La maxi retata dell’Fbi che ha portato a 60 arresti e a 406 incriminazioni arriva tardi e probabilmente servirà a poco. Per molti osservatori d’Oltreoceano mandare gli ex Bear Stearns Matthew Tannin e Ralph Cioffi in carcere e le loro foto in manette in giro per il mondo è stato un po’ come chiudere i cancelli quando i buoi sono scappati da un pezzo. Certo tre mesi e mezzo di indagini federali per l’operazione Mutui Maligni (Malicious Mortgages) sicuramente dovranno portare a qualche risultato e svelare i meccanismi con cui milioni di investitori hanno perso il loro denaro e la loro casa mentre cominciavano a vacillare i colossi di Wall Street.
Delle 406 incriminazioni di cui sopra già 173 sono diventate condanne. La campagna stampa indetta dalle autorità Usa dopo i blitz ha promesso giustizia ai cittadini, ma ora in molti temono che tutta questa rumorosa e tardiva retata sia soltanto una mossa politica architettata da Bush e dal Partito repubblicano per recuperare la fiducia degli americani. L’Fbi dipende dal Dipartimento della giustizia e sembra difficile che i 300-400 miliardi di dollari (almeno) bruciati dai mercati finanziari a causa della crisi dei subprime possano tornare nei portafogli degli investitori.
Il copione delle operazioni che hanno portato la stessa Bearn Stearns fra le braccia di JP Morgan con un salvataggio gestito dalla Federal Reserve è, d’altra parte, sempre lo stesso. Alcune mail e alcune telefonate fra i due manager finiti in manette e fra loro e altri vertici della finanza globale rivelano che essi erano già consapevoli della profonda crisi del settore dei subprime e che, sapendo che diversi fondi spacciati per sicuri rischiavano di fallire, continuavano a suggerire di acquistarne delle quote e a dire che tutto andava secondo le previsioni. Avrebbero dovuto chiudere le posizioni e limitare i danni, ma, come da copione, hanno invece cercato di spalmare le perdite sul mercato.
Niente di nuovo a dire il vero. Ancora una volta però il Paese finanziariamente più avanzato e attrezzato ha dimostrato di non sapere controllare i maneggi dei signori dei piani alti di Wall Street. Ora il segretario del Tesoro Henry Paulson promette una normativa più severa, controlli più efficaci e in definitiva un sistema più affidabile. Certo una larga fetta del mondo della finanza strutturata e dei derivati sfugge alle regolamentazioni e sicuramente urge una regolamentazione (all’indomani dello scoppio della crisi la chiese anche il numero uno della Bce Jean Claude Trichet), ma sarebbe ipocrita oggi negare che le responsabilità, dalle agenzie di rating, ai broker, alle reti di distribuzione, agli ingegneri di abs, cdo e titoli “salsiccia” di vario tipo sono assai più ampie di quanto ancora sia passato dal vaglio dei giudici. Che davvero si arrivi a toccare tutti coloro che avrebbero dovuto soppesare e fermare e non lo hanno fatto sembra però davvero improbabile. In fondo quello che questa crisi ha insegnato è che ormai l’alta ingegneria finanziaria è tanto potente e globale da poter far vacillare in una volta sola giganti come la statunitense Lehman Brothers o la svizzera Ubs.
verogabri
25 giu 2008 - 15:28 - #1Tardi, ma arriva.
In Italia stiamo ancora aspettando i processi contro Tanzi e non sapremmo mai quanta colpa hanno avuto le banche che vendevano i Titoli Parmalat