Il vice presidente della Banca Centrale Europea Lucas Papademos ha dichiarato recentemente che la ripresa economica potrebbe avviarsi solo all’inizio del 2010, e non nella seconda parte del 2009 come stimato in precedenza dagli esperti della Banca. Secondo Papademos le prospettive per l’economia sono infatti “incredibilmente incerte”. La recessione, la prima verificatasi in Europa da 15 anni, potrebbe richiedere nuovi interventi sul fronte dei tassi da parte della banca centrale. I tassi sono già scesi di 175 punti base ma i mercati invocano altri interventi, e la Bce potrebbe accontentarli, sempre che l’inflazione deceleri ulteriormente. Papademus ha ammesso che il rallentamento dell’economia nel 2009 potrebbe risultare anche più marcato di quello previsto fino ad ora, dello 0,5% (fonti non ufficiali pronosticano una contrazione del 2,5%), ma anche l’inflazione potrebbe scendere più del previsto, fino a stabilizzarsi al di sotto del 2%, obiettivo della politica monetaria, permettendo alla banca centrale di portare i tassi all’1,5% dal 2,5% attuale.
Già nel prossimo incontro in calendario per il 15 gennaio l’istituto centrale potrebbe decidere per un taglio di 25 punti base. Sulla base di questi elementi appare ragionevole prevedere una ulteriore crescita dei prezzi delle obbligazioni governative. Difficile invece prevedere fin da ora che direzione potrebbero prendere i mercati azionari. In teoria, considerando che la recessione in Europa è iniziata solo nell’ultimo trimestre del 2008 (per parlare di recessione è necessario archiviare due trimestri di crescita negativi in termini congiunturali) e che la maggioranza degli esperti esclude una inversione di tendenza prima, nella migliore delle ipotesi, della fine del 2009, a fronte di un mercato obbligazionario caratterizzato da prezzi in crescita le borse dovrebbero scendere. L’avvio del 2009 ha tuttavia mostrato una evidente voglia di rialzo, favorita sicuramente anche dal balzo del prezzo del greggio (i future sul petrolio sono cresciuti nella settimana terminata il 2 gennaio del 23%, il maggior rialzo dall’agosto ‘86) che ha sostenuto i titoli del comparto, notoriamente “di peso” all’interno dei panieri, ma alla cui base si colloca la convinzione di molti investitori che i prezzi raggiunti possano rappresentare, almeno per un po’ di tempo, una occasione di acquisto.
Il rialzo messo a segno dai mercati azionari da inizio anno si basa per il momento sulla generica speranza che il piano di stimolo fiscale che verra’ adottato negli Usa dopo l’insediamento del presidente eletto Barak Obama e quello progettato dal governo tedesco possano fornire alle borse le risorse necessarie per riprendersi. I dati macro che escono in questi giorni non sembrano dipingere un quadro altrettanto positivo, tuttavia evidentemente i mercati sono convinti che i dati rappresentino solo la storia e non il futuro dell’economia, e che il peggio, se non alle spalle, sia almeno già stato scontato dai prezzi delle azioni. Addirittura nel corso dell’ultima ottava sono saliti (in alcuni casi anche molto) i titoli del comparto dell’auto dopo che erano stati resi noti i disastrosi dati sulle venditi di auto negli Usa (Chrysler e Hyundai hanno venduto a dicembre il 50% circa in meno).
In alcuni casi, soprattutto per i paesi emergenti, le prospettive di rialzo sono supportate da considerazioni di analisi fondamentale: la violenta discesa dei prezzi ha comportato il raggiungimento di valori di Pe (rapporto prezzo su utili) molto bassi , difficilmente ancora comprimibili. Brasile, Cina, Russia, Corea del Sud quotano tra le 4 e le 7 volte gli utili attesi per il 2009, leggermente più alto il valore di P/e relativo all’India, tra 8 e 9 (il rapporto europeo, guardando gli utili storici, è di circa 8 rispetto ad una media di circa 15, quello statunitense è di circa 14 rispetto ad una media di circa 17), e quindi possibile che un eventuale miglioramento di sentiment per quello che riguarda i mercati azionari si tramuti in un rialzo più marcato per quei listini che sono stati maggiormente penalizzati nel corso del 2008, ovvero proprio i paesi emergenti.
Un assaggio di questo fenomeno lo si è avuto chiaramente sul mercato degli Etf: le performance delle prime sedute del 2009 vedono in netto guadagno i fondi legati al Brasile (Msci Brazil, codice XMBR, e Brazil, BRA) ed all’america latina in generale (MSCI Latamer, LATAM), quelli legati alla Russia (DJ Russia, RUS), alla Cina (Xinhua, FXC), alla Turchia (Turkey Lyxor, TUR, MSCI Turkey, ITKY)), all’India (MSCI India, INDI) ed alla Corea (MSCI Korea, IKOR), tutti con variazioni da inizio anno comprese tra il 10% ed il 30%. Purtroppo il rischio è che sia vero anche il contrario: se le borse dovessero riprendere a scendere anche in questo primo scorcio del 2009, come del resto il quadro macroeconomico sembra prospettare, sarebbero proprio i mercati considerati più rischiosi, a perdere maggiormente. Ecco quindi che l’investitore che volesse allocare una parte del proprio portafoglio sui mercati emergenti dovrebbe farlo solo se ben consapevole della rischiosità di questi mercati ed in ogni caso solo con una “fetta” piccola della torta totale. Per dare una idea della volatilità degli indici che rappesentano queste aree geografiche (una misura della loro rischiosità ma anche della potenziale capacità di apprezzamento) è sufficiente calcolare l’entità dei cali subiti durante la recente fase ribassista. Dal picco toccato ad ottobre 2007 a quota 394,21 fino al valore minimo di ottobre 2008 (86,44) lo Shanghai B-Share Stock Price Index ha perduto il 78%, l’indice Rtx della borsa di Mosca è retrocesso dal top storico di maggio 2008 a quota 3730 al minimo di ottobre dello stesso anno a 819 il 78% circa, la discesa dell’indice indiano Sensitive Index (Sensex) ha ritracciato in pochi mesi il 75% circa di quando guadagnato dai minimi del 2001, l’indice brasiliano, il Bovespa, ha lasciato sul terreno in soli 5 mesi, dai massimi del maggio 2008 a 73920, più della metà del proprio valore, l’Ise 100 turco ha perso nel 2008 il 52% circa. Più ridotte le perdite del coreano Kospi, che rispetto alla chiusura del 2007, fino al minimo di ottobre a 892, è sceso del 49% circa. Chi segue l’analisi dei grafici sa che le fasi di ritracciamento, i cosiddetti “rimbalzi”, tendono a ripercorrere una porzione del movimento precedente che oscilla tra 1/3 ed i 2/3 (spesso scegliendo di collocarsi a metà tra questi due valori, quindi sul 50% di ritorno). Se effettivamente le borse dovessero tentare nelle prossime settimane un rimbalzo gli indici che hanno perso maggiormente sono anche quelli che potrebbero guadagnare di più durante la fase positiva. Il fatto che i listini dei paesi emergenti abbiano perso l’80% circa durante la fase di ribasso invece del 40% circa perduto dai maggiori mercati dell’area dell’euro (con l’eccezione dell’Italia, scesa del 50%) potrebbe rivelarsi quindi paradossalmente un vantaggio se effettivamente i prezzi dovessero ora disegnare una correzione.
L’indice della borsa cinese, lo Shanghai B-Share Stock Price Index (questo indice misura la performance giornaliera di tutte le azioni di tipo B, quotate sul listino di Shanghai. Le azioni di tipo “A” sono riservate unicamente agli investitori domestici, le azioni di tipo “B” sono invece riservate agli stranieri e sono quotate in Dollari USA alla borsa di Shanghai) ha disegnato a partire dal minimo del 18 settembre un potenziale testa spalle rialzista che troverebbe conferma con i prezzi al di sopra dei 120 punti. Possibile in quel caso un tentativo di ritracciamento del ribasso subito dal top di fine 2007, prima resistenza a 160 circa poi possibilità di salire fino in area 200. La violazione di quota 100 metterebbe in discussione la possibilità di evoluzione rialzista prospettando la ripresa del downtrend.
Di testa spalle rialzista si può parlare anche per l’indice Ise 100 turco. La figura si è disegnata dal minimo di fine ottobre ed è stata completata al superamento di area 27000, avvenuto con un vistoso gap rialzista. Prossimo ostacolo a 32000, sulla media mobile a 100 sedute, e successivamente in area 35000, lato superiore del canale che scende dal top di fine 2007. Sarebbero discese al di sotto dei 24800 punti a negare il testa spalle prospettando movimenti in area 20000 almeno.
L’indice Rtx della borsa di Mosca sta seguendo una fase laterale dal minimo di fine ottobre 2008. La tenuta di quella base, in area 820, potrebbe favorire la realizzazione di un rimbalzo che troverebbe spazio per estendere in caso di rottura della media a 100 sedute, passante in area 1500. Oltre quella soglia i prezzi potrebbero tentare di raggiungere area 1900/1950, primo dei ritracciamenti di Fibonacci relativi al ribasso dal top di maggio 2008. La violazione di 820 metterebbe in seria discussione l’evoluzione rialzista rendendo al contrario probabile un nuovo impulso ribassista con target sui 500 punti.
Quadro grafico molto simile per l’indiano Sensex (Sensitive Index), anche esso caratterizzato da una evoluzione laterale dal minimo di fine ottobre disegnato sulla base del canale ribassista che contiene i prezzi dal top di inizio 2008. La rottura di area 10900 permetterebbe con buona probabilità il test del lato alto di questo canale, attualmente passante a 12000 circa. Resistenza successiva sui 13000 punti. Attualmente l’indice della borsa di Mumbai è nell’occhio del ciclone per la scoperta della truffa perpretata dal colosso informatico Satyam Computer (Ramalinga Raju, presidente della società, ha ammesso la falsificazione dei bilanci per molti anni), tuttavia solo discese sotto area 9000 potrebbero implicare un nuovo test della base della fase laterale degli ultimi mesi, a 7700 circa. Sotto questa quota probabile il raggiungimento del lato inferiore del canale citato, a 6000 circa.
Il Bovespa brasiliano un primo segnale incoraggiante lo ha già inviato a metà dicembre lasciandosi alle spalle la trend line ribassista tracciata dal top di maggio 2008 a 73920. Se i prezzi dovessero riuscire ora a superare la media a 100 sedute, passante a 42500, sarebbe probabile il proseguimento del rialzo fino a 46500, primo dei ritracciamenti di Fibonacci relativi al ribasso dal top del 2008. Ritorni al di sotto dei 35000 punti andrebbero guardati con sospetto (segnale per uscire da eventuali posizioni al rialzo) anche se solo la violazione dei minimi di ottobre a 29435 segnerebbe la ripresa del trend ribassista, con target a 24000 circa.
Interessante da un punto di vista grafico il Kospi coreano: i prezzi hanno disegnato a partire da fine ottobre una potenziale figura a doppio minimo che se confermata oltre i 1217 punti, picco del 5 novembre, potrebbe aprire la strada ad una fase rialzista di 300 punti circa di ampiezza, con target quindi a 1500 circa dove si colloca il 50% di ritracciamento del ribasso dal top di fine 2007. Ulteriori conferme positive verrebbero oltre 1250, area di transito della media mobile a 100 sedute. Discese al di sotto dei 1000 punti sconsiglierebbero di mantenere posizioni al rialzo sull’indice o su strumenti correlati.