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Le virtù delle banche italiane

Pubblicato: 13 nov 2008 da Ferry Boat

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Le banche italiane secondo il quotidiano francese Les Echos sarebbero dei “virtuosi ridicoli”. In realtà, soprattutto dopo avere registrato utili dimezzati e tagliato via i dividendi, colossi come Unicredit e Intesa Sanpaolo avrebbero una terribile voglia di ricevere qualche sostanzioso aiuto di Stato, ma una sorta di orgoglio li costringerebbe a rifiutare l’aiuto pubblico.

Attacchi simili della stampa straniera al nostro mondo del credito sono stati raccolti oggi da Il Sole 24 Ore che ha citato articoli anche del Financial Times e del Wall Street Journal. Posizioni affini erano state prese nei giorni scorsi anche da diverse altre testate internazionali che spesso puntavano il dito contro le finanze del Bel Paese che scivola in recessione e presto trascinerà con sé le proprie banche.

È curioso, se non sfacciato, che testate giornalistiche di paesi che sono stati costretti a nazionalizzare in fretta e in furia le proprie banche per salvarle dal fallimento lancino queste accuse all’Italia.

Gli Stati Uniti del Wall Street Journal hanno nazionalizzato tutto il nazionalizzabile, hanno generato una crisi destinata a entrare nella storia. Di fronte alle perdite colossali di Société Générale, che aveva scommesso decisamente male in Borsa uscendone piuttosto malconcia, la vulgata francese ha sostenuto che un solo trader della banca d’Oltralpe abbia generato un disastro miliardario. Parigi è inoltre intervenuta con 3 miliardi di euro nel salvataggio di Dexia: il Governo francese ha messo un miliardo e la Cdc ne ha messi altri due. Questo per quanto riguarda il pulpito di Les Echos.

In Gran Bretagna sono state frettolosamente nazionalizzate Rbs, Hbos e Lloyds Bank. In questi giorni anche Barclays, che ha da poco varato un aumento di capitale da 7 miliardi di sterline sostenuto da soggetti finanziari del Qatar e di Abu Dhabi, riceve forti critiche da parte di diversi azionisti e soci che temono la diluizione della propria partecipazione dopo l’ingresso dei nuovi fondi. Un intervento dello Stato britannico - rileva oggi il Sole 24 Ore - era più temuto dei capitali del Medio Oriente.

In Italia niente di questo è successo finora. Non ci sono stati fallimenti bancari, non ci sono stati finanziamenti pubblici agli istituti di credito, né salvataggi in extremis. Le banche del Bel Paese, pur tra mille difficoltà, stanno affrontando con le proprie forze la più grande crisi finanziaria dagli anni Trenta ad oggi e, se un domani dovessero accettare un aiuto pubblico, sarebbero le ultime a farlo fra le nazioni industrializzate. Forse l’aggettivo “ridicolo”, almeno questa volta, tocca ad altri.

È curioso, se non sfacciato, che testate giornalistiche di paesi che sono stati costretti a nazionalizzare in fretta e in furia le proprie banche per salvarle dal fallimento lancino queste accuse all’Italia.

Gli Stati Uniti del Wall Street Journal hanno nazionalizzato tutto il nazionalizzabile, hanno generato una crisi destinata a entrare nella storia. Di fronte alle perdite colossali di Société Générale, che aveva scommesso decisamente male in Borsa uscendone piuttosto malconcia, la vulgata francese ha sostenuto che un solo trader della banca d’Oltralpe abbia generato un disastro miliardario. Parigi è inoltre intervenuta con 3 miliardi di euro nel salvataggio di Dexia: il Governo francese ha messo un miliardo e la Cdc ne ha messi altri due. Questo per quanto riguarda il pulpito di Les Echos.

In Gran Bretagna sono state frettolosamente nazionalizzate Rbs, Hbos e Lloyds Bank. In questi giorni anche Barclays, che ha da poco varato un aumento di capitale da 7 miliardi di sterline sostenuto da soggetti finanziari del Qatar e di Abu Dhabi, riceve forti critiche da parte di diversi azionisti e soci che temono la diluizione della propria partecipazione dopo l’ingresso dei nuovi fondi. Un intervento dello Stato britannico - rileva oggi il Sole 24 Ore - era più temuto dei capitali del Medio Oriente.

In Italia niente di questo è successo finora. Non ci sono stati fallimenti bancari, non ci sono stati finanziamenti pubblici agli istituti di credito, né salvataggi in extremis. Le banche del Bel Paese, pur tra mille difficoltà, stanno affrontando con le proprie forze la più grande crisi finanziaria dagli anni Trenta ad oggi e, se un domani dovessero accettare un aiuto pubblico, sarebbero le ultime a farlo fra le nazioni industrializzate. Forse l’aggettivo “ridicolo”, almeno questa volta, tocca ad altri.

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2 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di il pollo

    il pollo

    14 nov 2008 - 01:12 - #1
    0 punti
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    berlusconi e termonti possono raccontare tutte le frottole che gli pare
    la realta è che le banche italiane sono nettamente inferiori rispetto a quelle estere. retrograde, di vecchio stampo, dormono sugli allori e pensano solo al mercato italiano, senza cercare una vera espansione e apertura verso l’estero. si coltivano il proprio orticello e non si adeguano ai tempi. questo non è un sistema sano

  • Carneade 2

    14 nov 2008 - 17:07 - #2
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    Se un sistema sano è quello che ha portato il sistema bancario mondiale sull’orlo del tracollo ed il mondo verso la piu’ grande crisi economica dal ‘29, allora viva la malattia!