto un altro importante accordo transattivo. E chissà che non sia quest’ultimo a dare un’ulteriore spinta al titolo per superare la resistenza e permettere a Parmalat di ritornare almeno sopra i 2 euro.