
Le proposte di Timothy Geithner, segretario del Tesoro degli Stati Uniti, sui nuovi poteri da dare al suo Dipartimento, alla Federal Reserve e alla Fdic potrebbero porre una pietra miliare nel sistema finanzario mondiale. Tutte quelle misteriose e minacciose entità come i derivati o gli hedge fund potrebbero finalmente essere regolamentate in maniera più rigida e, in questo modo, divenire più trasparenti agli occhi del mercato, che, a torto o a ragione li accusa oggi di essere fra i colpevoli della crisi.
I gestori degli hedge fund, ossia dei fondi speculativi che ormai nel mondo muovono capitali degni di piccole nazioni e spesso operano facendo leva su forti debiti, potrebbero a breve entrare nel novero dei controllati della Sec, la Consob statunitense. Questa una delle proposte di Geithner che, però, si trova anche in una difficile situazione.
In questi giorni gli hedge fund sono stati al centro di accese critiche perché si è scoperto che i primi 25 manager di questo settore da soli hanno guadagnato circa 11,6 miliardi di dollari nel 2008. La classifica, rimbalzata dalla rivista Alpha alla comunità finanziaria, rivela che James Simons, della Renaissance Technologies, è riuscito a guadagnare 2,5 miliardi di dollari l’anno scorso. John Paulson, dell’omonima società finanziaria, ha invece incassato 2 miliardi di dollari.
Certo sono stati bravi: in media gli hedge americani sono andati molto male l’anno scorso, mentre Reinassance ha guadagnato l’80% e Paulson ha scommesso in anticipo sulla crisi dei mutui subprime. Nella classifica spunta anche il celebre finanziere George Soros che invece che sull’andamento della sterlina questa volta ha saputo lucrare sull’andamento del dollaro. Per quanto “bravi” che siano, però, questi uomini attirano oggi la rabbia delle masse.
Non siamo al livello dei rapimenti di manager in Francia, ma di certo il caso dei manager di Aig che rischiano di percepire superbonus dopo il quasi fallimento della compagnia assicurativa Usa e diversi salvataggi di Washington desta una comprensibile indignazione.
Il problema per Geithner (e per Obama) è però assai più complicato: sottoporre a un più rigido controllo gli hedge fund significa infatti rischiare di inimicarsi anche i perfetti investitori privati che il Governo Usa vuole coinvolgere nel riacquisto degli asset tossici delle banche. Punire dei possibili futuri soci potrebbe dunque dimostrarsi poco lungimirante. La questione è assai spinosa e si giocherà probabilmente sui dettagli della nuova regolamentazione.
Né l’amministrazione di Obama può ignorare i pericoli che corre dal punto di vista dell’immagine e dal punto di vista economico in questa crisi. George Soros, per esempio, ha in pratica speculato sul dollaro e proprio la divisa Usa nei giorni scorsi ha subito una batosta notevole dalla Cina che ha proposto un più ampio ricorso ai diritti speciali di prelievo del Fondo monetario internazionale che potrebbero fungere in futuro da valuta sovranazionale. Per gli States significherebbe l’addio al predominio del dollaro come moneta di riserva proprio nel momento in cui il loro debito diventa sempre meno gestibile.
Una stoccata che oltretutto viene proprio dalla Cina, ossia da uno dei maggiori detentori di titoli del debito Usa (i cosiddetti Treasuries). Né la solidità del debito britannico, dopo la cattiva asta di buoni del Tesoro di Londra di ieri, suscita maggiori certezze. Intanto l’Europa Continentale chiede da tempo nuove regole e mercati più trasparenti e forse punterà i piedi sull’argomento al prossimo G20 (o almeno dovrebbe farlo).
Nel frattempo, se veramente il mercato dei derivati (altro grande imputato) dovesse finalmente diventare un mercato regolamentato e più trasparente, sicuramente si chiuderebbe un’epoca i cui fasti irresponsabili oggi noi stiamo pagando: l’epoca di Alan Greenspan, l’osannato numero uno della Fed che non volle mari regolamentare i derivati e che da molti è ritenuto tra i responsabili di questa esplosione finanziaria del rischio e delle perdite che oggi deprime i mercati.
Anteprima del commento