
In realtà lo scoop l’ha fatto il quotidiano La Stampa che, dopo indiscrezioni non molto coltivate invero dalla stampa nostrana, è riuscito ad anticipare su tutti la notizia che Carlo De Benedetti separava L’Espresso dal resto del proprio impero. Gli osservatori hanno capito subito che quella ipotesi era decisamente verosimile quando hanno visto i titoli della galassia De Benedetti sospesi dall’inizio della seduta di ieri. Nei fatti alla Cofide, alla Cir, al Gruppo Editoriale L’Espresso, alla Sogefi si aggiunge una nuova società destinata al mercato.
Troppo facile sarebbe parlare di scatole cinesi all’italiana o chiedersi perché la Cir, svuotata di tutto e con in portafoglio solo L’Espresso (anch’esso quotato a Piazza Affari), rimanga sul mercato. La risposta sarebbe un banale “diversamente non sarebbe convieniente”. Ragionando, invece, in senso positivo la mossa dei De Benedetti, suggerita dal padre o dal figlio che sia (sono retroscena di scarsa importanza), permetterà al gruppo di valorizzare, ossia di far finanziare dai futuri azionisti di questa nascente matricola, gli asset più solidi e più adatti al momento.
Parliamo ovviamente di Sorgenia, la multiutility di casa De Benedetti che da sola ha registrato in sei mesi 1.145,7 milioni di euro (+29,7%) di fatturato su un totale della Cir di 2,3 miliardi. A questa nella nuova mappa societaria vengono agganciate società più esposte alla congiuntura come Sogefi (componentistica per auto) o le varie finanziarie che a inizio anno hanno creato tanti problemi al gruppo (Juppiter, Oakwood, Cir International e Ciga Medinvest) quindi un altro asset “forte” come quello delle cliniche per anziani di HSS.
Si crea così un gruppo da quotare che potrebbe, soprattutto grazie a Sorgenia appunto, attirare l’attenzione degli investitori e garantire al gruppo parte dei quei capitali che serviranno a realizzare i necessari investimenti. Su un altro ramo rimangono Cir e la controllata L’Espresso (il fatturato del gruppo che controlla il primo quotidiano italiano e alcune delle testate più rilevanti fra periodici e radio è stato nel periodo di 543,2 milioni): si genera quindi un ramo dei media. Un “business” al quale Carlo De Benedetti tiene parecchio e che, di là dal valore economico dell’insieme, rappresenta anche una posizione di potere politico e culturale non indifferente.
La cessione dell’Espresso ieri è stata smentita dal management, così come l’idea di quotare Sorgenia da sola. Le due strade si dividono, Mediobanca dirigerà la quotazione. Che i business fossero diversi era chiaro a tutti, che il mercato sia adesso un mezzo alternativo alle banche per reperire capitali pure. Lo è sempre stato e, ovviamente, lo diventa ancora di più in questo periodo. Non resta che aspettare il prospetto.
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