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Risiko delle utilities? Enìa potrebbe fare la terza incomoda

Pubblicato: 25 lug 2008 da Ferry Boat

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Come ogni estate, la finanza nostrana (ma anche quella straniera) si regala qualche rumor da portare sotto l’ombrellone, qualche voce di fusione a breve, brevissimo, che possa eccitare qualcuno di quei trader che non credono nel “sell in may and go away”. Leggiamo oggi un articolo sul Sole 24 Ore che si rimette a parlare della ormai stucchevole questione della fusione Iride-Hera-Enìa. Sarebbe il momento di dire che, alle attuali capitalizzazioni, quella fusione conviene soprattutto ad Hera. Se si guardano infatti i pesi in Borsa di queste multiutility sparpagliate fra Torino e Bologna, si vede subito che Iride pesa 1,26 miliardi (ai prezzi di ieri) contro i 2,38 miliardi di Hera (alla stessa data) e che quindi il peso di Torino, un domani, sarebbe in base a un concambio basato sui soli valori di Borsa pari a circa la metà di quello di Bologna.

Nel mezzo, anche geograficamente (e non è cosa da poco se si considera l’importanza della contiguità territoriale per le società dei servizi) si trova Enìa, che capitalizza poco più di 800 milioni di euro e che si è sempre dimostrata molto attenta alla propria autonomia.

Oltretutto in questi giorni la “piccola” multiutility a cavallo tra Parma, Reggio Emilia e Piacenza sta mettendo appunto un accordo interessante con un gruppo di colleghe del settore. Si tratta del progetto Sinergie Industriali che di fatto prevede la costituzione di un soggetto unico che medi per le associate presso i grandi fornitori di gas del settore. I soci sono, oltre ad Enìa e Ascopiave, Blugas (Linea Group), Aemme Distribuzione (gruppo Amga Legnano.), Utilità progetti & sviluppo, Ambiente Energia Brianza. Sul tavolo finiscono notevoli volumi di gas da contrattare dagli 1,5 miliardi di metri cubi iniziali ai 5 miliardi previsti per il secondo anno d’esercizio.

Un gioco di squadra che si è già visto sul mercato e a cui sempre più operatori sono spinti dallo strapotere di pochi importanti fornitori di gas che di fatto fanno i prezzi per questi distributori più piccoli. Al riguardo basterebbe ricordare le numerose proteste dell’Autorità per l’Energia sul ruolo preponderante che Eni ha nel nostro mercato. Attualmente player come Enìa e Ascopiave si riforniscono proprio da Cane a sei zampe, anche se Edison gioca un suo ruolo per niente secondario e, di recente, Enìa ha anche stretto dei legami con il gigante del gas globale Gazprom.

A fare un passo più lungo della gamba si potrebbe poi anche notare che se si sommasse brutalmente la capitalizzazione di Enìa con quella di Ascopiave si raggiungerebbero circa 1,1-1,2 miliardi di euro di valore in Borsa, più o meno quanto Iride, più o meno la metà di Hera. Se Enìa portasse i suoi nuovi soci ad una fusione potrebbe insomma sedersi in un tavolo alla pari con Iride e, a quel punto, Hera avrebbe di fronte due futuri soci che, sommati, avrebbero la sua capitalizzazione. Sicuramente si tratta di matematica spicciola e soprattutto i pesi anche politici dei vari comuni che controllano tutte queste società dovrebbero entrare in un’analisi credibile del panorama italiano delle multiutilities. Bisogna però anche ricordare che finora i colori delle giunte municipali hanno contato assai poco nel risiko italiano delle società dei servizi: forse l’orgoglio locale di un gruppo come Enìa potrebbe spuntarla ancora una volta sulle pressioni delle grandi sorelle Iride ed Hera. In fondo anche quando il gruppo si è quotato circa un anno fa a molti è parso che l’ingresso in Borsa non fosse che un modo per accrescere la valorizzazione della società e sfuggire così all’abbraccio di qualche amico ingombrante.

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