
I pezzi da novanta della finanza italiana si stanno ancora leccando le ferite dopo la settimana nera delle borse che ha mandato in tilt i mercati, ma chi ha pagato il prezzo più caro è, al solito, il piccolo investitore. Una rapida ricognizione sulla situazione dei grandi gruppi industriali del Bel Paese che quotano a Piazza Affari rivela, infatti, che all’indomani della crisi le perdite da centinaia di milioni e in alcuni casi da miliardi di euro sono la regola.
Prima che il G7 e soprattutto l’Unione Europea mettessero 1.800 miliardi di euro ad arginare lo tsunami finanziario dei mutui subprime, i buoi erano infatti già scappati e per molti gruppi le quotazioni di una settimana prima erano ormai troppo lontane. Questa settimana i listini tentano un recupero, ma la strada appare ancora decisamente in salita.
Fra il 4 e il 10 ottobre 2008 (da sabato a venerdì) diversi gruppi editoriali di primo piano hanno subito perdite pesantissime in Borsa. Mediaset ha lasciato sul mercato in termini di capitalizzazione circa 2,6 miliardi di euro accumulando una perdita di quasi 37 punti percentuali. Nello stesso gruppo che fa riferimento alla famiglia Berlusconi, Mondadori ha registrato una riduzione del capitale sociale di 738,6 milioni di euro.
Il gruppo Cir, che controlla (almeno per ora) L’Espresso, ha registrato una perdita in Borsa del 49,48 per cento: il che significa circa 670 milioni di euro andati in fumo. Caltagirone Editore non è riuscito neanche lui ad arginare le vendite e ha visto il titolo passare da 4,04 a 2,35 euro, ossia ha bruciato 212 milioni circa di valore di Borsa e registrato un calo del 41,94 per cento. A monte il gruppo che fa riferimento a Francesco Gaetano Caltagirone e alla sua famiglia ha accumulato perdite del 45,6% perdendo a Piazza Affari quasi 274 milioni di euro.
Anche a Bergamo hanno sicuramente passato delle brutte giornate. La famiglia Pesenti che controlla Italmobiliare e a valle Italcementi ha, infatti, visto la società dei cementi e dei calcestruzzi perdere in una settimana circa 115 milioni di euro (fra azioni risparmio e ordinarie) mentre la holding Italmobiliare bruciava circa 972 milioni di euro.
Altri grandi gruppi industriali hanno perso fior di milioni in Borsa. La Tod’s di Diego Della Valle ha perso a Piazza Affari 205 milioni di euro circa con una flessione del capitale sociale del 23 per cento, mentre Benetton, dell’omonima famiglia di Ponzano Veneto, ha lasciato a Milano quasi 550 milioni di euro (-35,5%). Anche Autogrill, altra società riferibile ai Benetton, ha perso parecchio in Borsa: oltre un miliardo di euro in un’ottava (-40%).
Nel leggere il resoconto di questa Caporetto bisogna però ricordare che se i gruppi di controllo e le società registrano al prezzo di carico le azioni nelle società di cui reggono il timone, i piccoli risparmiatori vedono molto più da vicino le perdite della Borsa e ne piangono molto di più le conseguenze.