A Mediobanca un posto si trova

pubblicato: venerdì 12 settembre 2008 da riva

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A Mediobanca il duro braccio di ferro dei giorni scorsi si è sciolto in una stretta di mano. In Borsa hanno già stappato lo spumante e il titolo guadagna più di due punti e mezzo ponendosi fra i migliori dell’S&P/Mib in questa chiusura di ottava. Sullo scontro fra il presidentissimo Cesare Geronzi e i manager Nagel e Pagliaro per il potere nel salotto buono della finanza italiana una parola l’hanno detta tutti, chi a voce alta, chi a denti stretti. È un rituale che si ripete da qualche anno ormai, qualcuno lo attribuisce addirittura alla scomparsa di Enrico Cuccia.

D’altra parte in ballo c’erano gli interessi di Unicredit e dei francesi di Groupama, dei grandi industriali italiani (praticamente sono tutti membri del patto di sindacato) e di un colosso come Generali. Alla fine qualcosa sono riusciti a ottenerla tutti. Geronzi ha aggirato gli insidiosi paletti della Banca d’Italia ed è riuscito a riottenere il potere che il sistema duale complicato da Mario Draghi rischiava di togliergli. Lo ha riassunto bene oggi Giovanni Pons ricordando le difficoltà del banchiere per far passare la nomina di Franco Bernabé in Telecom. Partecipazioni cruciali come quelle in Telecom, in Generali o in Rcs sono d’altra parte l’essenza del potere di Mediobanca: per questo il comitato nomine che le gestisce diventa un nodo cruciale per chi vuole mettere i propri uomini nei posti giusti.

Geronzi avrebbe probabilmente giocato all’asso pigliatutto se l’amministratore delegato di Piazzetta Cuccia, Alberto Nagel, non avesse trovato una sponda calcolata in Alessandro Profumo, ad di Unicredit e grande azionista di Mediobanca.

Il tandem con Profumo ha permesso a Nagel di difendere molto bene le prerogative del management e di strappare a Geronzi e ai suoi alleati 5 posti per 5 manager che prima componevano il consiglio di gestione sia nel prossimo consiglio di amministrazione, che nel comitato esecutivo. Cavallo che vince non si cambia, verrebbe da dire.

Qui però per far posto a tutti è stato necessario portare a 22 i membri del cda, scomodare francesi (il gruppo C del patto di sindacato che poi è anche quello che sostiene l’amico Antoine Bernheim al vertice di Generali) e tedeschi (Commerzbank che però fa parte del gruppo A dei soci finanziari) e accontentare anche gli industriali.

I posti alla fine sono stati tutti assegnati in un riequilibrio studiatissimo. Dietro le quinte la regia di Mario Draghi da via Nazionale, una presa di posizione prudente ma decisa di Profumo e in qualche maniera il management che ha rimpolpato di utili in questi anni Mediobanca è rimasto alla guida dell’istituto.

Nel frattempo, come giustamente ha evidenziato Manacorda sulla Stampa, Geronzi, col ritorno alla governance monistica, aggira i paletti della banca d’Italia in materia nomine per gli organi di controllo delle società partecipate. In parole più semplici per Geronzi si spiana la via per la vicepresidenza di Generali.

A Trieste, d’altra parte, Bernheim gli ha già steso un tappeto rosso dichiarando pochi giorni fa che avrebbe gradito un suo ritorno sulla seconda poltrona di Generali.

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Commenti dei lettori

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  • Venice Trave

    10 ott 2008 - 16:28 - #1
    0 punti
    Up Down

    Chissa con il croloo della borsa di questi giorni dove finiremo .

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