Riceviamo da Ferryboat e con piacere pubblichiamo
Ancora una giornata ad alta tensione sui mercati europei. Si attende una schiarita dagli USA in merito al destino del piano di intervento proposto dall’amministrazione Bush. Dopo il tracollo di lunedi’, quando la Camera rifiuto’ il piano, nelle ultime ora e’ fatto strada un cauto ottimismo, grazie alla proposta di inserimento nel pacchetto dell’incremento della garanzia sui depositi bancari da 100mila a 250mila dollari. Questo potrebbe convincere i riottosi membri del Congresso a dare il via libera alla nuova versione del piano che sara’ proposta stanotte al Senato.
Wall Street ha accolto queste novita’ con entusiasmo, recuperando ieri buona parte delle perdite subite durante la seduta precedente. Le borse europee non hanno pero’ reagito altrettanto bene e stamattina, dopo un avvio incoraggiante, hanno successivamente invertito la rotta per puntare verso il basso. Probabilmente gli investitori del Vecchio Continente sono ancora scossi dopo gli interventi dei governi francese, olandese e belga per sostenere colossi come Fortis e Dexia.
Era infatti diffusa l’idea che il sistema finanziario europeo potesse attraversare la crisi senza subire casi di dafault come avvenuto invece negli Stati Uniti. Le vicende degli ultimi giorni ci hanno bruscamente riportato alla realta’: l’Oceano Atlantico non e’ purtroppo sufficiente a impedire la propagazione degli effetti della crisi dei mutui subprime americani. Ma quali sono le contromosse che l’Europa potrebbe mettere in atto per difendersi dal rischio di un peggioramento della situazione?
Occorrerebbe probabilmente un’azione concertata dei vari Stati ma non e’ certo una cosa semplice riuscire a creare una convergenza su un tema cosi’ complesso in tempi ragionevoli. L’unica istituzione europea in grado di agire rapidamente e’ la BCE. Non a caso si stanno diffondendo indiscrezioni in base alle quali l’istituto di Francoforte potrebbe decidere di ridurre i tassi ufficiali, intervento che andrebbe ad affiancare quelli di immissione di ingente liquidita’ nel sistema messi in atto nell’ultimo periodo.
Si tratta di un’ipotesi che potrebbe trovare un fondamento anche dal punto di vista del rispetto del principale compito istituzionale affidato alla BCE, ovvero il controllo dei prezzi al consumo. La stima preliminare sull’inflazione nell’eurozona a settembre pubblicata ieri indica un tasso di crescita dei prezzi a +3,6% a/a, contro il +3,8% di agosto e il +4% di giugno e luglio. Si tratta di un rallentamento figlio della netta discesa dei prezzi delle materie prime, su tutte il petrolio ma anche grano, farina e riso hanno subito correzioni importanti.
Domani il direttivo della BCE si riunira’ e ci sarebbe quindi l’occasione per ridurre i tassi di riferimento e quindi alleviare le pressioni che si stanno abbattendo sul sistema creditizio. Le dichiarazioni del presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, secondo cui la BCE terra’ conto di tutti gli elementi per decidere, sembrano appoggiare tale ipotesi. Occorre tuttavia ricordare l’estrema prudenza con cui la BCE si e’ sempre mossa, ragion per cui la maggioranza degli economisti ritiene piu’ probabile che il taglio possa arrivare a fine anno.
Andrea D.F.
01 ott 2008 - 22:57 - #1Non penso che un taglio dei tassi sia la soluzione giusta. Quando la crisi deriva da mancanza di fiducia nel sistema sono i governi che devono intervenire. Inoltre, scusa se divago, sono molto preoccupato dalle sollecitazioni che provengono da più parti di attribuire maggiori poteri alla banche centrali: mi spaventa dare più potere a dei banchieri!!