Investire in oro, una brillante alternativa alle azioni

pubblicato: lunedì 04 maggio 2009 da AleOne

Uno spunto di investimento interessante alternativo all’investimento in azioni lo si ricava dalla notizia diffusa di recente dalla Xinhua News Agency secondo la quale la Cina ha aumentato le proprie riserve di oro del 75% circa dal 2003. I mercati sono convinti che alla base di queste correnti di acquisto ci sia la volontà da parte della Cina di diversificare le proprie riserve per cercare di creare una alternativa alla enorme quantità di debito pubblico Usa detenuto. Le riserve cinesi in valuta estera ammontano infatti a circa 2000 miliardi di dollari. Tale strategia potrebbe fare pensare anche ad un timore da parte dei governanti cinesi di una futura debolezza del dollaro: tradizionalmente infatti oro e dollaro si muovono in modo opposto. I dati ufficiali forniti da Hu Xiaolian, a capo dello State Administration of Foreign Exchange (SAFE), dicono che le riserve in oro cinesi sono quasi raddoppiate dal 2003 passando da 600 a 1054 tonnellate. La Cina diventa cosi’ il quinto paese al mondo per quantità di riserve in oro detenute alle spalle di Stati Uniti, Germania, Francia e Italia (in tutto il mondo solo sei paesi possono contare su riserve superiori alle 1000 tonnellate di metallo giallo). A beneficiare delle correnti di acquisto sull’oro e’ stato anche l’argento. Il grande interesse degli investitori intorno all’oro è evidenziato anche dal volume degli Etc correlati ai metalli preziosi fisici. Gli strumenti emessi da Etf Securities (gli ETC sull’oro di ETF Securities sono primi in Europa e sono secondi a livello mondiale) hanno registrato nel primo trimestre 2009 una crescita di flussi netti superiore al 400% rispetto all’ultimo trimestre 2008. I titoli totali sui metalli preziosi adesso hanno raggiunto un nuovo record: 6,8 miliardi di dollari.

Gli ETC legati all’oro fisico hanno registrato i flussi più ingenti. ETFS Physical Gold (PHAU) e Gold Bullion Securities (GBS) hanno visto una crescita di 1,3 milioni di once (pari a 1,1 miliardi di dollari) accumulando un totale 7,4 milioni di once (pari a 6,5 miliardi di dollari). Durante il primo trimestre 2009 gli afflussi sono aumentati di 3,7 volte rispetto a quelli registrati durante il quarto trimestre 2008. La più ingente crescita trimestrale di sempre.

Da un punto di vista grafico, per quello che riguarda il prezzo dell’oro, il superamento della soglia dei 900 dollari l’oncia ha un valore principalmente psicologico. Un segnale grafico rilevante potrebbe venire invece in caso di rottura di area 915/920, dove si colloca la resistenza offerta dalla linea di tendenza ribassista tracciata dal top di febbraio. Oltre quei livelli sarebbe possibile assistere alla ripresa del trend rialzista in atto dai minimi dello scorso ottobre, con un obiettivo ipotizzabile in area 1000 dollari almeno, resistenza che ha arrestato la crescita dei prezzi a febbraio. Il superamento o meno dei 1000 dollari, se i prezzi dovessero arrivare su questi livelli, potrebbe fornire indizi interessanti anche per il quadro di lungo periodo. Il prezzo dell’oro ha infatti oscillato nel corso dell’ultimo anno circa in un intervallo compreso tra i 1000 dollari (la chiusura di seduta più alta del periodo è stata quella del 17 marzo 2008, a 1002 dollari circa) ed i 700 dollari. Tale fase laterale sormonta il lungo trend rialzista disegnato dai minimi del 1999 di area 250. Il superamento del limite superiore della correzione che ha interessato i prezzi negli ultimi mesi segnerebbe la ripresa del trend rialzista con un potenziale di movimento, almeno inizialmente, di un ulteriore 10% circa: il limite superiore del canale crescente che contiene i prezzi dai minimi del 2005 transita attualmente in area 1120. Dubbi sulla consistenza del trend rialzista che si sta sviluppando dai minimi dello scorso ottobre sorgerebbero solo al di sotto di area 850, dove transita la media mobile a 200 sedute.
Considerando anche la variabile cambio nel processo di decisione di investimento, ovvero studiando l’andamento del prezzo dell’oro non espresso in dollari bensì in euro, si nota un quadro grafico ugualmente interessante: il ribasso che ha interessato il grafico dell’oro dal top storico di febbraio a 785 circa ha rispettato il forte supporto di area 650, già massimi di inizio 2008, e da quei livelli si è avviato un nuovo rialzo. Il superamento di area 700 (euro l’oncia) sarebbe un segnale favorevole al ritorno sui massimi storici. Il superamento di quella soglia dovrebbe lasciare spazio al test di area 830 almeno. Anche per un risparmiatore nostrano, che valuta quindi il risultato dell’investimento in euro, l’acquisto di oro risulterebbe potenzialmente appetibile (sempre che i supporti di area 650 continuino ad essere rispettati).

Anche la domanda per l’argento si è mantenuta molto elevata negli ultimi mesi. Nel primo trimestre 2009 ETFS Physical Silver (PHAG) ha registrato una rapida crescita negli afflussi che sono stati 4,8 volte superiori rispetto a quelli registrati nel quarto trimestre del 2008. Storicamente la quotazione dell’argento ha spesso fatto da leva su quella dell’oro, dimostrando un’alta correlazione con quest’ultima grazie alle proprietà di bene di rifugio, ma con una volatilità molto più alta. La volatilità storica calcolata a tre mesi per il prezzo dell’oro, una misura della rischiosità statistica di questo strumento, vale 24 circa, quella per il prezzo dell’argento 34 circa. Per dare una idea della rischiosità statistica del mercato azionario è sufficiente pensare che il valore relativo all’indice S&PMib è attualmente di 44 circa. I titoli totali su argento sono aumentati di 3 milioni di once nel primo trimestre 2009 raggiungendo complessivamente 17,3 milioni di once equivalenti a 212 milioni di dollari. L’argento è stata una delle commodity dalle performance migliori nel primo trimestre 2009 registrando una crescita del 22%.

I prezzi hanno oscillato nell’ultimo trimestre intorno alla media a 200 sedute, passante attualmente a 12,15 circa, quota che è stata abbandonata proprio nelle ultime sedute grazie ad una impennata che ha portato le quotazioni al di sopra di area 13. La resistenza da battere nel caso dell’argento per inviare un segnale rialzista duraturo si colloca in area 15, 50% di ritracciamento del ribasso dal top di marzo 2008. Fintanto che i prezzi rimarranno sotto quella quota il rialzo visto dai minimi di fine 2008 potrebbe ancora dimostrarsi una semplice pausa del downtrend precedente. La rottura di area 15 dovrebbe permettere ai prezzi di puntare al ritorno verso i picchi del 2008 a 21,25 circa, con una resistenza intermedia a 16,50. Per quello che riguarda questo metallo sono possibili quindi strategie di acquisto già su valori simili agli attuali (tuttavia solo se protette da un rigoroso stop loss sotto 11,50), oppure, più prudentemente potrebbe essere consigliabile attendere il superamento di area 15 prima di intervenire.

La performance migliore è stata tuttavia raggiunta dal platino: nei primi tre mesi del 2009 la quotazione del platino è cresciuta infatti del 25% (del 65% circa dai minimi di fine 2008) grazie non solo alla condizione di bene di rifugio di questo metallo ma anche al migliorato sentiment degli investitori nei confronti materie prime per usi industriali (ad esempio ogni marmitta catalitica contiene circa un grammo di questo metallo). L’andamento del prezzo del platino è quello che rispecchia maggiormente l’andamento dell’indice Crb delle materie prime, in forte calo in concomitanza di fasi recessive, al rialzo quando l’economia cresce.

Il recente rialzo ha permesso il superamento della media mobile a 200 sedute, ora supporto a 1080 circa, con i prezzi che hanno ritracciato un terzo circa del terreno perduto dai massimi di marzo 2008. Il superamento anche della resistenza a 1275 confermerebbe l’intonazione rialzista dimostrata negli ultimi mesi prospettando il proseguimento dell’ascesa verso area 1350 e successivamente 1500. Fintanto che i prezzi si manterranno al di sopra di area 1050 l’intonazione rialzista degli ultimi mesi verrà confermata. Come per l’argento anche per il platino sono quindi possibili due strategie di intervento. La più aggressiva prevede acquisti sui livelli attuali con l’inserimento di uno stop loss al di sotto di 1050, la più prudente suggerisce invece di aspettare il superamento di area 1275 prima di intervenire.

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