Con i minimi del 10 ottobre a 19925 il future S&PMib è sceso al di sotto di quelli del 12 marzo 2003 a 20550 dai quali era partita la lunga stagione di rialzi culminata a maggio 2007 a 43905. In pratica il ribasso ha annullato in neanche un anno e mezzo una crescita che era sembrata prodigiosa per la sua estensione e che aveva impiegato più di quattro anni a disegnarsi. E’ evidente che una tendenza dotata di questa forza deve essere guardata con molto rispetto, fin quasi timore, così come è evidente che difficilmente la sua perdita di forza, quando avverrà, sarà repentina.
La partecipazione del mercato è stata così ampia (a settembre, in coincidenza con il cambio di contratto, è stato toccato il record storico di volumi per il future S&PMib) che le correnti di vendita non si prosciugheranno di certo in tempi brevi. La violazione dei minimi di marzo 2003, anche se per il momento è stata marginale, è un segnale grafico grave, che rischia di condizionare negativamente l’andamento a medio termine del derivato.
Fintanto che i supporti di area 20500 sostenevano i prezzi era lecito ipotizzare che quella di via di definizione fosse una correzione di tipo “flat”, ovvero una sequenza di segmenti contenuta nell’ambito di una fascia laterale (in inglese “flat”, appunto) che poteva esaurire la parentesi correttiva del rialzo di lungo termine culminato con i picchi del 2000. La violazione della base della fascia laterale, se dovesse essere confermata dalla prossima evoluzione dei prezzi, costringerebbe a considerare come plausibile il rischio di essere in presenza di una figura a doppio massimo in costruzione, ed ad ipotizzare quindi ancora una evoluzione al ribasso corposa prima che si possa mettere la parola fine al calo dei prezzi.
Tale ipotesi acquista maggiore credibilità quando si trasferisca l’attenzione dallo studio del grafico del future S&PMib, per il quale, anche considerando la precedente storia con la denominazione di Fib30 la base dati è tutto sommato limitata, all’indice Comit, per il quale esiste una storia documentata molto più ampia (l’indice di correlazione calcolato tra le due curve su base annua è prossimo al valore massimo di 1, garantendo così l’intercambiabilità dei due grafici per considerazioni prospettiche anche se forse non operative). Anche nel caso dell’indice Comit, considerando i valori di chiusura settimanali, la violazione dei minimi del marzo 2003 è avvenuta ad inizio ottobre.
In questo caso tuttavia, utilizzando una scala semilogaritmica, pratica comune quando si debbano analizzare serie storiche molto ampie per cercare di ridurre l’effetto distorsivo del passaggio del tempo, è possibile vedere come l’indice non solo abbia disegnato un perfetto doppio massimo tra il picco del marzo 2000 e quello del maggio 2007, ma abbia anche violato la linea di tendenza rialzista tracciata dai minimi di fine 1977 e passante per quelli del settembre ‘92, dell’agosto ‘96 e del settembre 2001. Per il momento il ribasso visto dai massimi del 2007 ha ritracciato circa la metà del rialzo dai minimi del 1977.
Ipotizzando un proseguimento della correzione fino ad almeno i 2/3 di ritracciamento del precedente rialzo si ottiene un target per la discesa in area 780, ovvero, rispetto ai valori attuali, di un ulteriore 22% circa. Trasferendo queste considerazioni sul future S&PMib ed ipotizzando un margine di calo simile a quello del Comit è possibile immaginare un proseguimento della discesa fin sui 15000/15500 punti circa prima che si possa realizzare un tentativo di inversione duraturo. Sulle modalità dell’inversione è difficile fare ipotesi, dal momento che in passato si sono disegnati sia punti di svolta repentini, quindi il passaggio dal trend al ribasso a quello al rialzo è avvenuto molto rapidamente, sia attravero la costruzione di una fase di accumulo, ovvero di un periodo di lateralità.
Se difficilmente nel medio termine il future potrà evitare ribassi che lo portino ad esplorare aree di prezzo inferiori alle attuali, nel breve termine, fintanto che il supporto di quota 19900 rimarrà intatto, nel destino del future potrebbe esservi scritto anche un rimbalzo. Gli indicatori tecnici sono per la maggior parte in zone estreme, di ipervenduto, ed anche la volatilità storica, buon giudice degli spazi residui per una tendenza, soprattutto se di elevata inclinazione, viaggia su valori mai toccati in passato (la cosa non stupisce dal momento che anche l’indice della volatilità, in questo caso implicita, sulle opzioni relative all’indice S&P500 ha toccato nell’ultima settimana nuovi record). La rottura di 24350 completerebbe una figura a doppio minimo, formata dalle sedute del 10 e del 16 ottobre, con target, calcolato in base alla proiezione della sua ampiezza, in area 28500/9000, resistenza coincidente anche con i minimi di marzo 2008 e con il primo dei ritracciamenti di Fibonacci relativi al ribasso dal massimo del 2007.
Una prima resistenza intermedia solida i prezzi la troverebbero tuttavia già a 25500/600, una successiva a 26500. Come comportarsi quindi da un punto di vista operativo in questa fase? I più aggressivi potrebbero tentare un primo ingresso al rialzo già sui valori di chiusura della scorsa ottava, pronti ad uscire dalle posizioni in caso di violazione di area 19900. I più prudenti dovrebbero attendere invece una netta rottura di 24500 prima di impegnarsi. Per tutti già l’eventuale avvicinamento di area 25500/600 sarebbe segnale per tornare neutrali evitando il rischio di rimanere intrappolati in improvvisi capovolgimenti di fronte.

Quartana
22 ott 2008 - 10:31 - #1Aggiungerei una nota: l’uso della scala semilogaritmica non serve per eliminare l’effetto distorsivo “del passaggio del tempo”, ma l’effetto distorsivo dovuto alla differenza troppo garnde, in termini percentuali, delle variazioni di prezzo, infatto si tratta di una scala semilogarotmica in verticale (asse che rappresenta i prezi) e non orizzontale (asse che rappresenta lo scorrere del tempo).