L’Europa a quindici ha deciso nel week end il più vasto piano di intervento finanziario della sua recentissima storia: un piano che prevede che governi entrino di peso nelle rispettive economie, ma che suggerisce anche una linea comune che finora era mancata. Il mercato già da stamane ha reagito con impeto e anche l’apertura di Wall Street ha ribadito un clima di ritrovata fiducia. In pratica i governi impediranno i fallimenti delle banche e ne copriranno le esposizioni sembrano avere richiamato a un tratto tutti quei compratori che finora erano mancati sui mercati. La cautela rimane d’obbligo ed è ancora sicuramente presto per parlare di inversione.
I sei punti elaborati a Parigi sono comunque un segnale forte per le economie globali. Di fatto i governi con le nuove scelte di potranno garantire i prestiti bancari fino a un periodo massimo di cinque anni e intervenire anche direttamente nel capitale delle banche per salvarle dal fallimento. Quest’ultima manovra è stata da subito varata in grande stile dalla Gran Bretagna, che, pur essendo fuori dall’Eurozona ha di fatto piantato le tende a suon di miliardi di sterline nei templi del sistema bancario anglosassone. Per Barclays è stato varato un intervento da 20 miliardi di sterline e mentre Hbos e Lloyds sono pronti a convolare a nozze e incassare dallo Stato un assegno da 17 miliardi di sterline.
I governi Ue si sono poi impegnati a salvare le grandi istituzioni finanziarie del Vecchio Continente da fallimenti che potrebbero impattare sul sistema. Un sistema finanziario ancora forte sotto pressione che dovrà essere governato di comune accordo dai singoli paesi, dalla Commissione Ue, dalla Bce e dall’Eurogruppo. Ai singoli governi spetterà comunque la scelta sui singoli concreti passi da muovere. Sarà sicuramente importante anche la sospensione del cosiddetto mark to market ossia della norma che impone alle varie aziende di valutare nei propri bilanci a valore di mercato le proprie partecipazioni.
Dopo l’ultima settimana nera di Borsa, che ha visto l’Eurostoxx 600 perdere durante la scorsa ottava il 22% del proprio valore, questo criterio contabile avrebbe costretto sicuramente mezza Europa a compiere svalutazioni da brivido mettendo ancora più in crisi i già deboli bilanci degli istituti di credito e delle altre società finanziarie. In Germania il Governo ha annunciato che garantirà prestiti e fornirà capitale al sistema bancario fino a un ammontare massimo di 500 miliardi di dollari. In Italia sono ora previste garanzie per i depositanti delle banche italiane per 36 mesi, oltre a quanto stabilito dalla riunione dell’Eurogruppo, ossia dalla possibile garanzia pubblica fino a cinque anni su bond bancari emessi fino alla fine 2009, e sarà possibile commissariare le banche nei casi più estremi che possano nuocere al sistema.
L’operazione anticrisi non solo non dovrebbe pesare sul deficit pubblico italiano, ma potrebbe, secondo quanto spiegato oggi dallo stesso Giulio Tremonti al termine di una conferenza stampa, anche portare a degli incassi per il Tesoro. Mario Draghi durante il medesimo evento ha confermato l’intenzione di incoraggiare il ritorno della liquidità negli scambi interbancari anche tramite la riduzione dei vincoli sugli swap. Nel frattempo tutta l’Europa finanziaria sembra avere ripreso fiducia e soprattutto per il terzo giorno consecutivo l’Euribor ha registrato una lenta ma chiara discesa riportandosi al 4,37% (Euribor a una settimana). Segni positivi di flessione nei tassi d’interesse interbancari si sono avuti anche per l’Euribor a tre mesi (sceso al 5,318%) e per il Libor a tre mesi che ha ceduto 9 punti base.
Insomma sembra che il denaro fra le banche ricominci a circolare e questo è un segnale che il mercato attendeva da tempo. Il fatto che questa volta anche Wall Street risponda con dei rialzi, magari incoraggiata dal via libera della Fed a Mitsubishi per l’investimento da 9 miliardi di dollari in Morgan Stanley o dall’esito positivo dell’asta dei credit default swap per 55 trilioni di dollari prima in pancia Lehman Brothers, sicuramente conferma i segnali positivi che circolano sui mercati e sulla finanza globale. Dopo l’ottava nera appena trascorsa ci voleva. Anche se per stappare lo spumante è sicuramente ancora presto.