
Il meccanismo della crisi colpisce tutti allo stesso modo. In qualche maniera ci sono settori che reggono bene o addirittura meglio che in tempi di crescita. Basta guardare alle società di recupero crediti (raramente quotate) o a tutti quei business cosiddetti poco ciclici o anticiclici tout court. Sicuramente bisogna analizzare nel dettaglio le attività specifiche della società in oggetto e magari quelle dei competitor (per esempio un forte indebitamento può pesare sulla migliore delle multiutility in questo periodo di stretta creditizia): in generale, però, questo principio “logico” dell’”io guadagno per mia natura quando gli altri perdono” trova una sua conferma oggi in un settore tipicamente (e tristemente) anticiclico, quello farmaceutico.
In piena crisi globale Recordati ha annunciato al mercato una crescita degli utili del 18,3% nel 2008 a quota 100,4 milioni di euro. Tutto il conto economico si è avvantaggiato di una crescita dei ricavi del 9,7% a quota 689,6 milioni di euro.
Sanofi Aventis, una delle più grandi case farmaceutiche d’Europa, ha oggi pubblicato i dati del 2008 e rivelato una tenuta dei ricavi (27,56 miliardi di euro con una lieve flessione dell’1,7% sulle vendite del 2007) e un miglioramento dei margini che hanno permesso alla società di chiudere l’anno con utili a 7,18 miliardi in crescita del 3,2% sul dato dell’anno precedente (dati al netto del forte impatto dovuto all’ammortamento di spese correlate all’acquisizione di Aventis).
L’andamento positivo del comparto d’altra parte non è una novità e basta al riguardo ricordare le performance da record del gruppo svizzero Novartis registrate nei dati 2008 pubblicati a fine gennaio. Il gruppo segnò una crescita dell’utile netto del 25% a quota 8,2 miliardi di dollari e annunciò nuovi record per il 2009.
Le insidie non mancano di certo e provengono da più fronti. Per esempio qualche mese fa la società svizzera Schweizerhall aveva annunciato di essere prossima all’approvazione di un farmaco generico corrispondente al Plavix e una versione generica del Lovenox è stata studiata anche da Teva e Amphastar: se si considera che Plavix e Lovenox sono praticamente la maggiore risorsa di Sanofi Aventis si comprende che il settore riserva molte insidie per chi non sappia competere adeguatamente.
In Italia, poi (giusto per avvicinare il punto di vista) la politica sembra avere scoperto l’importanza di sorvegliare la spesa pubblica e potrebbe far seguire alle parole i fatti tagliando uno dei principali capitoli di spesa delle pubbliche amministrazioni, quello della sanità. Questo avrebbe un inevitabile impatto sulle società non solo italiane del settore. Anche se l’Italia non sembra proprio un Paese propenso alle rivoluzioni (e il taglio degli sperperi, delle frodi e della corruzione diffusi nel settore sanitario lo sarebbe) qualcosina forse ne potrebbe venire fuori. Con nocumento dei bilanci delle ditte farmaceutiche.