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I prezzi delle commodities salgono, la recessione è finita?

Pubblicato: 23 mar 2009 da AleOne

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Ha sorpreso positivamente i mercati finanziari il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia dichiarando che già entro la fine del 2009 potrebbero emergere segnali di miglioramento dell’economia a livello mondiale. E questa ipotesi non è solo frutto di un auspicio ma viene supportata da qualche segnale. Secondo la leader degli industriali, premesso che “fare previsioni è praticamente impossibile”, “qualche segnale di miglioramento a fine anno è possibile”. Gli indizi di una ripresa arrivano dalla Cina, dove la congiuntura è in miglioramento, come testimoniano l’incremento nell’utilizzo dell’acciaio, l’aumento del commercio delle materie prime e dei noli.

La ripresa si vede in Cina, ma anche in Brasile ed in Messico, e se da un lato è chiaro che “da soli questi Paesi non possono sostenere il mondo”, dall’altro, auspica la Marcegaglia, “se la Cina dovesse riprendere a crescere con un ritmo dell’8-9% questo potrebbe dare un aiuto alla congiuntura mondiale”. E che qualche cosa sta cambiando nonostante le previsioni pessimistiche fatte dai principali organismi internazionali lo si vede analizzando il comportamento di alcune materie prime o indici ad esse correlate. Uno degli indicatori più sensibili alle variazioni nel livello di domanda di materie prime è il Baltic Dry Index, un indice composito espressione dei costi di nolo marittimo di un paniere composto da merci secche (dry, appunto) come il grano, il ferro, il carbone. Questo indice è più sensibile di altri (e per questo motivo viene considerato una sorta di “leading indicator”) alle variazioni di domanda del trasporto di merci. L’offerta, ovvero la disponibilità di navi cargo, è infatti decisamente inelastica (costruire una nave richiede tempo, farla uscire temporaneamente dall’attività è invece molto costoso), quindi le variazioni di domanda si scaricano in modo molto rapido sul costo dei noli ed infine sul valore dell’indice.

Ebbene, il Baltic Dry è passato da una quotazione di 11700 circa ad inizio giugno 2008 ad una di 660 circa ad inizio dicembre 2008 (una variazione del 94% circa) quando ha toccato il minimo dell’ultimo decennio. Da dicembre ad oggi l’indice è rimbalzato del 250% arrivando ad un passo da quota 2300. Il Baltic Dry viene considerato da molti un buon anticipatore non solo dei prezzi delle merci, ma anche dell’andamento del ciclo economico (e quindi, alla lontana anche delle borse). Nonostante l’entità del recente rimbalzo è ovviamente prematuro affermare, solo sull’analisi dell’indice Baltic Dry, che la fase più tetra della recessione è ormai alle spalle (i dati su Pil ed occupazione potrebbero continuare a peggiorare o ad essere negativi ancora per qualche trimestre ma non andare ad interessare il 2010), tuttavia i segnali non sembrano fermarsi qui. Ad esempio sul circuito di Borsa Italiana gli ETC agricoli hanno registrato afflussi e prezzi in crescita. I flussi combinati di ETFS Forward Agriculture (FAGR) and ETFS Agriculture (AIGA) hanno raggiunto nelle ultime settimane complessivamente i 138 milioni di dollari.

Sebbene l’interesse più forte sia stato registrato per l’ampio basket di ETC agricoli, a livello di singole commodity l’interesse maggiore è stato riscontrato invece per l’ETFS Wheat (WEAT) e per l’ETFS Soybeans (SOYB). In particolare l’ETFS Agriculture (AIGA), il cui sottostante, l’indice Dow Jones-AIG Agriculture Sub-Index, riflette il prezzo dei future costituiti su 7 materie prime (Caffè, Granturco, Cotone, Olio di Semi di Soia, Semi di Soia, Zucchero, Frumento) negoziati presso 4 diverse borse mondiali (CME, CSCE, CBOT e NYCE) ha disegnato a partire dallo scorso ottobre un potenziale testa spalle rialzista, figura che se completata con il superamento della resistenza a 4,65 circa potrebbe avviare una vera e propria inversione di tendenza rispetto al ribasso dal top di inizio 2008. E segnali positivi li sta inviando anche l’Etfs Copper (COPA), avente come benchmark l’indice Dow Jones-AIG Copper Sub-Index, che riflette il prezzo dei future sul rame negoziati presso il COMEX (nel calcolo lo sponsor considera il prezzo del future le cui negoziazioni terminano nel mese successivo a quello di riferimento). L’andamento del prezzo del rame è uno degli elementi favoriti dagli analisti per prevedere le future tendenze del mercato delle commodities ed una sua rivalutazione può essere interpretata, con le dovute cautele, con un segnale anticipatore di una crescita del prezzo delle merci in generale (e quindi indirettamente, ancora una volta, come un segnale di future ripresa del ciclo economico).

Sul grafico dell’Etfs Copper si apprezza il salto della media mobile a 100 sedute, avvenuto il 4 marzo con un evidente gap rialzista. Se i prezzi troveranno la forza per salire oltre quota 17,00 sarà lecito iniziare a parlare, se non di una inversione di tendenza almeno di una correzione estesa del ribasso visto dal top di inizio marzo 2008 a 31,54 con un target che si colloca in area 21 circa. Per quello che riguarda l’indice CRB delle commodities il quadro grafico è al momento delicato ma non privo di interesse: le quotazioni stanno testando da circa un trimestre l’importante linea di tendenza tracciata dai minimi del 1971 e passante per quelli del 2001, linea passante attualmente in area 200 circa, messa quindi una prima volta alla prova il 5 dicembre scorso e successivamente testata a più riprese dai prezzi.

La tenuta di area 200 sull’indice CRB sarà da considerare come la “prova del nove” rispetto alle considerazioni fatte sugli altri indici ed Etc legati alle merci: rimbalzi da area 200 da parte del Crb potrebbero veramente fare pensare che la fase di contrazione dei prezzi delle materie prime (e quindi indirettamente di contrazione del ciclo) è ormai alle battute finali mentre la violazione di area 200 costringerebbe ad avanzare l’ipotesi che i recenti segnali di rallentamento del ribasso (o di rimbalzo, come nel caso del Baltic Dry) sono stati solo un momento di pausa della tendenza discendente e che quindi anche il ciclo economico si trova ancora nel pieno della fase recessiva.

Dalle parole del presidente di Confindustria è possibile ricavare un ulteriore spunto operativo: i paesi citati come i possibili anticipatori della ripresa, Cina, Brasile e Messico, potrebbero infatti dimostrarsi un interessante terreno di caccia anche per chi investe in azioni. Del resto l’indice della borsa Brasiliana, il Bovespa, è uno di quelli che meglio ha saputo resistere alle vicissitudini dei listini negli ultimi mesi come testimonia l’andamento nettamente crescente del grafico di forza relativa che lo vede messo in rapporto con l’indice rappresentativo della borsa mondiale, l’Msci World. Osservando il grafico del Bovespa si nota l’esistenza da tre mesi circa a questa parte di una fase laterale compresa tra quota 36000 e 43500. Il superamento del lato superiore di questo trading range dovrebbe mettere l’indice in condizione di riprendere il trend rialzista in atto da fine 2008 con un target in aera 51500 almeno. E di forza relativa crescente nei confronti della borsa mondiale nel suo complesso si può parlare anche per lo Shenzhen cinese, indice che dai minimi di ottobre a 215 al top di metà febbraio a 333 ha guadagnato il 55% circa. Con il rialzo degli ultimi mesi l’indice è salito sopra sia alla linea di tendenza ribassista tracciata dal top di fine 2007 sia alla media mobile a 100 sedute, ora supporto a 280 circa. Le prospettive per il futuro sembrano quindi essere positive, e solo discese al di sotto dei 300 punti potrebbero danneggiarle. E’ evidente che per l’investitore domestico la scelta di aprire il proprio portafoglio, tipicamento legato ai titoli di casa nostra, alle commodities o agli indici di paesi in fase di rapido sviluppo come la Cina o il Brasile non è una scelta facile, tuttavia l’esistenza di Etf quotati alla Borsa di Milano (e quindi facilmente raggiungibili anche tramite i canali operativi tradizionali e con un trattamento fiscale armonizzato) rende il compito meno arduo.

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