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Rbs e Santander: peggiora la crisi delle banche Ue

Pubblicato: 16 feb 2009 da Ferry Boat

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I segnali di debolezza del comparto bancario europeo si moltiplicano. La settimana si è aperta male per le banche di due dei paesi europei che maggiormente stanno sentendo la crisi: la Gran Bretagna e la Spagna. All’indomani del G7 romano che a tutti è parso un aperitivo del G20 londinese nuove nubi si profilano all’orizzonte. In Gran Bretagna oggi soffre ancora il Royal Bank of Scotland, uno dei più grandi istituti del Regno Unito da cui il Sunday Times si attende dati pessimi: 30 miliardi di sterline di perdite e una valanga di licenziamenti (10-20 mila posti di lavoro tagliati). La notizia è di quelle che non sorprendono, ma suggeriscono nuove vendite sul mercato e infatti Rbs perde a Londra circa 3,67 punti percentuali.

Stupiscono di più le cattive notizie provenienti dal Santander, la maggiore banca europea per valore di borsa e una di quelle che finora hanno meglio affrontato la crisi, nonostante la patria d’origine, la Spagna, sia in evidenti difficoltà. Oggi l’istituto di credito spagnolo che, per via delle sue partecipazioni ha (o ha avuto) un peso notevole anche in Italia, ha deciso di bloccare i rimborsi del fondo Santander Banif Inmobiliario per almeno 2 anni. Di fatto da questo fondo immobiliare stavano scappando tutti: sembra, infatti, che le richieste di rimborso avessero raggiunto a gennaio i 2,62 miliardi di euro, ossia circa l’80% dell’intero capitale di Banif che chiaramente non riusciva più a risarcire i propri sottoscrittori.

D’altra parte la crisi del mercato immobiliare spagnolo è forse la peggiore di tutta l’Europa. A dicembre dello scorso anno il mercato delle case ha compiuto una frenata del 26% almeno e con essa Banif, che investe almeno la metà dei propri capitali in immobili residenziali, ha perso circa il 15% del proprio valore. Adesso la fuga degli investitori rischia di distruggere quello che è rimasto in piedi. Diventa così necessario congelare i flussi in uscita, anche se qualcuno potrebbe obiettare che è troppo facile accettare di gestire il risparmio solo quando i mercati vanno bene e che le regole non possono essere cambiate a metà del gioco. A ben guardare quello di Banif è soltanto l’ultimo di una serie di crack che ormai hanno scosso tutto il globo. Il caso Banif assomiglia in tantissime cose a quello americano dei subprime e il congelamento delle quote ricorda i primi drammatici casi, statunitensi prima ed europei dopo, di insolvenze della crisi in corso.

Allargando lo sguardo si può notare che l’indice DJ STOXX European Banking ha perso più del 60% del proprio valore nel corso di un anno soltanto e che quindi quello spagnolo non è certo un caso isolato nel Vecchio Continente. La crisi delle banche nell’ultimo anno è stata così grave, anche in Europa, che molti analisti si chiedono se gli istituti torneranno mai sui livelli precedenti. Il valore strategico del mondo del credito anche in un’economia in affanno appare d’altra parte tanto importante da essere prepotentemente rientrato nell’agenda di Obama prima e del G7 dopo, con le discussioni sull’opportunità di una bad bank, di nuovi più stringenti parametri di controllo o di ulteriori finanziamenti al mondo del credito. La strategia per il way out dalla crisi appare però ancora terribilmente lontana.

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