Bce: tassi al 2% ma i pericoli sono ancora troppi

pubblicato: giovedì 15 gennaio 2009 da riva

Indietro tutta. Con il taglio del tasso di riferimento al 2% Jean Claude Trichet, presidente della Banca centrale europea, ha riportato il costo del denaro dell’Eurozona ai livelli del 2003. Si tratta di una manovra ampiamente scontata dal mercato nei giorni passati, ma che comunque indica bene le preoccupazioni dell’Eurotower per la crisi in corso.

In questi mesi “le tensioni si sono sempre più riversate dal settore finanziario all’economica reale”, ha evidenziato Trichet. Tutti i segnali indicano un forte rallentamento dell’economia dell’Eurozona e del mondo. La Bce ha, però, l’intenzione di monitorare ancora con molta attenzione l’andamento dei prezzi. La svalutazione delle materie prime che ha alleggerito le pressioni inflazionistiche ponendo le condizioni per una futura ripresa. Verso la fine del 2009 i prezzi delle commodities dovrebbero però ricominciare a crescere. Nel guado si ritrova il pericolo di un’inflazione troppo bassa a metà dell’anno con il pericolo di una successiva fiammata dei prezzi: una circostanza che la Bce vuole evitare.

Trichet non ha negato la possibilità di ulteriori tagli al costo del denaro, anche se, è probabile che una simile decisione non venga presa a febbraio per lasciare all’economia il tempo di reagire. Lo scenario rimane, comunque, fortemente incerto.

Fra gli osservatori nessuno si nasconde che il differenziale con i tassi statunitensi è ancora troppo alto - a due punti percentuali visto che i tassi Usa sono stati azzerati - tuttavia, secondo Trichet, bisogna assolutamente evitare la cosiddetta trappola della liquidità, ossia la situazione in cui un livello troppo basso dei tassi d’interesse scoraggia i risparmiatori dall’investimento in titoli inducendoli a mantenersi liquidi.

Nella manovra odierna della Banca centrale europea rimane, però, da evidenziare un altro punto. Il taglio più vigoroso della Bce è stato, infatti, quello ai tassi sui depositi che sono scesi all’1 per cento.

Si tratta di una manovra che vuole incoraggiare le banche a riversare il loro denaro sulle imprese e nell’economia Ue. Uno dei più grandi problemi dell’attuale congiuntura e degli interventi pubblici in questo periodo è, infatti, quello di garantire che i finanziamenti al mondo del credito si travasino nell’economia reale e non vengano catturati e trattenuti dalle banche in crisi. Il finanziamento alle imprese è, infatti, peggiorato in molti casi nonostante le palate di soldi garantite dalle istituzioni agli attori del mercato. Senza credito a imprese e famiglie la traiettoria della crisi è però destinata a trasformarsi in una frusta che finirebbe per colpire anche le banche. Un’altro scoglio che i timonieri dell’economia devono assolutamente evitare.

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Commenti dei lettori

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  • Profilo di Quartana

    Quartana

    16 gen 2009 - 17:44 - #1
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    Spero solo che tengano fede alla promessa di non azzerare i tassi di interesse. un’eventuale ripresa sarebbe estremamente difficile.
    Inoltre se dopo l’11 settembre 2001 la Borsa è scesa per circa 3 anni, ora che la crisi è stata generata dalla finanza e non da un evento esterno, come allora, quanto tempo dovrà passare prima di una ripresa?

  • catapulta

    16 gen 2009 - 18:28 - #2
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    Io non credo proprio che azzereranno mai i tassi, in Europa siamo meno sperticati (e coraggiosi) che in America. Non sono sicuro però che la crisi a questo punto possa essere definita finanziaria. L’economia reale soffre, sanguina, dappertutto. Le case gli americani non le comprano più davvero e le aziende chiudono e la gente perde il lavoro. Falliscono negli Usa, ma anche in Giappone, in Germania e in Italia. Alla fine quello che manca di più è la fiducia, se poi leggo che ormai la Cina è la terza potenza economica del mondo mi vengono i brividi. A riassumere tutto, mi sembra che abbiamo perso la strada: già non producevamo più niente di importante, ora consumiamo anche poco, la vedo davvero brutta. Serve davvero una nuova direzione e un cambiamento profondo per me

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