
Un gigante che vacilla fa tremare la terra. La Cina ha appena diffuso dei dati ufficiali sulla propria situazione economica che in breve hanno allarmato il mondo. L’Ufficio nazionale delle statistiche ha infatti rivelato che nel corso del quarto trimestre del 2008 la crescita del colosso asiatico, da poco diventato la terza economia del globo, si è arrestata al 6,8% contro il 9% del trimestre precedente.
Si tratta in pratica di una brusca frenata che mette a repentaglio l’obiettivo di crescita di 8 punti percentuali fissato per il 2009. L’anno appena trascorso si conclude così con il gigante asiatico che segna il passo ed entra in crisi (con i suoi parametri) insieme al resto del mondo. Pechino ha chiuso il 2008 con un Pil di 4.412 miliardi di dollari. Molti osservatori internazionali che fino a ieri confidavano nel salvagente dei suoi enormi e potenziali consumi per un rapido way out del mondo dalla crisi, oggi ricominciano a fare i calcoli.
Né le notizie che scavalcano la Grande Muraglia sono più incoraggianti. Milioni di posti di lavoro sarebbero già andati perduti con il forte calo delle esportazioni e la stagnazione dei consumi interni.
Almeno il 6,5% dei lavoratori cinesi migrati dalle campagne sarebbe tornato a casa dopo aver perduto il lavoro, ma -sempre secondo fonti ufficiali - questa quota potrebbe raggiungere anche il 10 per cento.A dicembre l’export della Repubblica Popolare, pari a circa un terzo del suo Pil, ha registrato una flessione del 2,8% su base annua bloccandosi a 111,16 miliardi di dollari.
Jiantang, il numero uno del National Bureau of Statistics cinese, ha spiegato anche che la produzione industriale nel 2008 è cresciuta del 12,9% soltanto: un dato che indica una flessione del 5,6% rispetto al saldo precedente. Il rallentamento dell’economia è confermato poi dalle difficoltà di grandi gruppi industriali. La Ansteel, uno dei tre più grandi produttori di acciaio del Paese ha perso più della metà dei propri utili con il calo dei prezzi di questa lega. Anche i profitti della China Shipping Container Lines Co. l’anno scorso si sono dimezzati. Per molti, al di là dei proclami ufficiali, la crisi cinese e il rallentamento dell’economia potrebbero avere vaste ripercussioni sociali mettendo a rischio la stabilità del Paese. Lo scorso novembre Pechino ha varato un vasto intervento anticrisi da 586 miliardi di dollari: nuove infrastrutture e politiche di sostegno dei consumi dovrebbero ridare slancio alla crescita e promuovere un generale miglioramento delle condizioni di vita con una maggiore sostenibilità dello sviluppo.
Il rallentamento cinese va, però, ben oltre i confini dell’Asia e varca il Pacifico giungendo a Washington. Almeno un decimo del debito statunitense è, infatti, nel portafoglio della Repubblica popolare cinese e molti sostengono che le politiche di taglio del costo del denaro e di grande spesa pubblica di Bush o di Obama sono strettamente vincolate dall’acquisto di titoli del Tesoro Usa da parte di Pechino. Jiangtang ha detto che gran parte di questo rallentamento è fisiologico e che la Cina sarà sicuramente il primo paese a uscire dalla crisi. Piacerebbe d’altra parte a moltissimi paesi essere in crisi con una crescita del Pil del 6-7 per cento. Il problema è che se si corre troppo, quando si inciampa, ci si fa più male. E si rischia anche di buttare giù qualcun altro.
mare1980
23 gen 2009 - 12:25 - #1Ciao a tutti, vi leggo spesso e complimenti per la vostra competenza.
Ho trovato in giro questo articolo, che pero’ nn riguarda la Cina…
http://emiliaromagna.indymedia.org/node/4785
e mi stavo preoccupando per i miei interessi verso la TomTom, che credevo essere molto solida anche se l’andamento del titolo in borsa non e’ proprio positivo…
Queste misure, riportate anche in un comunicato ufficiale, porteranno ad un miglioramento del titolo ?
Io, personalmente, sto perdendo fiducia…
Grazie e continuate cosi’
Quartana
23 gen 2009 - 17:23 - #2Ho letto l’articolo e mi sembra che alla TomTom abbiano fatto solo quello che è prassi normale in varie nazioni, soprattutto anglosassoni (vi ricordate gli ex-dipendenti con la scatola di cartone contenete i loro effetti che uscivano dalla Leiman Btothers?).
Per ciò che riguarda la Cina la cosa è molto preoccupante, ma non inaspettata, infatti una nazione che vive molto sul’esportazione non può crescere quando tutti i mercati si contraggono.
Resta solo il mercato interno a tirare, ma se le cose nel resto del mondo non si dovessero raddrizzare, anche quello potrebbe bloccarsi ed allora sarebbero guai per tutti.