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Lehman Brothers al crac: la crisi Usa investe le borse europee

Pubblicato: lunedì 15 settembre 2008 da Ferry Boat

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La crisi finanziaria americana e globale sembra ben lontana da un assestamento. Di fatto in questi giorni e in queste ore Henry Paulson, capo del Dipartimento del Tesoro americano (in pratica il ministro dell’Economia Usa), sta cercando di risolvere come possibile una crisi che Alan Greenspan ha definito “un evento che si verifica una volta sola in un secolo”. C’è stato un evento però che ha nelle ultime ore portato a un aggravamento improvviso della situazione e scatenato quell’ondata di vendite che porta oggi le borse europee a perdere oltre 3 punti percentuali in media. Si tratta dell’inaspettato no di Barclays (dopo quello di Bank of America) a Lehman Brothers. La banca britannica si è rifiutata di salvare la banca d’affari americana travolta dalla crisi dei subprime e deprezzata a Wall Street tanto da valere meno della Popolare di Sondrio (-80% circa in una settimana).

Gli argini alle vendite hanno così ceduto ed è stato da subito approntato un piano di salvataggio per Merrill Lynch che dovrebbe ora avviare una fusione con Bank of America (vendendosi per 50 miliardi di dollari), mentre Lehman avvia le procedure per il Chapter 11 del codice statunitense sulla bancarotta. Dalla pratica sono però tenuti fuori, almeno per il momento, le attività di brokeraggio e di trading. Finisce così, malamente, un colosso da 600 miliardi di asset finanziati e 30 miliardi di dollari in equity a fine agosto probabilmente sarà liquidato dopo 158 anni di attività. Lo Stato americano non ha voluto (o potuto) questa volta farsi carico delle sue perdite.

Né la crisi, che già a questo punto implicherebbe il dimezzamento dei grandi broker americani (da 4 a 2), si ferma qui, perché, dopo il recente salvataggio statale Bear Stearns, di Fannie Mae e Freddie Mac, adesso il mercato teme per le sorti delle statunitensi Aig e Washington Mutual, ossia delle più grandi compagnie assicurative degli States. Tre giorni di dialoghi convulsi hanno impegnato fino a ieri presso la Federal Reserve i vertici di Citigroup, JP Morgan Chase, Morgan Stanley e altri colossi della finanza americana.

A stare male in America non sono però, purtroppo, solo banche e assicurazioni. Nei giorni scorso i giganti dell’automobile General Motors, Ford e Chrysler hanno chiesto un prestito da 50 miliardi di dollari da rendere disponibili in tre anni a un tasso d’interesse del 5% contro quello del 20% disponibile sul mercato. Un segnale di crisi che allarga pericolosamente all’industria americana questo tsunami finanziario. La fibrillazione di queste ore rende difficile mettere a fuoco chiaramente il nuovo quadro, tuttavia appare chiaro che quanti ritenevano passato il peggio si sbagliavano.

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2 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di DannyOcean

    DannyOcean

    16 set 2008 - 14:31 - #1
    0 punti
    Up Down

    Ciò che aveva predetto l’ex capo economista del FMI Rogoff si è infine avverato. “Non stiamo soltanto per assistere alla caduta di banche di medie dimensioni, ma nei prossimi mesi ci attende il crollo di una grande banca, uno dei grandi istituti di investimento o commerciali”.
    E il tonfo si è sentito in tutto il mondo

  • Ho i miliardi nel materasso

    23 set 2008 - 16:35 - #2
    0 punti
    Up Down

    Io non ho sentito niente…

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