
La diatriba sul futuro della rete di Telecom Italia è diventata persino stucchevole, anche se non manca di rimarcare come nel Bel Paese le decisioni importanti siano molto difficili da prendere sotto ogni schieramento politico. Con la complicazione, nel caso dell’attuale Governo, dell’onnipresente conflitto d’interessi.
Oggi Pierluigi Borghini, coordinatore del Dipartimento attività produttive di Forza Italia, ha di fatto mandato in tilt i centralini di Telecom Italia e del suo stesso partito ripetendo la vulgata del famoso piano di Angelo Rovati, quello sullo scorporo della rete di Telecom e sul finanziamento pubblico alla stessa. Subito il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani ha cercato di buttare acqua sul fuoco ricordando che Francesco Caio ha già accettato dal Governo l’incarico di studiare la faccenda: entro marzo o aprile, insomma, il Governo dovrebbe avanzare una proposta seria, “una soluzione che non vada contro nessuno”. La frittata, però, era già fatta.
La reazione dell’amministratore delegato di Telecom Italia Franco Bernabè è stata a dir poco irritata: “Non c’è possibilità per una media company, che sia Mediaset, Sky o Rai di diventare proprietaria esclusiva di una rete a banda ultralarga. La rete è una sola, di proprietà di Telecom Italia che intende farne una piattaforma aperta per la Ip television, accessibile ad altri operatori interessati”. Insomma il premier rispetti la proprietà privata e lasci a Telecom Italia quel che è di Telecom Italia. Già perché quello che ferve di più nel settore delle telecomunicazioni è proprio lo storico passaggio al digitale terrestre. Da un paio di settimane è nata anche Tivù (Rai più Mediaset con una piccola percentuale di Telecom Italia Media) che sembra proprio intenzionata a dare del filo da torcere al più grande operatore del settore: Rupert Murdoch e la sua Sky. Si tratta in pratica di un’offerta di tv digitale satellitare alternativa a Sky (tanto da richiedere un decoder diverso), ma gratuita. Qualcuno l’ha letta come il tentativo di riproporre il duopolio nel digitale terrestre.
Di certo l’ipotesi che Mediaset stia puntando gli occhi su Telecom Italia, magari una Telecom Italia meno indebitata grazie allo scorporo della rete, non è un’ipotesi del tutto nuova. Fra l’altro, inaspettatamente questa interpretazione è stata rispolverata nei giorni scorsi da Angelo Rovati, l’amico di Prodi che propose a Marco Tronchetti Provera un piano per lo scorporo finendo di fatto impallinato dai giornali. Perché? Perché la statalizzazione della rete è un attentato alla proprietà privata, anche se Telecom non riesce a promuovere quel salto verso la banda larga che per l’Italia è una necessità strategica. Questo ha detto prima di vendere Marco Tronchetti Provera (che guarda caso ha annunciato ieri di volere cedere quella quota dell’1,3% che ancora ha del gruppo Telecom Italia) e questo ha ribadito Franco Bernabè, il neoamministratore delegato schiacciato tra venti contrari.
Diversi azionisti (soprattutto la spagnola Telefonica) hanno più volte ribadito di essere contrari alla cessione della rete. D’altra parte la vera sfida della tv è quella della iptv che ha un potenziale numero infinito di canali e reti e garantisce una più testata possibilità di interazione tra utente e trasmittente. Ma come può la Telecom di oggi con un debito di poco inferiore ai 35 miliardi di euro di cui 4,5 miliardi da rifinanziare quest’anno affrontare la sfida del rinnovo della rete?
Per la rete di nuova generazione servono 10 miliardi di euro e sicuramente il fondo F2i e la Cassa Depositi e Prestiti potrebbero investire nell’operazione, se richiesti dal Governo. A quel punto l’Italia potrebbe entrare nel nuovo millennio (almeno da questo punto di vista). A quel punto, oltretutto rimarrebbe una compagnia telefonica (con in pancia Telecom Italia e quindi La 7) che sarebbe identica ad altre concorrenti come Fastweb e Tiscali. Magari con un debito assai più gestibile, ma anche con prospettive del tutto diverse. Insomma un bocconcino digeribile anche da Mediaset. Ma Stato e banche vorranno o potranno investire tutti questi denari nella rete di nuova generazione? Secondo il citato sottosegretario Paolo Romani una nuova rete a banda larga da 20-50 megabyte potrebbe arrivare a valere da 1,5 a 2 punti percentuali del Pil: praticamente una manovra anticrisi in piena regola.