
Giornata densa di appuntamenti quella di domani. Da un lato c’è l’attesissimo avvio del G20 che potrebbe ridisegnare le regole della finanza globale, dall’altro la riunione della Bce chiamata a decidere della politica monetaria del Vecchio Continente.
Nel caso del meeting londinese fra i rappresentanti delle prime venti economie del Globo numerosi segnali hanno già focalizzato l’attenzione sul contrastato rapporto tra Cina e Stati Uniti. È di ieri la notizia che la Cina ha ottenuto che le transazioni commerciali con l’Argentina possano avvenire in yuan oltreché in dollari: un nuovo segnale contrario all’utilizzo del dollaro come valuta internazionale o come riserva delle banche centrali. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto la Repubblica Popolare, che è anche uno dei maggiori detentori di Treasuries americani, ha infatti già avanzato qualche tempo fa l’ipotesi di un utilizzo per le riserve di strumenti alternativi al dollaro, come per esempio i diritti speciali di prelievo del Fondo monetario internazionale.
Né il Vecchio Continente sembra intenzionato ad avere un ruolo di secondo piano (denunciato in maniera soft dal neopresidente Usa Barack Obama) come dimostra l’uscita del presidente francese Nicolas Sarkozy che ha dichiarato di non volere firmare un documento finale i cui risultati non siano da lui giudicati concreti ed efficaci. Al riguardo Berlino si è unita alle critiche francesi nell’affermare che la bozza del documento finale è ancora insoddisfacente.
Urge un risultato coordinato e il probabile abbassamento dei tassi d’interesse europei all’1% potrebbe anche sortire un effetto positivo sui listini azionari lasciando agli osservatori una certa difficoltà nel valutare i concreti effetti sul mercato delle decisioni del G20.
Probabilmente a Londra si condannerà il protezionismo e si vareranno dei trasferimenti al Fondo monetario internazionale, anche in questo campo sarà importante il ruolo della Cina che potrebbe immettere diversi miliardi nell’istituzione internazionale rispolverata dagli osservatori con questa crisi e con gli interventi varati in favore di diversi paesi dell’Est.
Complessivamente gli Stati Uniti hanno chiesto nuovi stanziamenti per l’Fmi per 500 miliardi di euro, ma Usa, Giappone ed Europa sembrano disposti a coprire solo due terzi di questa cifra. Il resto sarà diviso fra diversi paesi, ma appare chiaro che il ruolo della Cina sarà importante e le richieste valutarie appaiono a molti come uno dei tanti “favori” chiesti da Pechino in cambio dei propri interventi.
Non si parlerà però soltanto del Fondo monetario internazionale e nuove regole saranno probabilmente varate per la finanza globale. Qualche ipotesi in merito sicuramente è stata già discussa e aspetta solo una conferma (o una inattesa smentita).
Per esempio i governi affronteranno il nodo della regolamentazione dei derivati e in particolare di strumenti come i credit default swap che in questa crisi hanno avuto tanta parte.
Gli hedge fund e le norme che li regolamentano (a partire dal leveraggio loro consentito) saranno un altro argomento che potrebbe dividere le grandi potenze.
La vigilanza sulle grandi istituzioni finanziarie, quelle che con un fallimento potrebbero creare rischi sistemici, sarà sicuramente un altro nodo. L’Europa stessa, per quanto riguarda questo tema, appare divisa sulla scelta di creare una super Bce che vigili anche sui grandi del Vecchio Continente o di lasciare la vigilanza alle varie banche centrali. Di certo anche il sostegno o meno alle diverse grandi imprese sospese fra le due sponde dell’Oceano Atlantico sarà discusso, anche se su questo tema probabilmente non si dirà molto al mercato e ci si affiderà a un approccio bilaterale calibrato sui singoli casi. Ancora una volta l’auto rimane una delle protagoniste: con la Fiat sospesa sul caso Chrysler (e sugli eventuali finanziamenti a Chrysler) e la Opel ancora combattuta fra baratro e salvataggio, fra intervento del Governo tedesco in favore di una casa con impianti in Germania e intervento di Washington in favore del gruppo General Motors che è poi, di Opel, la controllante.
piero50
03 apr 2009 - 10:21 - #1Il G20 può prendere tutte le decisioni che vuole sui paradisi fiscali (giusto) ma i problemi principali rimangono irrisolti:
- Debito pubblico
- costo del lavoro oberato di tasse
- evasione fiscale
- giustizia lenta e inadeguata
- erronea depenalizzazione dei reati fiscali
- mancata certezza della pena in tutti i reati