Per chi volesse sfruttare in ottica speculativa eventuali rimbalzi che i listini tentassero di mettere a segno è consigliabile concentrare l’attenzione sui livelli di resistenza e supporto al superamento dei quali verrebbero inviati segnali in grado di chiarire le intenzioni del mercato. Per quello che riguarda l’indice S&PMib oltre i 19200 punti, area di transito della linea che scende dal top dello scorso settembre e media 100 giorni, l’indice potrebbe tentare l’assalto ad area 22000, dove transita la linea tracciata dal top di maggio 2008. Sotto 16700 vi sarebbe al contrario un elevato rischio di accelerazioni ribassiste con obiettivo a 14500 circa, base del canale originato dalla parallela passante per il minimo del 10 ottobre alla trend line sopra citata. La prudenza con la quale è opportuno guardare al mercato azionario non significa tuttavia rifugiarsi necessariamente nella liquidità. Per gli investitori che non volessero impegnarsi sull’azionario le alternative percorribili sono sostanzialmente tre, ovvero le commodities (in particolare il petrolio), i metalli preziosi (in particolare l’oro) ed i bond.
Il petrolio WTI, dopo aver perso l’80% circa del proprio valore in sei mesi, da luglio a dicembre dello scorso anno, ha iniziato a disegnare una fase sostanzialmente laterale al di sopra dei minimi di quota 30 dollari. Questa relativa stabilità potrebbe tuttavia nascondere tensioni che presto potrebbero sfociare in una correzione dell’esteso ribasso subito di recente. Da alcune sedute i volumi scambiati sull’Etc sul Crude Oil (CRUD) quotato a Piazza Affari risultano molto elevati, nonostante i prezzi siano sostanzialmente stabili in area 18. I dati sulle scorte di petrolio negli Usa rilasciati di recente hanno mostrato un aumento rispetto alle settimane precedenti, quindi in teoria non vi dovrebbero essere motivi per vedere salire i prezzi del greggio. E’ tuttavia possibile che sul mercato si stia scommettendo su di un nuovo taglio della produzione da parte dell’Opec. Una misura di questo tipo e’ stata pronosticata dal segretario generale dell’Opec, Abdalla Salem El-Badri, al World Economic Forum a Davos, che ha quantificato in 4,2 milioni di barili l’entità del possibile taglio. Dello stesso avviso anche il presidente venezuelano Hugo Chavez che ha dichiarato “se dovremo tagliare 4 milioni, li taglieremo, non lasceremo che i prezzi scendano come già successo dieci anni fa sei dollari al barile”.
Insomma, nonostante la crisi non e’ detto che il prezzo del greggio rimarrà cosi’ basso ancora per molto. Anche il dato sul Pil Usa dell’ultimo trimestre del 2008, per quanto molto negativo, è servito a rilanciare l’attenzione sul greggio: gli analisti si attendevano infatti una riduzione del Pil superiore al 5%, molto più alta quindi del dato uscito, fatto questo che ha permesso di rivedere al rialzo le stime per i consumi futuri di energia. Se l’aumento dei volumi sull’Etc relativo al Crude Oil sara’ confermato anche nelle prossime sedute è probabile che un movimento significativo sia ormai alle porte. Il superamento di quota 50 sul grafico del WTI o di area 22 sul grafico dell’Etc potrebbero segnalare l’avvio di una fase rialzista, a correzione del precedente ribasso, con un margine di rivalutazione dal 35% al 45%. Ma il petrolio non è l’unica commodity sulla quale concentrare l’attenzione.
In questa prima parte dell’anno si sono messe in evidenza anche alcune “soft commodities” come lo zucchero ed il caffè che hanno fatto registrare performance interessanti. Gli Etc relativi a questi strumenti mostrano un quadro grafico potenzialmente rialzista. L’Etc Sugar (SUGA) ha disegnato infatti tra giugno e dicembre 2008 un ampio doppio minimo poco al di sotto di area 8. Il completamento di questa figura, che avverrebbe al di sopra di area 11,50, dovrebbe lasciare spazio al test dei massimi dello scorso anno toccati in are 13,50. L’Etc relativo al Caffè (COFF) ha recentemente superato al rialzo la media mobile a 100 sedute portandosi al contempo al di sopra della resistenza di area 1,95, minimi dello scorso marzo. Il proseguimento del rialzo oltre area 2,10 dovrebbe mettere i prezzi in condizione di salire fino in area 2,50 almeno.
Bene impostato graficamente sembra essere anche l’oro, forse il bene rifugio per eccellenza. Oltre che essere utilizzato come porto sicuro per gli investitori in fuga dall’azionario il metallo giallo è attualmente molto richiesto anche a seguito del timore, diffuso, che non appena si registrerà un miglioramento dello stato dell’economia vi sarà contemporaneamente anche una forte ripresa dell’inflazione. Queste considerazioni hanno permesso all’oro di svincolarsi dalla correlazione con il dollaro (storicamente l’oro sale con il dollaro debole contro euro e viceversa si deprezza con il dollaro forte) e di mettere a segno un notevole rialzo nell’ultimo mese nonostante il dollaro si sia mantenuto forte contro euro. Recentemente i prezzi hanno superato la linea di tendenza ribassista tracciata dai massimi del marzo 2008, inviando un importante segnale di conferma del rialzo in atto dai minimi di ottobre che acquista così dignità autonoma svincolandosi dal ruolo di correzione in cui rischiava di rimanere relegato. Prossima resistenza in area 980, poi possibile il test dei massimi dello scorso marzo a 1030.
Più delicato il discorso per quello che riguarda il mercato obbligazionario: osservando il grafico del Bund future, riferimento per i titoli governativi di eurolandia, si può apprezzare l’ampiezza del trend rialzista in atto dai minimi della scorsa estate in area 110,50 che ha portato i prezzi a toccare a gennaio un nuovo massimo storico a quota 126,53. Proprio l’estensione e la velocità del rialzo hanno portato molti osservatori a parlare di possibile “bolla” per il mercato obbligazionario: i rendimenti sono talmente compressi (e di conseguenza i prezzi così elevati) che ulteriori variazioni significative sono ritenute improbabili. In alcuni mercati, quello statunitense per primo, potrebbe verificarsi poi una ondata di emissioni a finanziamento dei piani di salvataggio studiati dai governi (gli stimoli fiscali dovrebbero raggiungere negli Usa i 900 miliardi di dollari) con probabili effetti depressivi sui prezzi. Esiste inoltre secondo alcuni un elevato rischio che le misure adottate dai principali governi per aiutare l’economia ad uscire dalla crisi possano portare ad un elevato livello di inflazione nel momento in cui la crisi dovesse rientrare, fatto questo che avvantaggerebbe l’oro a scapito dei bond.
I rendimenti potrebbero quindi salire nel breve per via dell’aumento dell’offerta e successivamente le banche centrali potrebbero essere costrette a correre ai ripari innalzando bruscamente i tassi di interesse per evitare una fiammata inflazionistica. Questi timori possono essere anche condivisibili, tuttavia quello che i dati macro di recente uscita sembrano indicare è che la fase recessiva interesserà con buona probabilità tutto il 2009 e non solo le sue prime battute. Per quanto i mercati finanziari cerchino di scontare in anticipo gli avvenimenti dell’economia reale è quindi probabile che nei prossimi mesi i tassi rimarranno bassi, sia per il breve sia per la parte più lontana della curva, dove sono già molto compressi come negli Usa o addirittura scenderanno ancora dove ci sono ancora margini di manovra come in Europa. Ecco quindi che il prezzo delle obbligazioni governative potrebbe salire ancora, soprattutto in Europa, magari dopo il completamento della fase di ripiegamento in corso. Sul Bund è evidente la voglia di correzione del mercato, che potrebbe comportare il ritorno dei prezzi in area 119,50/120,00, tuttavia il trend rialzista di fondo non pare a rischio e dovrebbe portare i prezzi fino in area 131 nel corso delle prossime settimane. Tale target rappresenta il lato superiore del canale crescente seguito dai prezzi a partire dai minimi di inizio 2000.
E del canale tracciato in base agli stessi riferimenti temporali il T-Bond ha invece già toccato in area 141 il lato superiore avviando poi da quei livelli una brusca flessione. Il calo dovrebbe tuttavia trovare in area 120/122 un supporto in grado di sostenere la discesa. La tenuta di quei livelli potrebbe favorire nuovamente movimenti in area 142 ed eventualmente 145. Nei confronti delle obbligazioni l’investitore dovrà utilizzare quindi molta cautela, aspettando che si esaurisca la attuale fase di ripiegamento prima di considerare un nuovo ingresso. Una volta intervenuti al rialzo sarà poi essenziale utilizzare i livelli di supporto precedentemente indicati con stop loss per evitare di rimanere intrappolati in movimenti al ribasso più estesi di quelli previsti.