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Eurotech: un business solido in periodo di crisi

Pubblicato: 09 apr 2009 da Ferry Boat

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Alcune società in questo periodo di crisi si mostrano attrezzate per l’emergenza e pronte a consolidare la propria posizione sui mercati internazionali. È questo il caso Eurotech che, dopo una serie di acquisizioni che le hanno permesso di raggiungere una certa massa critica e di classificarsi fra i primi dieci gruppi del proprio settore a livello mondiale, ha ancora le forze per guardarsi attorno.

La società di Amaro in provincia di Udine è d’altra parte una multinazionale di rango e ha come mercato di riferimento gli Stati Uniti (39% del fatturato), seguono il Giappone e la macroarea europea. Per un gruppo specializzato nel settore della tecnologia miniaturizzata è d’altra parte inevitabile confrontarsi con i mercati più importanti di questo comparto. Molte delle applicazioni sono rivolte alla difesa e la società spera di ricavare input importanti dall’incremento del budget per la Difesa Usa varato dall’Amministrazione Obama (+4%). Al riguardo fra le diverse attività hanno un certo peso quelle dei dispositivi di comunicazione fra veicoli e mezzi in condizioni estreme.

Eurotech, che ha visto i ricavi crescere del 20% circa da 76,5 a 91,7 milioni di euro nel 2008, probabilmente è destinata a consolidare la propria posizione di mercato anche quest’anno. Il bilancio invero si è chiuso l’anno scorso con una perdita d’esercizio in crescita da 4,9 a 12,7 milioni di euro, ma su questa compressione della marginalità hanno pesato fattori non ricorrenti come l’accorpamento dei marchi ADS e Arcom in Eurotech Inc.

Quest’operazione ha comportato la cancellazione dei due marchi (i gruppo aveva sondato il mercato scoprendo che il proprio marchio diretto lo rendeva sufficientemente riconoscibile) con conseguenti svalutazioni per circa 10,7 milioni di euro. Ciò ha comportato un maggiore peso dell’ebit (risultato operativo) che si attesta al -14,7% dei ricavi nel 2008 rispetto al -5,4% del 2007. È insomma interamente a questo livello del conto economico che si registra la compressione della redditività dell’azienda correlata, quindi, a operazioni straordinarie a fronte di un core business in crescita.

Un altro fattore che ha pesato è stato poi la contabilizzazione dell’opzione put per l’acquisto del rimanente 25% della giapponese Advanet: questo ha comportato oneri finanziari per 1,74 milioni di euro e ha quindi ulteriormente aggravato la situazione del conto economico. La società di Okayama rappresenta d’altra parte un asset strategico nel mercato giapponese e copre da sola una “piccola ma significativa” capacità produttiva che però, in base al modello di business del gruppo, non supera il 20% della produzione complessiva. Eurotech ha, infatti, una strategia mirata a una limitata capacità produttiva basata su prototipi e modelli e rivolta dunque all’esternalizzazione (con controlli della qualità ovviamente) per quanto riguarda i volumi di prodotto.

La situazione patrimoniale del gruppo appare molto solida comunque (oltre 117 milioni di euro di patrimonio netto e una posizione finanziaria netta positiva per 12,1 milioni) e sicuramente Eurotech troverà nuovi spunti anche da altri progetti “anticlici” come ha dichiarato di recente il presidente e Roberto Siagri (secondo azionista dopo Finmeccanica). Il rilancio delle infrastrutture potrebbe infatti favorire il business dei trasporti e le apparecchiature biomedicali delle quali Eurotech si occupa potrebbero avvantaggiarsi del progetto di Barack Obama (ancora gli States) di ridurre i tempi di ospedalizzazione. Ai pazienti americani monitorati in remoto da casa potrebbero insomma servire le apparecchiature prodotte dalla società di Amaro.

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