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Assicurativi in crisi: Aig spaventa ancora i mercati

Pubblicato: 09 mar 2009 da Ferry Boat

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Questa crisi sembra proprio non avere fine e dalle banche (che comunque continuano a perdere valore di borsa e ad annunciare nazionalizzazioni di varia entità) si passa ormai alle compagnie assicurative in un effetto domino sempre più drammatico. Le cattive notizie per il comparto assicurativo vengono ancora una volta dagli Stati Uniti principalmente, dove Aig, colosso male in arnese del comparto, rischia di vacillare e assesta duri colpi anche all’amministrazione di Barack Obama.

Tutto nasce con delle accuse di Hank Greenberg, ex amministratore delegato dell’American international group, che dice (in soldoni): sì è vero gli asset tossici che abbiamo dovuto vendere in fretta e furia accumulando grandi perdite si erano svalutati molto, ma sono comunque stati un buon affare per chi, come Goldman Sachs o Deutsche Bank li ha acquisiti. “Per molti di loro - ha aggiunto Greenberg - Natale è venuto in anticipo”. Aspre critiche, il manager ha poi indirizzato al Governo Usa (allora guidato da George Bush ma con un forte intervento del direttore della Fed di New York oggi divenuto capo del Tesoro Usa Timothy Geithner) che impose tassi troppo elevati (secondo Greenberg) sui propri prestiti alla compagnia e la forzò a ripagare circa 30 miliardi di dollari alle banche che si erano assicurate presso di lei.

Proprio questi risarcimenti sono ancora al centro delle polemiche sulla stampa internazionale. Una lista (per forza di cose parziale) redatta dal Wall Street Journal elenca fra i beneficiari Goldman Sachs e Deutsche Bank (con circa 6 miliardi di dollari ricevuti a testa fra settembre e dicembre 2008) ma anche Merrill Lynch, Bank of America, Societe Generale, Calyon (questi ultimi due gruppi francesi avrebbero ricevuto secondo Le Parisien 4,8 miliardi di dollari e 1,8 rispettivamente), Morgan Stanley, Royal Bank of Scotland Group, Hsbc.

Le accuse, per semplificare, argomentano: Washington ha investito una montagna di soldi su questa Aig e ancora la società rischia di fallire e chiede altri soldi dai contribuenti. Dove è finito il denaro già versato? Spesso è andato a ripagare gruppi anche privati che magari hanno pagato benefit ai propri manager. Chi sono i colpevoli di questo sperpero? Soprattutto Timothy Geithner, l’attuale capo del Dipartimento del Tesoro, che già allora consigliò, da manager della Fed di salvare l’American international group e ora chiede altri soldi.

Un’argomentazione che, a parte i risvolti politici e la legittima richiesta di colpevoli in una crisi che ancora non ne ha indicato quasi nessuno, rimane dal punto di vista finanziario assai debole e poco lungimirante. Perché? Perché il lavoro di Aig è quello di assicurare le banche e altri soggetti finanziari dai fallimenti delle società o altri eventi simili. Le banche - e questo è uno dei nodi centrali di questa crisi - devono reintegrare i propri patrimoni di vigilanza ogni volta che perdono qualche garanzia di questo tipo o fallisce una società a cui avevano prestato denaro e per avere quindi queste assicurazioni da Aig l’hanno pagata per anni.

Ora il Governo di Obama, di là da ogni giudizio politico sul coinvolgimento o meno di Geithner in questo sistema ora crollato, ha varato da poco norme per regolamentare proprio questo genere di contratti assicurativi (i famosi credit default swap, ma anche altri prodotti come i residential mortgage backed securities ancora più direttamente legati alla crisi dei subprime) e se inoltre non permettesse questi risarcimenti non solo garantirebbe catene di fallimenti gigantesche fra le banche e le assicurazioni di tutto il mondo, ma probabilmente alla fine spenderebbe molti più soldi.

Intanto ancora una volta i (pochissimi) investitori rimasti sul mercato vedono le borse crollare sui timori di un allargamento della crisi al comparto assicurativo. La nazionalizzazione di Lloyds in Gran Bretagna non facilita le cose e le nuove garanzie per Fortis neanche. L’Europa rischia ancora una volta di pagare lo scotto di errori altrui. Per esempio Generali ormai capitalizza meno del proprio patrimonio immobiliare (nell’ordine di 14,7 miliardi contro asset nel real estate da 23) e non figura nella lista dei risarcimenti incriminati di Aig. Ma l’entità del buco complessivo di questi “asset tossici” di varia natura non è ancora chiara.

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