
Anche stamane il titolo di Telecom Italia dimostra tonicità e viaggia sopra l’euro con rialzi prossimi ai due punti percentuali. D’altra parte la più grande società di telecomunicazioni d’Italia focalizza da sempre e con facilità l’attenzione del mercato. Se negli ultimi giorni è stata riproposta senza successo l’ipotesi di una fusione tra Telefonica e Telecom Italia (un’aggregazione sempre bocciata con decisione dai soci di riferimento), sono forse le ipotesi sulle prossime mosse di Franco Bernabè a muovere veramente i corsi.
Il mercato potrebbe infatti avere letto le nuove trattative per la cessione del 49% di Telecom Sparkle come un segnale di sblocco di una situazione da troppo tempo in stallo. Il diluvio di problemi in Sudamerica per via delle sovrapposizioni di Telefonica e della compagnia italiana ha, infatti, da tempo bloccato le scelte che l’ad Bernabè vorrebbe compiere per rilanciare il gruppo. La crisi globale complica le cose e i problemi di antitrust a tutte le latitudini impediscono spesso un’azione celere e diretta.
D’altra parte sia i soci finanziari italiani (Mediobanca e Generali in primis), che quelli spagnoli di Telefonica hanno finora con decisione bloccato ogni intervento che possa riportare a una valutazione concreta del titolo intorno ai prezzi attuali di un euro. Come evidenzia il quotidiano Repubblica stamane tutto ciò ha paralizzato di fatto la prima compagnia di telefonia del Bel Paese impedendo in pratica sia l’ingresso dei libici (che avrebbero offerto 1,4 euro per azione), che un’offerta diretta sul mercato che avrebbe permesso l’ingresso di nuovi soci ai prezzi correnti.
In passato sia Generali che Mediobanca hanno pagato 2,82 euro a titolo e gli spagnoli anche di più: questo implica, come più volte evidenziato dalla stampa, una forte minusvalenza per questi soci importanti del gruppo. A questo punto l’ingresso di nuovi azionisti ai prezzi di favore di oggi costituirebbe per alcuni quasi una beffa che si aggiunge al danno. Da qui l’impasse in cui sembra paralizzata la società. Uno stallo che, però, ieri sembra avere ricevuto uno scossone dalle nuove ipotesi di cessione del 49% di Sparkle, la società che controlla delle reti in fibra ottica capaci di generare oltre 2 miliardi di euro di ricavi e disseminate sia in Europa che in Sudamerica che nel Mediterraneo meridionale, per un totale di oltre 90 mila chilometri di cavi.
Si potrebbe trattare di un’operazione da circa 600 milioni di euro e già diversi fondi avrebbero dimostrato il proprio interesse. Sarebbe insomma un’operazione non meno importante di quella che prevede la vendita di Alice Germany, ossia dell’operatore tedesco Hansenet la cui valutazione oscilla in una forchetta di 1-1,2 miliardi di euro. A questo asset punterebbero sia Telefonica che Vodafone. Il socio spagnolo sarebbe poi interessato anche a Etecsa, compagnia cubana di cui Telecom controllerebbe circa un terzo.
Tutte operazioni ricordate agli investitori nelle ultime ore e che per il momento rimuovono l’attenzione dalla scomoda questione del potenziamento della rete in Italia e, soprattutto, lasciano sperare in una maggiore libertà di azione di Bernabè nonostante i malumori degli azionisti del gruppo. (GD)