
Charles Dow, il padre dell’analisi tecnica finanziaria, sosteneva nella sua prima legge che il mercato sconta tutto. I prezzi degli indici del mercato azionario riflettono insomma tutto quello che è conosciuto sulle azioni che li compongono e non appena spunta una nuova informazione si muovo per adattarsi ai mutamenti che questa comporta. In un certo senso la crisi finanziaria globale che sta terrorizzando operatori finanziari e piccoli risparmiatori di tutto il mondo smentisce clamorosamente proprio questo assioma di Dow o, se si preferisce, lo vendica. Perché quello che ha generato questo terremoto della finanza globale che sta travolgendo l’economia reale è stato proprio la mancanza di informazioni. Le banche non sapevano cosa avevano in pancia, i titoli legati in varia maniera ai mutui subprime rimpallavano da un lato all’altro del pianeta senza che nessuno sapesse bene cosa maneggiava. Non è concepibile che le banche sapessero cosa ci fosse dentro i vari titoli salsiccia, abs e affini per il semplice fatto che molte di loro hanno pagato il conto di questa disinformazione con la bancarotta. Le banche, dunque, non sapevano, anche se, loro per prime, avrebbero dovuto sapere.
Oggi la sfiducia è diventata tale che nessun istituto presta più niente a nessun altro collega. Tutti hanno paura di tutto in quanto non sanno più di cosa fidarsi: in altre parole ci si muove al buio ovvero in un contesto informativo non solo carente, ma anche insidioso. Un clima sconfortante che non viene alleviato dagli storici e massicci interventi di governi e banche centrali, ma si nutre di sfiducia ed è ormai arrivato a colpire i piccoli risparmiatori, quelli che, in ultima analisi, di solito alla fine pagano il conto per tutti.
La sfiducia e la paura che tengono a livelli insostenibili l’Euribor e che fanno crollare i mercati azionari e con essi il sistema bancario e finanziario, si possono infatti combattere solo con la conoscenza. Una conoscenza che latita perché, se c’è una cosa che si è capita da subito, è che gli operatori più esperti maneggiavano da anni strumenti che non conoscevano e li vendevano a persone che ne sapevano meno di loro.
In un certo senso la prima legge di Dow sta piegando in questi giorni i mercati adattandoli al nuovo contesto informativo. I crolli che ci hanno riportato ai drammi del 1929 e che proiettano nuvole buie sul futuro del pianeta, la crisi che spinge oggi il Fondo monetario internazionale a paventare una recessione globale e tutti gli altri brutti segnali dell’economia potrebbero essere il modo in cui drammaticamente gli indici iniziano a scontare le nuove informazioni. Insomma alla fine Charles Dow potrebbe avere ancora una volta ragione.
D’altra parte era lui che descriveva gli andamenti di Borsa come delle maree. Molti oggi descrivono la crisi come uno tsunami finanziario riportando la mente proprio agli scritti del celebre economista americano di inizio ‘900. L’unica speranza potrebbe essere insomma quella di una nuova marea, d’altra parte di affidabile, forse, non c’è rimasto che la luna.
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