
A fronte del taglio di 697 mila posti di lavoro negli Stati Uniti e nel solo mese di febbraio; a fronte di un deficit Usa da 1.750 miliardi di dollari (pari al 12,3% del Pil) previsto per la fine del 2009, non rimane forse che sperare nella Cina.
La terza economia del mondo sembra infatti l’unica in grado di inviare segnali di fiducia durante queste giornate terribili per i mercati finanziari e per l’economia reale. Wen Jiabao, il premier della Repubblica Popolare, ha infatti annunciato che il Governo cinese sta valutando ulteriori misure di stimolo dell’economia per 585 miliardi di dollari. Di fronte ad annunci come questo viene sempre da chiedersi se si tratti di una cattiva notizia - lo Stato deve correre ai ripari con nuovi finanziamenti - o di una buona notizia - lo Stato è ancora in grado di fare grandi manovre come, per esempio, non avviene in Italia.
La crescita all’ombra della Grande Muraglia del Pil nell’ultimo trimestre del 2008 di ben 6,8 punti percentuali se confrontata con le performance delle nazioni occidentali appare più che brillante, ma era del 13% nello stesso periodo del 2007 e questo non puo’ che significare guai in un Paese dove crescono i disordini e mancano ancora ammortizzatori sociali paragonabili a quelli delle altre grandi economie. L’intervento cinese appare quindi da un punto di vista necessario alle esigenze di un Paese messo in crisi dal raffreddamento della domanda globale (a partire dagli Stati Uniti) ma anche dalle proprie incongruenze specifiche.
Intanto il mercato globale, almeno dal punto di vista della concorrenza sembra sfaldarsi. Torna l’epoca dei grandi debiti pubblici e la Banca del Giappone ha annunciato nuove misure per rilanciare l’economia del Sol Levante per circa 50 miliardi di yen.
Probabilmente una fetta di questa torta finirà in tasca alla Toyota e un’altra alla Honda con danno della concorrenza sui mercati internazionali.
Ieri Sergio Marchionne (l’amministratore delegato della Fiat) dalla sua Ginevra ha tuonato contro le distorsioni imposte ai mercati da manovre come quella francese (che potrebbe fornire 6 miliardi di euro a Renault e Psa) e contro le probabili eco di Berlino che potrebbe “incoraggiare” Mercedes e Bmw. I meccanismi distorsivi del mercato però appaiono in questi giorni a molti come il minore dei mali e la caduta libera dell’S&P 500 sotto i 700 punti oltre alle parole del capo del Tesoro Usa Timothy Geithner sulla necessità di ripianare il deficit (nel dopo-crisi) che si sta apparecchiando e di controllare il debito non lasciano prevedere alcuna svolta nel breve periodo dagli Stati Uniti.
L’Europa nel frattempo fatica a trovare non tanto delle soluzioni comuni, ma anche soltanto dei metodi comuni per misurare la crisi (dei legal standard condivisi insomma per misurare gli asset tossici delle banche e porre dei paletti). L’unica cosa su cui per ora sembrano concordare a Bruxelles è l’incertezza: usciremo dalla crisi nel 2010 oppure la tempesta sarà ancora più lunga?
Hippie
04 ago 2011 - 18:41 - #1There’s a terrific amount of knowdelge in this article!