
Nessuno si aspettava rivoluzioni dall’incontro odierno tra le fondazioni che controllano Unicredit: il “rinnovo” di Piazza Cordusio sembra infatti definito da un pezzo, nonostante diversi fattori ne minaccino l’equilibrio. L’aumento di capitale da 3 miliardi, per esempio, servirà a rafforzare con i cashes il core tier 1 del gruppo, ma sarà di fatto riservato agli investitori istituzionali e sorvegliato da Mediobanca. La cedola che incrementa di 4,5 punti l’Euribor a tre mesi finirà, insomma, in mano ai soliti noti e alle fondazioni che già controllano Unicredit, diluendo le quote dei piccoli azionisti.
Difficile d’altra parte negare il forte rischio di questi strumenti che sono comunque vincolati alla effettiva redditività della banca. Chi vorrebbe comprare per più di 3 euro delle azioni che oggi non ne valgono 2? Questo spiega abbondantemente il carattere politico di queste operazioni e le collega ai cambiamenti della governance previsti per l’inizio di maggio.
Diversi osservatori hanno letto infatti gli incontri fra le fondazioni azioniste di Unicredit come un’operazione politica: si tratta soltanto di una tappa nel percorso di rinnovo dei vertici e di riassetto del gruppo. L’indebolimento del mercato tedesco fa traballare la presidenza di Dieter Rampl e la Fondazione Cariverona (primo azionista di Unicredit con il 5,04% del capitale) sembra stia già lavorando alla sua sostituzione con il vicepresidente del gruppo Gianfranco Gutty.
Un’ipotesi che, però, troverebbe l’opposizione dell’ala torinese della banca, ossia della Fondazione Cassa di risparmio di Torino da sempre rappresentata dal vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona. Piuttosto che lasciare il vertice della seconda banca d’Italia ai veronesi, la Fondazione Crt potrebbe sostenere nuovamente Rampl. Servirà dunque una chiara posizione di vecchi e nuovi azionisti come Carimonte Holding (la fondazione modenese che controlla il 3,3% di Unicredit) e la Central Bank of Libya (4,6% di Piazza Cordusio). Altri azionisti come Barclays (2% del capitale) e Allianz (2,36%) sembrano più impegnati nei rispettivi mercati e per ora restano alla finestra.
Non è da escludere infine il ruolo di Cesare Geronzi, il numero uno di Mediobanca che dopo tanto tempo ha rivisto l’amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo. Mediobanca si è impegnata a rilevare i cashes e in qualche maniera fa da garante di un sereno dialogo tra gli azionisti della sua controllante di Piazza Cordusio. In ballo ci sono i suoi stessi equilibri e, a valle, gli umori di Generali e Intesa Sanpaolo che sono partecipati a piramide dalla stessa Mediobanca. D’altra parte l’ha detto anche l’Antitrust: a Piazza Affari si conoscono tutti.
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