
In vista dell’insediamento alla Casa Bianca previsto per il prossimo 20 gennaio Barack Obama ha chiamato Paul Volcker alla guida dell’Economic Recovery Advisory Board, il consiglio di esperti che dovrà mettere a punto le strategie per l’uscita degli Stati Uniti dalla crisi economica.
Non si tratta certo di un nome nuovo, infatti i suoi 81 anni hanno destato già numerose polemiche, anche se l’esperienza di Volcker è fuori discussione. Il suo ruolo di numero uno della Federal Reserve negli anni ’80 sotto le presidenze di Jimmy Carter e Ronald Reagan fu sicuramente, fra critiche e successi, di primo piano.
Il suo successore di oggi alla Banca centrale americana Ben Bernanke sicuramente dovrà dialogare molto con lui, anche se, forte della sua prossima riconferma alla guida della Fed, ha già avviato una serie di manovre economiche molto forti che influenzeranno anche il mandato di Obama.
Nelle ultime settimane la Fed ha, infatti, investito, prestato e garantito flussi di denaro esorbitanti con lo scopo di rivitalizzare il grande malato dell’economia americana: il mercato dei mutui.
Henry Paulson, capo del Dipartimento del Tesoro (il Tremonti d’America insomma), aveva negato l’intenzione di acquistare gli “asset tossici” in pancia alle grandi banche d’affari e al mercato finanziario. Bernanke sembra, però, pensarla in maniera ben diversa e ha così deciso di comprare circa 600 miliardi di MBS (Mortgage backed securities ossia titoli garantiti da mutui) e di strumenti affini da Fannie e Freddie, la coppia di società nazionalizzate da poco che controlla quasi tutto il mercato dei mutui americani.
Contemporaneamente la Fed ha anche deciso di comprare circa 200 miliardi di dollari di ABS (Asset backed securities), ossia di titoli garanti da prestiti studenteschi, da carte di credito, da finanziamenti per l’acquisto di auto, per il credito al consumo e da altre cose ancora.
Le manovre della Fed sono giunte dopo un intervento non meno corposo nel settore privato da parte di Paulson. I soldi stavolta sono andati a Citigroup, la superbanca a stelle e strisce che naviga in cattive acque e ha già annunciato (dopo aver cambiato amministratore delegato) il prossimo taglio di circa 50 mila posti di lavoro.
Il Tesoro statunitense e la Fdic (Federal Deposit Insurance Corporation, una sorta di Cassa Depositi e Prestiti Usa) hanno così deciso di garantire titoli legati al mercato immobiliare per circa 306 miliardi di dollari. Previsto anche un investimento da 20 miliardi di dollari in azioni privilegio Citigroup col rendimento dell’8 per cento.
Gli Stati Uniti d’America hanno insomma deciso di ridare liquidità ai titoli del mercato immobiliare in affanno da tempo con una terapia da shock. Il calo repentino dei tassi sui mutui seguito alle manovre è stato dunque una boccata d’aria che sembra oggi dar ragione agli esperti di Washington. Molte altre leve sono state mosse, invece, “sotto coperta”.
Da una quindicina di giorni e più il mondo dei media americani ha infatti iniziato a criticare alcune delle politiche della Fed e in particolare un fondo da oltre 2 mila miliardi di dollari che sarebbero stati posti a garanzia di asset di dubbio valore e di varie imprese private. La scoperta è stata fatta da alcuni giornalisti di Bloomberg che hanno chiesto alla Banca centrale Usa quali fossero le società protette da Bernanke. La Fed si è però rifiutata di fornire ulteriori dettagli in quanto avrebbero potuto modificare il mercato. Ovviamente ne è nata una polemica.
D’altra parte i timori per gli investimenti della Fed e in genere per la tenuta del bilancio americano ai maxi-interventi pubblici contro la crisi sono da tempo diffusi sul mercato. Al 20 novembre risulta che in un anno gli asset della Federal Reserve sono passati da 1,29 a 2,18 mila miliardi di dollari. Meno di un quinto di questi asset sono ormai costituiti da buoni del Tesoro americano: una percentuale che quindi è scesa molto proprio a causa delle garanzie, degli investimenti, dei finanziamenti promossi dalla Banca centrale americana nel corso dell’ultimo anno. Se si considera che il già mastodontico debito da 13 zeri degli Stati Uniti era destinato ad andare oltre il 70% del Pil americano con il Piano Paulson, si può comprendere quanto sarà impegnato Obama nel far quadrare i conti.
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