La relativa stabilità evidenziata dai listini azionari nelle ultime settimane non deve trarre in inganno l’investitore: i mercati finanziari rimangono molto turbolenti e non è da escludere che a breve anche le azioni tornino a correre. Un indizio su quella che potrà essere la strada che sceglieranno le borse, se al rialzo o al ribasso, è possibile ricavarlo osservando il comportamento del cambio euro dollaro, che dopo essersi mosso lateralmente per circa 6 settimane, successivamente al test a fine ottobre di un minimo a quota 1,2330, ha intrapreso a partire dall’11 dicembre con decisione la strada del rialzo, arrivando in poche sedute a correggere il 60% circa di quanto lasciato sul campo dai picchi di luglio a quota 1,60.
Il rafforzamento del dollaro ha accompagnato il trend ribassista delle borse negli ultimi mesi, è quindi possibile che il ritorno di debolezza della moneta americana anticipi un tentativo di recupero dei listini che tuttavia, è bene chiarirlo, avrebbe connotati di rimbalzo tecnico più che di ritrovata tendenza positiva (dopo tanti mesi di continuo ribasso una reazione delle borse è più che plausibile, ma da qui a parlare di recuperata fiducia ce ne corre).
Per coloro che seguono il listino domestico sarebbe il superamento dei 15800 punti da parte del Mibtel a segnalare l’avvio di una reazione con obiettivo in area 18500/19000. La violazione dei recenti minimi di 14682 metterebbe invece fine alle attese di recupero prospettando la ripresa del ribasso con target in area 12000 almeno. Lo scivolone del dollaro potrebbe anticipare allo stesso modo un movimento in direzione opposta da parte del prezzo del greggio: le due curve, quella del cambio euro dollaro e quella del petrolio Wti hanno mantenuto un andamento molto simile negli ultimi mesi e solo da poche settimane hanno iniziato a discostarsi. Tale differenza di comportamento potrebbe rivelarsi tuttavia solo temporanea, con l’impennata del grafico del cambio anticipatrice di un analogo movimento da parte del petrolio.
Prevedere del resto un rimbalzo, anche se solo temporaneo, del prezzo del greggio è un esercizio che riesce abbastanza facile. Il petrolio Wti è sceso dai picchi di luglio in area 145 fino ai minimi di inizio dicembre a quota 40, lasciando sul terreno in soli 5 mesi quanto guadagnato nel corso dei 3 anni e mezzo precedenti. Chi studia i grafici sa bene che una tendenza, per quanto forte e ben strutturata, non procede mai a senso unico ma è caratterizzata da una alternanza di fasi nella direzione del trend principale e di fasi che ne ritracciano in parte i progressi. Un esempio di questo comportamento lo si è avuto, riguardo al trend ribassista del Wti, a metà settembre, quando le quotazioni in pochi giorni passarono da quota 91 a 120 dollari (con un ritracciamento del 50% circa di quanto perduto in precedenza dal picco di luglio) prima di tornare a dirigersi con decisione verso il basso.
Se la base dei 40 dollari si confermasse solida il prezzo del greggio potrebbe sfruttarla per mettere a segno una correzione. Ipotizzando un ritracciamento nell’ordine del 50% rispetto al calo dal picco di settembre il target per il rimbalzo si collocherebbe in area 80 dollari. Un primo livello di resistenza significativo i prezzi lo incontrerebbero già a 60, il successivo a 72 circa. Nell’ipotesi che effettivamente il greggio riuscisse a rimbalzare i titoli azionari da seguire con maggiore attenzione in questa fase sono quelli tradizionalmente ad esso maggiormente correlati. Ed effettivamente alcuni segnali grafici interessanti sono stati inviati sia da Eni sia da Saipem.
Dopo aver toccato un minimo a quota 13,16 euro il 10 ottobre Eni ha avviato una fase di rimbalzo che ha permesso ai prezzi di recuperare, ad inizio novembre, quota 19,50. Successivamente al test di quei livelli si è sviluppata una fase sostanzialmente laterale, sostenuta dal supporto di area 15,50, nel corso del quale il titolo ha dimostrato una notevole forza relativa rispetto al mercato (l’indice Mibtel con i minimi di inizio dicembre è sceso anche al di sotto di quelli di ottobre mentre Eni se ne è mantenuto ben al di quei livelli), e delimita superiormente dalla media mobile a 100 giorni, attualmente passante in area 18,50. Sarebbe proprio il superamento della media ad indicare la ripresa del trend positivo intrapreso ad ottobre, con i prezzi diretti verso la resistenza dei 20,25 euro. 50% di ritracciamento del ribasso in atto dal top di maggio a 27,36 euro. La rottura di 20,25 sarebbe un segnale graficamente rilevante anche in ottica di medio periodo, capace di proiettare i prezzi verso i 22 euro. Discese fino in area 15,50 non costituirebbero motivo di allarme per il quadro potenzialmente rialzista descritto. La violazione di quel supporto rischierebbe al contrario di essere introduttiva alla ripresa del ribasso verso i minimi di 13,16 almeno.
Il ribasso subito da Saipem dal top di maggio a quota 30,96 ha trovato in area 10 euro un potenziale punto di arrivo: dopo aver toccato un minimo a 9,75 il 24 novembre ed aver tentato un primo rimbalzo i prezzi sono tornati infatti a quota 9,91 il 5 dicembre allontanandosi poi ancora una volta da questi livelli. Il rimbalzo scaturito da area 10 ha comportato l’interruzione della trend line ribassista tracciata dal top di inizio settembre, primo segnale in favore della realizzazione di una fase di ritracciamento rispetto al precedente ribasso. Conferme positive verrebbero in caso di superamento dei 14 euro, con il titolo in grado in quel caso di salire a mettere alla prova in area 18 euro la media mobile a 100 sedute (in corrispondenza di quei livelli si colloca anche il 50% di ritracciamento del ribasso dal top di inizio settembre). Oltre quella soglia lecito prevedere il proseguimento del rialzo almeno fino a testare dal basso i minimi del gennaio 2008 a quota 20,01 euro: tale quota rappresenta infatti la base dell’ampio doppio massimo disegnato dal titolo tra la fine del 2007 e la metà del 2008, ed in analisi grafica non è infrequente incontrare proprio il ritorno (definito “return move”) verso la base della configurazione dopo una fase di allontanamento iniziale. I presupposti grafici positivi che riguardano il titolo in questa fase verrebbero negati da discese al di sotto dei 10 euro. Il rischio di ripresa del trend ribassista in atto sarebbero molto elevati, con target per i prezzi in area 8 euro, già zona di massimi a metà 2001 e metà 2002.
Quartana
23 dic 2008 - 19:10 - #1Il petrolio può rimbalzare dai livelli attuali, ma non si trascinerà con sè i listini borsistici (se non limitatamente ai titoli ad esso strettamente collegati), perché la domanda di petrolio resterà bassa sino alla fine della crisi industriale.
Potrà, invece accadere il contrario: quando i titoli azionari (industriali) riprenderanno a salire, allora il petrolio potrà tornare a salire, non per un rimbalzo, ma per un nuovo rialzo.
I titoli industriali potranno tornare a salire stabilmente solo dopo che la crisi finanziaria sarà terminata, quindi si dovrebbe assistere, prima, ad un rialzo dei titoli bancari e finanziari, poi ad un rialzo generalizzato.
Questo vale solo per i paesi del G8, per le economie emergenti il discorso sarà diverso e, per certi versi, più complesso.
Aleone
06 gen 2009 - 13:16 - #2Da inizio anno stanno salendo petrolio e borse…..