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Telecom: paese che vai, concorrenza che trovi

Pubblicato: 14 apr 2009 da Ferry Boat

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Oggi Telecom Italia non sembra fornire particolari spunti per i trader e si mantiene al di sopra della parità con timidi rialzi in una giornata in cui invece l’effetto Goldman scalda in ben altra maniera i titoli del comparto finanziario. I dossier che il leader delle telecomunicazioni in Italia è costretto a esaminare in questi giorni sono d’altra parte numerosi e complessi e sembra spesso che, non appena un fascicolo vada al suo posto, un altro si riapra.

Per esempio l’assetto regolatorio della rete, nonostante sia uno dei più dibattuti da anni, ancora non pare avere trovato una sua dimensione definitiva e lascia aperti numerosi interrogativi. Proprio oggi la Commissione di Bruxelles ha inviato una lettera all’Autorità italiana per le telecomunicazioni in cui chiede nuovi dettagli sulla società della rete chiamata Open Access e sugli impegni presi da Telecom Italia per garantire un equo accesso al network da parte di tutti gli operatori.

Le parole usate dall’Autorità per le tlc guidata da Viviane Reding sono in realtà apparse lusinghiere (le nuove regole per Open Access sono già state approvate sul suolo nazionale e consentono una valutazione generale del progetto) e Bruxelles ha addirittura affermato che, se correttamente implementato, il progetto Open Access potrebbe fornire un modello anche per gli altri paesi: urge però qualche altra missiva con gli impegni più dettagliati presi da Telecom per la salvaguardia della concorrenza e la tutela del mercato. L’Agcom di Corrado Calabrò ha prontamente ringraziato e prestato la propria disponibilità a una ulteriore collaborazione.

D’altra parte, dopo la consegna del dossier di Francesco Caio che ha lasciato parecchie incertezze sull’evoluzione verso la rete di nuova generazione in Italia, lo scorso 9 aprile si è insediato il nuovo organo indipendente che dovrà garantire l’esecuzione degli impegni presi da Telecom in Italia per la tutela della concorrenza sulla rete telefonica da lei controllata. In altre parole si è insediato il board dell’organo di vigilanza su Open Access.

Il presidente Giulio Napolitano è stato designato dall’Agcom e nominato dalla stessa Telecom. Dall’Authority di Corrado Calabrò provengono pure Claudio Leporelli e Gerard Pogorel, a Telecom è rimasta la nomina di Francesco Chirichigno e Sergio Giovanni Fogli. Il controllore della rete si riunirà almeno una volta al mese e invierà ogni tre mesi dossier con eventuali irregolarità o anomalie sia ad Agcom che a Telecom Italia. Prevista anche una relazione annuale.

Di fronte a questi nuovi doveri dell’incumbent non c’è dunque da sorprendersi se Bruxelles abbia mostrato un certo favore alla soluzione italiana del problema dei monopoli nelle reti di telecomunicazione. Di fatto col nuovo assetto regolatorio l’Autorità per le telecomunicazioni, già incaricata di sorvegliare la concorrenza e più volte intervenuta sul caso Telecom, passa al controllo diretto delle attività della rete al fine di garantire che l’accesso al network sia davvero equo.

A un passo avanti in Italia (fermo restando il problema dei forti investimenti richiesti dalla rete Telecom nel futuro) si è però accompagnato un passo indietro in Argentina. Ironia della sorte proprio in questi giorni l’Antitrust argentino (la Cndc) ha invece congelato i diritti di voto di Telecom Italia nella controllata Telecom Argentina.

L’intreccio azionario (ormai datato) tra Telefonica e Telecom Italia faceva temere la formazione di un monopolio, così di fatto a Telecom Italia è stato impedita la gestione effettiva della propria controllata. Franco Bernanbè ha subito promosso un ricorso in Argentina condannando i numerosi profili di illegittimità emersi dalle decisioni della Cndc (a partire dalla delibera con 2 membri su cinque del direttorio dell’Authority). Di fatto il Sudamerica è diventato sempre più territorio di battaglia dopo che la spagnola Telefonica, entrando nel capitale di Telecom Italia, ha avvicinato due dei maggiori operatori del Continente. Ironia della sorte, mentre un pezzo del puzzle sembrava andare a posto in Italia, finiva per scombinarsi in Argentina.

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