L’unica certezza è che non sta funzionando. Obama firma il più grande pacchetto di stimolo all’economia della storia (è accaduto ieri) e i mercati crollano. Sì, magari è colpa dell’Europa dell’Est e del report di Moody’s sulle banche esposte in quei mercati, magari è anche un po’ colpa del President’s Day che ha semplicemente posticipato le perdite di Wall Street. Però è da ricordare che quando Tim Geithner (segretario Usa del Tesoro) ha annunciato il piano per salvare le banche le borse hanno reagito alla stessa maniera: un bagno di sangue dei titoli azionari. Sarà stata l’incertezza sul tema fondamentale della bad bank, la chiamata improbabile di privati nell’”affare” degli asset tossici, ma di certo è andata male.
Ora gli stati, sempre più confusi di fronte a una situazione che sembra ingovernabile (e anche un po’ ingovernata) decidono di tirare fuori la carta comunista: nazionalizziamo le banche. Lo ha appena detto persino Alan Greenspan (che forse farebbe meglio a tacere) lo ha detto anche Angela Merkel: che ha varato ieri una nuova legge che permetterà al Governo di inglobare Hypo Real Estate. La strada è già, d’altra parte, ampiamente battuta da Gordon Brown e anche da un paese sull’orlo del fallimento (dopo anni di crescita brillante) come l’Irlanda. Ieri l’Unione europea ha, infatti, approvato la nazionalizzazione della Anglo Irish Bank: una banca che aveva già ricevuto un finanziamento d’emergenza da 1,5 miliardi di euro da parte del Governo di Dublino. Attenzione, però, perché oggi ancor più di ieri tutti dicono che bisogna agire assieme e fanno poi l’esatto opposto. Oggi la Commissione Ue ha avviato procedure per deficit eccessivo contro la Francia e la Spagna (e contro altri paesi fra cui anche l’Irlanda e la vicina Grecia), ma di fatto non ha scosso più di tanto i mercati. Basta pensare, in merito alla compattezza e alle regole Ue che ancora non si è neanche capito se, nel caso in cui fallisca un paese dell’Eurozona, gli altri lo debbano salvare o meno… L’Unione europea insomma non è mai apparsa fragile come oggi. Ognuno vara manovre protezionistiche e di tutela delle proprie posizioni: Francia, Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti (forse sì, forse no) giocano da soli dicendo di essere una squadra e intanto il conto della crisi ha già percorso gli oceani e tocca il Brasile, la Cina, la Russia, l’India (ricordate i Bric?) e i paesi dell’Est fino a tornare qui. La bad bank non si capisce neanche più se si farà mai, anche perché forse non esiste nessuno in grado di sostenerla. Le banche non possono fallire perché si rischia un fantomatico rischio sistemico (ma perché adesso le cose vanno bene?).
Rimangono le aziende e le famiglie. Sì forse alla fine, la soluzione inconfessata dei padroni del mondo è questa: sono le famiglie che devono fallire ed, eventualmente le aziende.
Le società hanno ricevuto in effetti qualche aiutino (negli Stati Uniti all’economia reale tutta intera sono stati dedicati circa 787 miliardi di dollari contro i circa 2.000 previsti per le banche. Negli States GM e Chrysler chiedono 21,6 miliardi di dollari in più per non fallire: finora hanno già avuto 17,4 miliardi di dollari e quindi si capisce che la situazione appare davvero difficile. Il loro fallimento potrebbe però costare a Washington fino a 124 miliardi di dollari in spese sociali e affini per cui anche una spesa di 21,6 miliardi potrebbe essere un affare. In Europa Daimler ieri ha dichiarato 1,5 miliardi di euro di perdite e tutti sanno che il mercato dell’auto del Vecchio Continente è in pesante affanno. Oltretutto il comparto auto è solo un emblema dell’economia reale globale che perde un po’ dappertutto senza sosta.
Sempre in Europa la situazione non appare migliore degli Stati Uniti: gli interventi in favore delle banche sono spesso doppi o tripli di quelli in favore delle imprese o delle famiglie. Il paradosso è che nonostante questi aiuti le banche continuano a stringere i cordoni con le aziende e le famiglie. Il paradosso è che le banche sono responsabili di questa crisi e alla fine stanno facendo pagare (con coerenza suicida) all’economia reale il conto dei propri errori.
Una terrificante stima degli asset potenzialmente tossici delle banche europee li valuta in circa 18 mila miliardi di euro (è una stima che sarebbe circolata in un documento della Commissione Ue non pubblicato ma discusso dai ministri dell’Economia e citato da Milano Finanza qualche giorno fa). Probabilmente nel mondo questi asset sono più che doppi. A dirla tutta è un conto troppo salato per chiunque. Ora nazionalizzando le banche socializzeremo le perdite. Forse (ma è un forse importante) è necessario. Si potrebbe almeno farla fallire qualcuna di queste banche visto che sono loro che hanno creato questo disastro?
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