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Borse 2009? Andra' meglio che nel 2008?

Pubblicato: 05 gen 2009 da AleOne

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Di certo il 2008 per le borse è stato un anno da dimenticare. Sul mercato domestico S&PMib e Mibtel hanno registrato una perdita di circa il 50% del loro valore, con la capitalizzazione di borsa scesa dai 730 miliardi circa di inizio gennaio a circa 370 miliardi (ma i finanziari continuano a farla da padrone, con il 38,9% della capitalizzazione del mercato, seguiti dagli industriali con il 33,4% e dai servizi con il 27,7%). E le altre principali piazze finanziarie di certo non possono vantare risultati migliori: la Borsa di Tokio ha perso nel 2008 più del 42%, archiviando così il calo più significativo degli ultimi 58 anni. La borsa di Francoforte ha lasciato sul terreno nel 2008 più del 40%, arrivando quasi ad eguagliare il record negativo della sua storia ventennale raggiunto nel 2002 con un calo del 44%. Lo S&P500, bandiera della borsa americana, ha lasciato sul terreno il 40% circa, avvicinando in modo preoccupante il risultato del 1931, quando i prezzi scesero di più del 47%, la peggiore annata, per la borsa Usa, di sempre. Nel caso della borsa statunitense la capitalizzazione andata in fumo ammonta a circa 7300 miliardi di dollari. La crisi è un fenomeno globale che non ha risparmiato economie avanzate e paesi in via di sviluppo.

Fino a pochi mesi orsono c’era la convinzione che almeno i paesi in forte espansione, Cina ed India per primi, potessero salvare il mondo dalla recessione, ma ora, con la Cina che ha deciso di varare un piano di aiuto all’economia da 800 miliardi di dollari per evitare una contrazione troppo brusca del Pil nel 2009 (stime ufficiali parlano di una crescita del prodotto interno lordo cinese per il prossimo anno dell’8%, ma sul mercato circolano anche previsioni di una crescita ferma al 6%), è chiaro che le difficoltà non risparmiano nessuno. Termometro della condizione dell’economia reale è il prezzo del petrolio, ridimensionatosi, nonostante i previsti tagli alla produzione, di più del’75% in soli 6 mesi. Certo, è inevitabile che in futuro, con la ripresa dell’economia, anche il prezzo del petrolio torni a salire, tuttavia i livelli raggiunti di recente potrebbero rappresentare un punto di equilibrio per molti mesi ancora, fino a quando non terminerà la contrazione della domanda (l’Agenzia Internazionale per l’Energia prevede per il 2009, per la prima volta dal 1983, un calo della domanda mondiale che dovrebbe ridursi dello 0,2%).

Quale potrebbe essere l’evoluzione delle borse per i prossimi mesi? Un indizio preoccupante lo si ricava osservando quanto successo nelle ultime settimane: il tradizionale rally di fine anno sul quale molti facevano affidamento per lenire anche solo in parte i danni causati dalle discese dei mesi precedenti non c’è stato, tutto quello che i mercati sono riusciti a produrre è stata una fase laterale disegnata pericolosamente vicino ai minimi dell’anno. Il rischio che alla ripresa della attività piena dopo il periodo festivo le vendite tornino a schiacciare le quotazioni verso il basso è molto elevato. Del resto la fiducia di consumatori ed imprese è ridotta ai minimi termini: in Italia l’indice di fiducia Isae per il mese di dicembre è risultato in calo, scendendo in alcuni casi, come per il comparto costruzioni, ai minimi degli ultimi 10 anni. La situazione negli Usa è altrettanto preoccupante: la stima del Conference Board per il mese di dicembre segna per la fiducia dei consumatori un valore di 38, nuovo minimo storico, molto al di sotto del 44,9 di novembre. A questo si aggiunge il fatto che l’Istat ha comunicato per il mese di ottobre un calo dell’occupazione nella grande industria dell’1,1: difficile che torni la fiducia se, come stima Confindustria, nel corso dei prossimi mesi verranno persi 600mila posti di lavoro. A fronte di un quadro congiunturale ancora negativo è probabile che la fase laterale disegnata dalle borse nelle ultime settimane si dimostri una semplice pausa del trend ribassista e che nel corso della prima parte del 2009 i mercati facciano registrare nuovi minimi. Il quadro grafico dei principali indici rimane negativo e servirebbe uno sforzo decisamente superiore rispetto a quello fatto tra ottobre e novembre per cambiare le cose. Difficile ignorare il fatto che l’indice Mibtel è sceso con i minimi di dicembre a 14029 al di sotto dei minimi di marzo 2003 a 15118 dai quali era partita la struttura rialzista giunta fino al picco di metà 2007 a 34369. La violazione di quel supporto, anche se per il momento è stata marginale, è un elemento grave da un punto di vista grafico perchè quei livelli rappresentavano la base della potenziale figura a doppio massimo disegnata dall’indice a partire dal picco del 2000 (il massimo del marzo 2000 a 35000 e quello del maggio 2007 sono infatti sostanzialmente allineati).

Se i prezzi dovessero scendere ancora al di sotto di area 15000 la configurazione ribassista tornerebbe a reclamare attenzione: nella migliore delle ipotesi, anche immaginando il raggiungimento di un target solo intermedio rispetto a quello dettato dalla proiezione della ampiezza di tutta la figura, i prezzi rischierebbero di arrivare nell’area compresa tra gli 8000 ed i 10000 punti prima di trovare motivazione per reagire. E il contesto grafico del Mibtel non è un caso isolato: lo S&P500, l’indice più pesante in termini di capitalizzazione, presenta un andamento del tutto analogo al nostro (o meglio, in virtù del peso dei due panieri, sarebbe forse più corretto affermare che è il nostro che mostra un andamento analogo a quello Usa). I prezzi hanno toccato a marzo 2000 ed ad ottobre 2007 livelli molto simili, per poi scendere con i minimi di novembre 2008 a 741 al di sotto di quelli dell’ottobre 2002 a 768. In prima battuta, dopo il test e la marginale violazione del supporto che rappresenta la base della potenziale figura a doppio massimo, si è realizzata una reazione, tuttavia i prezzi sono riusciti ad arrivare a malapena sulla media mobile a 50 sedute prima di perdere la spinta rialzista (nel caso del Mibtel la media mobile a 50 sedute non è stata neanche testata). Una discesa nuovamente al di sotto di area 750/800 renderebbe probabile il proseguimento del ribasso almeno fino in area 550, sui 2/3 di ritracciamento del rialzo dai minimi del 1974. Per poter iniziare a parlare di un mutamento di sentiment da parte del mercato sarebbe necessaria la rottura in successione delle medie mobili a 50 e 100 sedute, resistenze a 890 e 1040, quest’ultima prossima al valore del 33% di ritracciamento del ribasso dal picco del 2007.

Oltre area 1040 sarebbe lecito parlare di un serio tentativo di inversione da parte del mercato, tentativo che potrebbe riportare i prezzi dell’indice Usa in area 1150 almeno prima di venire messo in discussione (nel caso del listino domestico la resistenza da battere è quella dei 18000 punti, con un target in caso di successo in area 21500). In fase critica si trova anche l’indice Nikkei: i prezzi hanno infatti violato ad ottobre e poi ancora a novembre, dopo un temporaneo rimbalzo, il supporto rappresentato dal minimo dell’aprile 2003 a 7603. La fase di relativa stabilità delle ultime settimane non ha allontanato i prezzi dall’area critica, ed in caso di una nuova violazione, se dovessero tornare i volumi visti sul mercato nel corso del bimestre ottobre - novembre, vi sarebbe un rischio elevato di una accelerazione ribassista con un target che potrebbe arrivare fino in area 4000. A lasciare migliori speranze per il futuro è l’analisi del grafico dell’indice Dax. La borsa tedesca ha dimostrato infatti fin dall’inizio del 2003 una forza relativa nettamente crescente sia rispetto a quella italiana sia rispetto a quella americana (in questo caso la valutazione è fatta in moneta locale, senza tenere conto dell’effetto del cambio). Questo vantaggio in termini di forza relativa si è tradotto in un calo molto meno accentuato rispetto al rialzo dai minimi del 2002/2003 se paragonato con quello dell’indice Mibtel o S&P500. Il Dax ha ritracciato infatti i 2/3 circa del precedente rialzo, scaturito dai minimi del 2003, e non il 100% o più. Questo significa che la borsa tedesca ha margini di manovra ampi che potrebbe sfruttare per evitare di inviare un segnale negativo di ampio respiro. Discese anche in area 3000, supporto che sembra raggiungibile in caso di violazione dei minimi di ottobre a 4014, non comprometterebbero la possibilità di tornare a salire già da quei livelli senza scendere necessariamente a testare i minimi di inizio 2003 a quota 2188.

Certo, anche in questo caso sarebbe necessario il superamento almeno della media a 100 sedute, passante in area 5300, per inviare un primo segnale di ripresa duraturo che permetta di archiviare il rischio di proseguimento del ribasso, ma nel caso del Dax il rimbalzo sarebbe più credibile e potrebbe trascinare al rialzo anche gli altri mercati (del resto l’economia tedesca è un gigante a tutti gli effetti e la sua borsa, dimostratasi “virtuosa” negli ultimi mesi, potrebbe fare da traino anche alle altre): i prezzi hanno infatti disegnato tra ottobre e novembre un potenziale doppio minimo, figura che verrebbe completata proprio oltre area 5300. In base alla ampiezza del doppio minimo il target ipotizzabile in caso di completamento si colloca in area 6550, quota coincidente con l’ultimo dei ritracciamenti di Fibonacci calcolati per il ribasso dal massimo del 2007. Quello che appare chiaro è che tutti i principali indici sono scesi nell’ultima parte del 2008 a testare supporti decisamente rilevanti, tornandone poi al di sopra ma senza riuscire a rimbalzare, per adesso, in modo convincente. L’inizio del 2009 sarà quindi determinante per capire quale potrebbe essere il destino delle borse se non per il corso dell’intero anno almeno per la prima metà: discese al di sotto dei sostegni indicati farebbero volgere il barometro nuovamente al brutto, con rischio di una nuova perdita di valore degli indici di almeno un terzo. Una tenue speranza di rimbalzo rimane, legata soprattutto al comportamento della borsa tedesca, ma sarà probabilmente necessaria l’uscita di dati macro sorprendentemente positivi perchè il mercato si decida a cavalcare una fase rialzista. Nell’attesa di eventuali segnali di recupero meglio quindi mantenere un atteggiamento prudente privilegiando anche in questa prima parte dell’anno le forme di investimento meno rischiose.

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  • louis vuitton borse

    17 dic 2010 - 05:54 - #1
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