
Gelano le vendite al dettaglio degli Stati Uniti, gelano i mercati. La notizia di un calo del 2,7% di questo parametro fra novembre e dicembre ha colpito duramente gli indici europei prima e quelli di New York dopo (all’apertura di Wall Street). A Milano l’S&P/Mib è precipitato a 18.562 punti mentre gli altri panieri europei gli facevano eco. Regine delle perdite ancora una volta le due economie del Vecchio Continente che maggiormente danno segni di cedimento durante questa crisi: il FTSE 100 londinese perde quasi 6 punti, mentre l’Ibex 35 di Madrid brucia il 3,92% della propria capitalizzazione.
Ancora una volta, però, è fra New York e Washington che si fanno i giochi. Così, mentre Citigroup procede a tappe forzate nella sua cura dimagrante cedendo le sue attività di brokeraggio a Morgan Stanley, un crescente numero di osservatori solleva forti dubbi sul piano di Barack Obama.
I conti del neopresidente potrebbero non tornare. Obama non si è ancora seduto nella Sala Ovale che già deve rispondere a dure critiche provenienti da più parti. L’agenda del presidente è stata più volte “riordinata” con l’aggravarsi della crisi, il crollo dell’occupazione e l’affanno dell’economia reale. Far quadrare il cerchio fra il primo debito pubblico del mondo e l’esigenza di investimenti statali a tutto spiano richiede davvero le migliori menti del mondo.
Una politica fiscale di rilancio dovrà essere calibrata sulle esigenze del debito pubblico. Pesanti le responsabilità dell’amministrazione Bush in questa situazione. Al momento il Tesoro sembra solo avere gettato un salvagente alla grande finanza. Con enorme fatica sono stati scongiurati (o ritardati) i fallimenti dei giganti di Detroit. Forse ci si è concentrati troppo sul sintomo - le banche in crisi e i loro asset tossici - e troppo poco sul vero male - il crollo del mercato immobiliare Usa e le sue conseguenze sull’economia reale.
Si corre insomma il rischio di avere perso del tempo e centinaia di miliardi di dollari nelle ricette sbagliate, anche perché aiutare le banche finora non sembra avere per niente aiutato imprese e famiglie (il problema se lo poneva in Italia anche Tremonti). La grande sfida rimane il “deleveraging” dell’America, il taglio dell’enorme debito accumulato dal popolo americano (siano carte di credito o mutui). Il paradosso è che gli Stati Uniti per fare questo dovranno indebitarsi ancora: per questo non possono permettersi sprechi.
Stock fox
16 gen 2009 - 18:33 - #1Se devo essere sincero io ho la gran paura che questo mitco Obama sia un po’ troppo sotto l’influenza dei soliti vecchi volponi di Wall Street. Mi sembra che vogliano controllare bene che non distrugga i loro circuiti di potere e quindi temo che tutta le sue promesse sulla gente e l’economia reale possano rivelarsi un flop. Spero che abbia davvero la forza di ritornare al Paese ai consumatori indebitati fino al collo con le banche e in cerca di un posto di lavoro. Il problema più grosso secondo me sta lì. Non so se in questo gente come Geithner, Summers o addirittura Volcker possano aiutarlo…