
Fa bene Giuseppe Mussari a dire che, senza un profondo cambiamento delle regole che guidano i mercati finanziari internazionali, si rischia di piantare il seme di crisi future. Gli squilibri che hanno portato mercati come quello statunitense o britannico a un indebitamento insostenibile a tutti i livelli saranno ripianati faticosamente ed è giusto che i paesi che hanno prodotto maggiore ricchezza reale e mantenuto livelli di rischio più accettabili (fra questi ultimi in parte l’Italia) traggano adesso un vantaggio dalle proprie scelte più equilibrate.
Nonostante questo il Monte dei Paschi di Siena non può certo essere accusato di eccesso di prudenza nel corso degli anni passati. Le costose manovre di espansione promosse dallo stesso Giuseppe Mussari hanno portato il gruppo a pagare ben 9 miliardi di euro per l’acquisizione di Antonveneta: un’acquisizione che da subito ha generato molte perplessità (e notevoli scivoloni in Borsa) costringendo il management a una serie di cessioni e riorganizzazioni nel perimetro del gruppo. L’espansione della banca verso il Veneto con la possibilità di accesso a un nuovo mercato corporate e retail ha di certo una logica industriale assai più concreta della polverizzazione del rischio operata dalle banche d’investimento americane, ma da subito ha mostrato un notevole profilo di rischiosità.
L’Antonveneta, però, non costituisce un rischio diretto per Mps. Secondo Paola Biraschi, Equity researcher di Nomura specializzata nel comparto bancario, l’Antonveneta è stata parecchio ripulita in passato dai precedenti proprietari e costituisce un’opportunità notevole per un retail abbastanza efficiente come quello di Mps.
I maggiori rischi per il Monte dei Paschi provengono invece direttamente dai ritardi nelle cessioni programmate da Mussari per riequilibrare il capitale del gruppo. La prevista vendita di circa 125 sportelli e di un consistente patrimonio immobiliare non ha rispettato le tempistiche fornite al mercato e questo ha probabilmente intaccato le performance del gruppo nel 2008. Il crollo dei mercati potrebbe inoltre costringere Mps a svalutazioni consistenti del proprio portafoglio aggiungendo un ulteriore pericolo per la patrimonializzazione dell’istituto. Per questo Rocca Salimbeni potrebbe arrivare a richiedere Tremonti bond per circa 2,5 miliardi di euro, ossia il massimo consentito dalle proprie dimensioni.
In questo senso le dichiarazioni di Mussari potrebbero essere lette come un passo più deciso in una direzione da tempo scontata dal mercato: quella di chiedere entro la fine del mese (per il 26 marzo è attesa l’approvazione del bilancio) un “aiutino” al Governo.