
Le compagnie aeree sono state da subito la cartina al tornasole di questa crisi globale dell’economia. Il barile d’oro nero è diventato nel tempo una zavorra per tutta la finanza internazionale, ma se c’è un settore che già prima della crisi dei mutui ad alto rischio denunciava come una Cassandra i pericoli del caropetrolio è quello delle compagnie aeree. Si è arrivati al paradosso di aerei che volano più lentamente per consumare di meno (è il caso dell’australiana Qantas, ma non solo). Col petrolio che saliva cresceva anche la pressione dei costi sui bilanci dei vettori e così, dopo dieci anni di alleanza in One World e un tentativo di conquista fallito, alla fine la crisi ha partorito il matrimonio d’interesse fra British Airways e Iberia. Ne dovrebbe nascere la terza compagnia del mondo con più di 16 miliardi di euro di fatturato e 65 milioni di passeggeri.
I consigli di amministrazione hanno già dato il loro via libera e anche il mercato ha dato il suo ok con una pioggia di acquisti che ha premiato soprattutto la fidanzata spagnola regalandole un rialzo di oltre 20 punti. Sulla carta la nuova supercompagnia dovrebbe essere soprattutto inglese, visto che BA capitalizza in Borsa il doppio di Iberia (la holding che controllerà le due compagnie dovrebbe alla fine capitalizzare più di 5 miliardi e mezzo di euro). Un sito spagnolo calcolava però che Caja Madrid, azionista di riferimento con poco meno del 30% del capitale di Iberia, dovrebbe diventare il primo azionista della nuova entità con una quota del 10-13% circa del capitale. Al momento tutti gli investitori però sembrano contenti, anche perché di buone notizie in questo comparto se ne sentono davvero poco.
Ryanair di recente ha pubblicato dei dati deludenti che hanno affondato il titolo della compagnia in Borsa. Ieri è stata la volta di Lufthansa, la seconda compagnia del mondo, che ha dimezzato nel primo semestre gli utili tagliandoli a quota 402 milioni (-59%). Né la fusione come unica chance di sopravvivenza in un mercato così difficile è una novità. Negli Stati Uniti si è vista da poco la fusione fra Delta e Northwest e l’accordo fra la United Airlines e Continental.
Il nuovo gigante BA-Iberia sarà molto forte proprio sulle rotte atlantiche in quanto erediterà quelle per l’America settentrionale da British e quelle per il Sudamerica da Iberia. E in Italia? Il puzzle Alitalia sembra sempre più difficile, Intesa Sanpaolo da mesi promette una svolta che appare ogni giorno più complicata. Alla stato delle cose il progetto del nuovo Governo sembra quello di prendere debiti e attività in perdita di Alitalia e spostarli in una società da accollare al pubblico, come d’uopo nel Bel Paese e come anticipato dal prestito ponte che il Governo ha varato poco dopo il suo insediamento. La parte “buona” della compagnia dovrebbe sposarsi con Airone e promuovere un gigante nazionale (nato da due società con bilanci in rosso) pronto per una ricapitalizzazione. Altrove sembra che esistano monopoli maggiori e quindi l’Antitrust nostrano potrebbe forse chiudere un occhio. Riusciranno anche a chiuderlo i sindacati che, dopo l’addio ad Air France, dovranno forse digerire un piano esuberi ancora più duro?
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