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Ecco i titoli sui quali puntare se le borse saliranno

Pubblicato: 27 apr 2009 da AleOne

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Che soffi un’aria di cambiamento sui mercati finanziari è ormai un dato di fatto. Gli indici di borsa, in picchiata per molti mesi, sono riusciti ad aprire un paracadute che ne ha rallentato in modo significativo la caduta. Ed insieme alle borse a migliorare è anche l’atteggiamento che si respira nei confronti della crisi. La stessa Ocse, organismo sempre prudente nelle sue esternazioni, parla di tentativo di attenuazione nel ritmo di deterioramento dell’economia per l’Italia (e per altri paesi, tra cui la vicina Francia). Il superindice calcolato dalla organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico per il mese di febbraio ha mostrato per il nostro paese un incremento di 0,4 punti su base mensile (-0,6 punti per l’indice globale dei 30 paesi) pur mantenendosi negativo di 4,1 punti su base annua. Nel complesso l’indice resta negativo e continua a puntare verso un profondo rallentamento delle sette maggiori economie, ma il miglioramento del tasso di deterioramento registrato per l’Italia lascia aperto qualche spiraglio per il futuro.

Anche il ministro dell’Economia Giulio Tremonti è arrivato recentemente a dire che la paura di una apocalisse dell’economia sembra ormai “finita”. Parlando nel corso della trasmissione “In mezz’ora” Tremonti ha sottolineato come ormai “in America nessuno pensa più ad un fallimento globale”. Alla base di questa rinnovata fiducia gli interventi dei governi, non solo di quello Usa ma anche di quelli dell’Est asiatico e dell’Est Europa. Certo, la fine dell’incubo degli incubi, di una crisi globale che portasse al collasso il sistema bancario, ha permesso di tirare un sospiro di sollievo, ma “siamo ancora in una situazione di incognita”, ovvero non è possibile avere una indicazione precisa di quando si uscirà dalla crisi. Parlando dell’Italia il ministro del Welfare, Sacconi, ha dichiarato in una intervista che ci sono le condizioni per un cauto ottimismo grazie alla crescita del 3,5% registrata a febbraio dagli ordini dall’estero ed all’andamento dei noli. Ed oltre si è spinto il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia secondo la quale, parlando a margine di un incontro con gli industriali di Cremona, “l’impressione è che sia a livello mondiale, sia sul piano italiano, il peggio lo abbiamo ormai visto”. Secondo la Marcegaglia “abbiamo davanti ancora qualche mese difficile, ma il nostro centro studi dice che dalla seconda parte dell’anno, ossia da luglio, potrebbero esserci segnali di inversione di tendenza”.

E volendoli vedere questi segnali ci sono. Il calo del Pil italiano nel quarto trimestre 2008 è stato il maggiore dalla recessione che aveva colpito il Belpaese nel 1974-1975, ma potrebbe aver anche rappresentato il punto più basso del ciclo negativo. Nell’ultimo Bollettino economico di Banca d’Italia si intravede infatti un barlume di speranza. Gli economisti della banca centrale dicono che “si intravedono alcuni segnali prospettici di allentamento della forza della recessione, pur se ancora non tali da prefigurare un arresto della caduta produttiva”. Nonostante gli indicatori congiunturali facciano temere un proseguimento del calo dell’attività economica anche per il primo trimestre del 2009 vi sono elementi che fanno pensare ad un futuro mutamento dello stato dell’economia. Certo, la ripresa, intesa come ritorno in positivo della variazione del Pil, non è dietro l’angolo (i principali organismi nazionali ed internazionali la collocano in una porzione imprecisata del 2010, anzi le ultime stime del Fondo Monetario internazionale prevedono una contrazione del Pil italiano del 4,4% nel 2009 e dello 0,4% per il 2010), tuttavia già il fatto che si possa immaginare un miglioramento del clima di fiducia è un buon auspicio, soprattutto per i mercati finanziari che come si sa anticipano sempre di qualche mese l’andamento dell’economia reale. Anche in area geografiche diverse dalla nostra si notano cambiamenti.

Il Pil cinese ad esempio si è fermato nel primo trimestre del 2009 ad una crescita del 6,1% (il peggior dato dal 1992), ma alcune componenti della domanda aggregata, come la produzione industriale, gli investimenti e le vendite immobiliari sono apparse più toniche delle attese. In particolare a marzo la produzione industriale cinese è cresciuta dell’8,3%, il doppio di quanto visto nei due mesi precedenti. E questi segnali potrebbero essere solo l’inizio di una fase di recupero sostenuta, dal momento che le politiche di stimolo fiscale e monetario adottate dal Governo cinese devono fare sentire ancora appieno il loro effetto. L’investitore si trova preso tra due fuochi in questa fase. Da un lato, al di la delle dichiarazioni ufficiali improntate alla fiducia, si registrano effettivamente dati macro incoraggianti che possano fare pensare ad una uscita dal tunnel della recessione, dall’altro non mancano pericolosi colpi di coda, come quello inferto al mercato lunedì scorso (con il Dow Jones Industrial che ha lasciato sul terreno il 3,56% e con nessuno dei 30 titoli che lo compongono in grado di fare registrare un guadagno rispetto alla chiusura precedente), che non tranquillizzano certamente chi vuole provare a mettere in portafoglio un po’ di azioni.

Per cercare di limitare la componente emotiva rispetto al processo di decisione relativo agli investimenti è possibile concentrare l’attenzione sull’andamento dei grafici. Lo S&PMib che è passato dai minimi di marzo a 12332 fino a recuperare i 18650 punti mettendo a segno un balzo del 50% circa. La continuità con la quale si è realizzato il rialzo è poi un fenomeno nuovo rispetto alla fase negativa iniziata a maggio 2007: l’indice ha infatti archiviato 6 settimane consecutive di rialzo migliorando per 5 volte i massimi toccati nella ottava precedente. Una serie con queste caratteristiche non la si vedeva dall’inizio del 2007. E non sono mancati concreti segnali grafici di miglioramento del quadro, primo fra tutti il superamento della media mobile a 100 sedute, indicatore che esemplifica il trend di medio termine, passante in area 17600, o la rottura della linea di tendenza ribassista tracciata dal top di settembre 2008. Per il momento è prematuro parlare di una vera e propria inversione di tendenza ma la sensazione è che l’indice possa almeno tentare nelle prossime settimane il test di uno scoglio importante, quello posto in area 21000, soglia oltre la quale le prospettive di medio lungo periodo si orienterebbero con maggiore decisione al rialzo.

Per coloro che sono inclini a credere in un tentativo di un certo peso da parte della borsa per interrompere la precedente spirale negativa e che sono quindi disposti ad investire una parte (per il momento marginale) del proprio portafoglio in azioni i soggetti da privilegiare sono quelli ad alto beta. I titoli caratterizzati da un valore di beta elevato sono infatti quelli che maggiormente hanno sofferto durante la fase calante dei listini ma che stanno dimostrando adesso che la tendenza di breve si è girata al rialzo di saper fare meglio del mercato.

I campioni, stilando una classifica in base al beta all’interno del paniere Eurostoxx 50, sono quasi tutti i titoli bancari ed assicurativi, con Ing Groep, Axa, Unicredit, Deutsche Bank, Bnp, Credite Agricole ed Intesa Sanpaolo in testa, ed alcuni industriali, come Renault, Saint Gobain, Philips e Basf. Poco appetibili in questo senso invece gli energetici, le utilities e le telecom.
Ing Groep ha inviato un primo segnale positivo il 9 aprile (in quella data la società ha annunciato un piano di riassetto) superando con un evidente gap al rialzo la media mobile a 100 sedute, passante in area 5,60. La rottura anche di quota 7,00 aprirebbe la strada al test dei massimi di inizio anno a 8,64. Solo discese sotto 4,00 metterebbero in discussione le prospettive di rialzo.

Axa ha prima superato, ad inizio aprile, la linea di tendenza ribassista tracciata dal top di settembre 2008 ed ha poi tentato di avere ragione della media mobile a 100 sedute, passante in area 12 euro. La rottura decisa anche di questo ostacolo permetterebbe di ipotizzare il ritracciamento di una porzione consistente del ribasso dal top di settembre 2008 segnato a 24,94 con obiettivo in area 16,30 almeno, dove il titolo ha lasciato un gap ribassista l’8 gennaio. Discese sotto area 8,60 farebbero temere una evoluzione al ribasso contraria rispetto alle attese di crescita.

Unicredit ha disegnato un testa spalle rialzista tra fine gennaio ed inizio aprile, figura che proietta un obiettivo per il titolo in area 2,35 euro (resistenza intermedia a 2,05). Solo movimenti al di sotto della linea che delimitava il testa spalle (chiamata dagli analisti “neck line”), tracciata dal top del 10 febbraio e per quello del 24 marzo, passante a 1,50 circa, negherebbe la configurazione e farebbe temere un arretramento fino a 1,32 almeno, base del gap rialzista del 2 aprile.

Per Deutsche Bank sarà la rottura della trend line ribassista tracciata dal top di maggio 2007, resistenza passante a 42 euro, a confermare l’intento rialzista dimostrato dal titolo a partire dal doppio minimo disegnato tra fine gennaio e fine febbraio in area 15,40 euro. La rottura di quota 42 aprirebbe la strada con buona probabilità al test dei 55 euro.

Anche Credit Agricole può basare il proprio rialzo su di una configurazione grafica rialzista, il doppio minimo disegnato al di sopra del supporto di area 6 euro tra lo scorso novembre ed il mese di marzo. Il completamento della figura, avvenuto con il superamento di quota 10 euro, proietta ora un obiettivo in area 14,00, resistenza oltre la quale i prezzi potrebbero salire fino all’area critica di 15,50.

Intesa Sanpaolo si è riportato prima al di sopra della forte resistenza di area 2 euro, dove si collocano molti minimi segnati tra ottobre 2008 e gennaio, ed ha poi superato il 9 aprile la media mobile a 100 sedute confermando una intonazione positiva che potrebbe portare il titolo verso la resistenza di 3,20 euro. A rendere dubbio il proseguimento dell’azione di rialzo sarebbero discese sotto gli 1,70 euro.

Da seguire anche Renault, che ad inizio aprile ha trovato la forza per salire al di sopra della linea di tendenza ribassista tracciata dal top di novembre 2007. La tenuta del supporto a 17,30 e la rottura di area 25 confermerebbero la buona intonazione dimostrata dal titolo nelle ultime settimane aprendo la strada a movimenti in area 46 euro, dove le quotazioni hanno lasciato un evidente gap ribassista il 29 settembre 2008.

Tutti i titoli citati potrebbero rappresentare una scelta interessante nel caso i listini proseguissero sulla strada del rialzo intrapresa a marzo. L’investitore che decidesse di inserirli in portafoglio dovrà tuttavia tenere ben presente la loro natura di elementi “aggressivi”: in caso di fallimento da parte dei mercati di sostenere l’evoluzione positiva dei listini e di ritorno della sfiducia proprio i titoli caratterizzati da un elevato livello di beta potrebbero essere quelli maggiormente penalizzati.

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1 commento

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  • piero50

    27 apr 2009 - 17:55 - #1
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    Up Down

    Il fallimento della Enron da 63.392.000.000 di dollari nel 2001 era stato considerato negli Stati Uniti una catastrofe senza eguali. Lehman Brother è 10 volte superiore.
    Tutto il resto AIG,Freddy Mac,GM, Chrysler, WMutual ecc…., è noto a tutti solo che le cifre sono da incubo. E voi volete investire? Non fate i pirla, soldi sotto il materasso e sogni d’oro x tutto il 2010!