
Chi sosteneva che i grandi flussi di cassa avrebbero tenuto le compagnie di telecomunicazione al riparo dalla bufera si è dovuto parzialmente ricredere. Durante le ultime sedute una serie di cattive novità al di là e al di qua dell’Oceano Atlantico hanno colpito i sostenitori delle telecom come società anticicliche per i momenti difficili.
Il profit warning di British Telecom, dovuto ancora una volta alle difficoltà dalla divisione Global Service, ha infatti aperto il calvario della telefonia nel Regno Unito. In seguito si sono viste le trimestrali di Verizon e At&T che negli Stati Uniti hanno confermato che la gelata dei consumi ha comunque impattato negativamente anche il settore delle telecomunicazioni. Nel quarto trimestre 2008 AT&T ha registrato una flessione degli utili del 23,6 per cento e mentre l’utile per azione di Verizon passava da 62 a 61 centesimi per azione con performance che qualcuno giudicava persino apprezzabili.
Nel Bel Paese in questi giorni la nostra tormentata Telecom Italia vede un’altra grana provenire dal Brasile dove le Authority chiedono un’opa sul Tim Partecipacoes: sarebbe l’ennesimo onere per i già provati azionisti di Telco ancora in forse sullo scorporo della rete nazionale.
Chiaramente c’è anche chi ci guadagna, come Deutsche Telekom che invece si appresta a divenire uno dei maggiori operatori del settore a livello europeo grazie soprattutto ai servizi per la tv on line o un piccolo operatore come Fastweb che per ora sembra reggere bene la concorrenza. Né si arresta la corsa all’informatizzazione della società e la vertiginosa crescita degli abbonamenti al web e dei servizi on line.
Qualche giorno fa gli analisti di JP Morgan hanno parlato di ulteriori margini di crescita per le telecom europee e puntato tutto su giganti come Vodafone o la stessa Deutsche Telekom. I bilanci di tutti i gruppi appaiono però già stremati e, all’orizzonte, si prepara forse lo scenario più duro che gli analisti avessero potuto prevedere: ossia un lungo rigido inverno che lascerà in piedi solo pochi giganti di livello non solo continentale, ma internazionale. Sotto questo punto di vista il world wide web è sempre più stretto.