Tra la messe di dati usciti di recente che gli esperti tentato di interpretare per capire quale potrebbe essere il destino dell’economia ce ne è uno che sicuramente merita attenzione più di altri: a settembre l’occupazione nel settore non agricolo negli Stati Uniti è diminuita di 159 mila unità, la nona contrazione mensile consecutiva. Il tasso di disoccupazione negli Usa viaggia ormai al di sopra del 6%, ai massimi degli ultimi 5 anni. Non ci possono più essere dubbi, la crisi del credito scoppiata poco più di un anno fa ha contagiato ampiamente l’economia reale. E se questo effetto di contagio si è realizzato negli Usa è alquanto probabile che prossimamente le stesse dinamiche interessino l’Europa, dove l’onda dei fallimenti bancari, connessa con la crisi di liquidità, si è propagata con un certo ritardo. Credere che gli Usa possano evitare una vera e propria recessione, nonostante i piani di salvataggio approvati di urgenza di recente, sembra essere un esercizio molto ottimistico, da lasciare a quegli organismi ufficiali che per loro natura devono dimostrare fiducia incrollabile nel futuro negando a volte anche l’evidenza dei fatti. Lo studio dei grafici invia segnali poco rassicuranti
: l’indice Nasdaq è scivolato anche sotto i 1980 punti, area dove si colloca il 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi del 2002. Il rischio di un proseguimento del ribasso nel medio termine è ora molto elevato, con i prezzi che potrebbero scendere prima ad intercettare il supporto dei 1750 punti per poi procedere fino al test di area 1450 dove si colloca il target del testa spalle ribassista disegnato tra marzo 2006 e settembre 2008. Anche ipotizzando un proseguimento del ribasso con una velocità simile a quella, rilevante, dell’ultimo anno, difficilmente il Nasdaq potrebbe raggiungere area 1450 prima della fine del 2009. Se poi la discesa fosse interrotta da rimbalzi intermedi il ribasso potrebbe protrarsi anche oltre la prima metà del 2010.
Nella migliore delle ipotesi quindi ancora un anno di ribassi per le borse, ribassi che sarebbero lo specchio non solo della crisi dei mercati finanziari ma anche delle difficoltà dell’economia reale.E la recessione Usa, che interesserà con buona probabilità non solo la parte terminale del 2008 ma almeno anche tutta la prima metà del 2009, colpirà duramente anche l’economia mondiale, alla quale verranno a mancare le forze di trascinamento dell’economia cinese, l’unica alla quale sembrava poter guardare per evitare un rallentamento globale. Il salvataggio delle banche statunitensi (ed europee, anche se in misura minore) verrà realizzato grazie al denaro dei contribuenti, con inevitabili ripercussioni sul loro livello di spesa e quindi sulla capacità del mercato americano ed europeo di assorbire le esportazioni cinesi. Che la situazione sia peggiore di quello che era possibile immaginare solo pochi mesi fa lo testimoniano le parole del presidente del Fondo monetario internazionale Dominique Strauss-Kahn, che al termine di un incontro tenutosi a Parigi all’Eliseo con il presidente francese Nicolas Sarkozy ha dichiarato “La situazione economica mondiale e’ molto preoccupante”, aggiungendo che il Fondo rivedrà “al ribasso” le previsioni per la crescita mondiale.
Del resto in una recente ricerca pubblicata proprio dal Fondo monetario internazionale è possibile leggere che “L’andamento dei prezzi delle attività, del credito e dell’indebitamento legato alla casa negli Stati Uniti nell’attuale fase di tensione a livello finanziario appare simile a quella di situazioni che in passato sono stati seguite da recessioni”. Secondo Charles Collyns, vicedirettore del dipartimento di ricerca del Fondo “E’ ormai fin troppo chiaro che stiamo assistendo al più pericoloso shock per i mercati finanziari maturi dal 1930, shock che rappresenta una grossa minaccia per la crescita globale”. La ricetta suggerita per limitare le conseguenze per l’economia reale è quella di contenere rapidamente i danni ai sistemi bancari statunitense ed europeo con misure ampie ed incisive, quindi gli organismi in gradi di influenzare il corso degli eventi nelle due aree sembrano muoversi nelle direzione giusta, in ogni caso “Sulla base di un confronto tra la situazione attuale di stress finanziario con situazioni precedenti, c’è una concreta possibilità che gli Usa entrino in una seria recessione”.
Una lucida analisi della situazione la ha fornita recentemente il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, per il quale “Tutte le crisi finiscono. Anche questa, come tutte le crisi, finirà” aggiungendo tuttavia che “E’ difficile dire in che fase siamo, probabilmente siamo ancora alla fine del principio”. Con buona probabilità non si tratta della fine del mondo, ma “della fine di un mondo”. Ecco quindi che anche il risparmiatore privato dovrà imparare a confrontarsi con nuovi strumenti e tecniche di investimento. Comprare e vendere azioni è una attività che probabilmente non diverrà mai obsoleta, tuttavia farla in modo profittevole nei prossimi mesi non sarà un esercizio facile. Se effettivamente la recessione inizierà a mordere le economie è facile prevedere un trend al ribasso anche per i profitti di molte aziende. Volendo rimanere sulle azioni meglio puntare quindi sui settori anticiclici come quello degli alimentari, della pubblica utilità, il farmaceutico, quello delle telecomunicazioni, diffidando invece dei bancari, delle costruzioni, dell’automobilistico e del manifatturiero in generale, ovvero i comparti considerati ciclici.
Nell’ambito dei panieri settoriali Stoxx 600, quelli che contengono i titoli più rappresentativi dell’economia europea (e non solo quelli dell’area dell’euro quindi), la presenza di titoli domestici è in alcuni casi ridotta, come ad esempio per gli alimentari, dove compare solo Parmalat, o per i farmaceutici, dove non vi sono titoli domestici, o per le telecomunicazioni, dove l’investitore domestico trova solo Telecom Italia sul quale puntare. Più estesa invece la rappresentanza nel comparto delle utilities, dove si trovano Enel, Terna, Snam Rete Gas, A2A e Hera. Una possibile risposta alla scarsa varietà del nostro listino, povero di rappresentanti in alcuni comparti, viene dalla disponibilità di Etf settoriali quotati da Borsa Italia. In particolare il Db X-Trackers Dj Stoxx 600 Food And Beverage Etf (XS3R), poco scambiato in verità, o il Lyxor Etf Dj Stoxx 600 Food&Beverage (FOO) per il comparto alimentare, il Db X-Trackers Dj Stoxx 600 Healt Care Etf (XSDR), anche in questo caso poco scambiato, e il Lyxor Etf Dj Stoxx 600 Health Care (HLT) per il farmaceutico, l’Ishares Dj Stoxx 600 Telecommunications Swap (EXXQ) e il Lyxor Etf Dj Stoxx 600 Telecommunications (TELE) per le telecomunicazioni, il Db X-Trackers Dj Stoxx 600 Utilities Etf (XS6R) ed il Lyxor Etf Dj Stoxx 600 Utilities (UTI) per il comparto della pubblica utilità.
Il Lyxor Etf Dj Stoxx 600 Food&Beverage (FOO) mostra un grafico di forza relativa rispetto all’indice Mibtel nettamente crescente da due anni circa. Segnali rialzisti verrebbero al di sopra di area 29 mentre la violazione di 24,50, base del canale discendente tracciato dai massimi di fine 2007 potrebbe comportare un peggioramento del quadro grafico che suggerirebbe di neutralizzare eventuali posizioni al rialzo.
Positivo anche per il Lyxor Etf Dj Stoxx 600 Health Care (HLT) il quadro in termini di forza relativa rispetto all’indice Mibtel. L’Etf sta inoltre tentando da circa due mesi di forzare la linea di tendenza ribassista tracciata dai massimi di aprile 2007. La rottura di area 38,50/39,00 confermerebbe l’avvio di una fase positiva con obiettivi in area 41,50 circa. Pericolose discese al di sotto dei 32,50 euro.
Sul grafico di forza relativa rispetto all’indice Mibtel il Lyxor Etf Dj Stoxx 600 Telecommunications (TELE) ha inviato proprio di recente un forte segnale rialzista anche se in termini assoluti la curva dell’indice non punta verso l’alto. Meglio in questo caso attendere quindi un segnale di ripresa prima di intervenire. Oltre area 26,50 i prezzi dovrebbero trovare la forza per salire in area 30 almeno.
Il Lyxor Etf Dj Stoxx 600 Utilities (UTI) ha subito nell’ultimo anno un trend ribassista (in termini di forza relativa sul Mibtel la curva è invece al rialzo da più di due anni), rallentato dal raggiungimento del supporto di area 39. Recuperi al di sopra di 41,50 confermerebbero l’avvio di una fase positiva che potrebbe ambire al test di area 46,00/46,50. Solo discese sotto i 38 euro comporterebbero il proseguimento della fase negativa.