
Telecom Italia è chiaramente un’azienda ancora ben lontana dalla stabilità. L’azionariato appare infatti sempre più diviso tra banche e concorrenti esteri. La creazione di Telco con il costoso ingresso del concorrente spagnolo Telefonica nel capitale e la costruzione di un nocciolo duro di banche con il controllo del capitale sotto l’egida di Mediobanca alla fine sembra inevitabilmente spingere gli azionisti del gruppo al contrasto. Il primo punto di divergenza, come noto, è quello della rete.
Il network telefonico è un asset che in una società moderna serve come la rete autostradale o il network aeroportuale: una società dei servizi competitiva non può fare a meno di una rete di telecomunicazioni moderna.
La rete nazionale controllata da Telecom, seppure con qualche eccezione, segna invece il passo, forti di un quasi monopolio di fatto. Telecom Italia, con il suo debito lordo di 43 miliardi di euro (al netto sono 37 miliardi), difficilmente potrà fare rivoluzioni nel breve periodo.
C’è poi l’idea di scorporare la rete per farne una società da mettere sul mercato in modo da reperire i capitali necessari al suo ammodernamento. Questo piano piaceva molto al Governo Prodi, piacerebbe forse anche a quello Berlusconi e piacerebbe anche alle banche che potrebbero forse così alleggerire parte del peso che grava sui loro investimenti. Telefonica però sembra profondamente contraria a questa ipotesi e teme di perdere un asset importante.
Di recente la ricerca di nuovi soci come il Libyan Investment o i fondi sovrani del Kuwait e del Qatar sembra avere scavato ancora di più un solco fra i soci di Telco. D’altra parte la pressione delle Autorità per un mercato più competitivo e le continue proteste e denunce degli altri operatori sembrano logorare lentamente le posizioni dell’incumbent Telecom Italia.
La ricerca di nuovi soci favorita da Mediobanca sembra volere disegnare un futuro di Telecom Italia non troppo ancorato agli investimenti spagnoli e questo potrebbe causare una pericolosa frattura in vista dell’approvazione del nuovo piano industriale previsto per il prossimo 2 dicembre.
La gestione di Franco Bernabè che sicuramente soffre delle incertezze politiche sulla direzione da dare al gruppo sembra quindi di nuovo precipitata nel limbo dell’attesa di un piano.
L’agenzia Fitch però conferma che la struttura di finanziamento del debito di Telecom è solida e anzi sarà un notevole vantaggio in questo momento di grandi difficoltà di funding per la maggior parte delle imprese. Bernabè lo aveva già detto. Riuscirà però questo vantaggio a deviare la traiettoria di un titolo pericolosamente diretto verso quota un euro?