
Sempre più in ascesa l’astro di Cesare Geronzi che, dopo avere conquistato una fusione favorevole con Unicredit (nonostante diverse contrarietà all’operazione proprio a Piazza Cordusio) sembra prossimo alla stretta su Mediobanca. Una stretta che imporrà il ritorno al sistema monistico da quello duale approvato appena un anno fa e restituirà nuovi poteri allo stesso Geronzi, attuale presidente del Consiglio di Sorveglianza del gruppo, ansioso di riottenere un più diretto controllo sulle attività del gruppo stesso.
Il modello duale con gli azionisti da un lato (nel consiglio di sorveglianza) e i manager e amministratori dall’altro (consiglio di gestione) era stato studiato proprio per separare la proprietà dalla gestione al fine di garantire l’indipendenza e l’autonomia di Piazzetta Cuccia. D’altra parte la varietà degli azionisti e i più che concreti conflitti di interessi fra proprietari che spesso sono banche (come appunto Unicredit, l’azionista più rilevante di Mediobanca) e hanno attività troppo simili suggerivano la costruzione di questa barriera.
Geronzi però si è accorto presto che così, con questo modello duale che dava tanto potere ai manager, per lui rimanevano margini troppo esigui. A suggerire la costruzione di queste mura cinesi fra proprietà e gestione era stata anche la diffidenza di Intesa Sanpaolo (una banca dalla governance duale anch’essa) che temeva lo strapotere di Unicredit-Capitalia in Mediobanca e quindi nella sua più importante partecipazione Assicurazioni Generali, il colosso assicurativo che controlla una quota importante della stessa Intesa Sanpaolo.
Alessandro Profumo e Dietr Rampl, rispettivamente ad e presidente di Unicredit, sembravano d’accordo a trattare Mediobanca, il “salotto buono” della finanza italiana, come una partecipazione finanziaria affidata ai suoi manager, ma ecco che rispunta Geronzi e riesce a imporre una volta di più la sua visione. Ancora una volta nel Bel Paese il conflitto di interessi viene accantonato e si raggiungono nuove sorprendenti convergenze.
Dubbi notevoli rimangano sul tavolo. L’amicizia che si dice unisca Giovanni Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo, e Antoine Bernheim, presidente di Generali (e membro del consiglio di sorveglianza di Mediobanca), allo stesso Geronzi sarà una garanzia sufficiente a evitare colpi di mano di Unicredit su Mediobanca?
Sembra che ancora una volta vincano i nomi sul metodo, che la vecchia guardia riesca a creare nuovi insospettati equilibri. Geronzi ha rinunciato alla vicepresidenza di Generali, ma un colosso come Unicredit sembra ancora costretto a piegarsi alla sua volontà.
Il sospetto che viene, però, è anche un altro. Non sarà che la nuova avventura di Mediobanca nel retail (Che Banca!) sia risultata sgradita al suo presidente? Un’operazione come questa era infatti destinata ad accrescere i conflitti di interesse fra Unicredit e Mediobanca: una scissione o una crescita della distanza fra le due banche, per lui rappresentante di Unicredit tramite l’eredità Capitalia, rischiava di lasciarlo in mezzo al guado. Geronzi è riuscito così ancora una volta a far valere il suo ruolo. Con ogni probabilità a ottobre otterrà un maggiore potere a Piazzetta Cuccia e riuscirà ancora una volta a mantenersi solidamente al centro di opposti interessi.
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