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Unicredit nell'occhio del ciclone

Pubblicato: 14 mag 2009 da Ferry Boat

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Anche se poteva andare peggio è innegabile che la trimestrale di Unicredit non sia piaciuta al mercato. Il titolo della banca guidata da Alessandro Profumo ha chiuso la seduta di ieri con un calo del 7,6% che ha comportato una netta violazione della linea di tendenza rialzista impostata dai minimi del 9 marzo scorso. Anche oggi l’azione perde il 6,7% del proprio valore e si riporta a 1,81 euro dopo un affondo a quota 1,80: questo pone un primo target ribassista a 1,6.

Che l’utile della banca si sia più che dimezzato a 447 milioni di euro rispetto al primo trimestre del 2008 non è certo una buona indicazione. Pochi hanno ricordato che già a marzo 2008 l’utile da 1 miliardo di euro era pari a circa la metà dell’utile trimestrale di un anno prima che superava i due miliardi. Il crollo della redditività della banca è insomma un fattore di lungo corso e negarlo sarebbe irresponsabile, anche se certo in giro per il mondo si vede di molto peggio.

Uno dei dati più preoccupanti in tutto il resoconto trimestrale di Unicredit è senz’altro quello delle rettifiche nette su crediti e accantonamenti per garanzie e impegni che ha comportato un ammanco di 1,65 miliardi a fronte di un saldo negativo per 664 milioni di euro: è un dato che suona una campana di allarme non solo per la banca, ma per tutto il Paese e una parte dell’Europa. In genere sia la dinamica della raccolta che quella degli impieghi indicano una flessione (del 2,4 e dell’1,9%) che influenza anche la riduzione complessiva dell’attivo dell’1,7 per cento.

Certo non mancano i segnali positivi in mezzo a tante flessioni e anzi il mercato avrebbe potuto forse essere meno inclemente. Bank Austria ha registrato una crescita degli utili del 35% a 547 milioni di euro, Hvb è finalmente tornata in utile con un saldo positivo di 62 milioni. Il margine di intermediazione complessivo del gruppo ha segnato una crescita dell’1,8% a 6,56 miliardi di euro e anche i costi operativi del gruppo sono scesi del 7,6% consentendo, tra l’altro, un risultato di gestione in crescita del 18,6% a 2,74 miliardi di euro.

Anche il ritorno all’utile - per 130 milioni di euro - della divisione Market and Investment Banking (Mib) dovuto in gran parte al recupero dei listini nel periodo di riferimento, ha dato il suo contributo. Certo le cure sono state dolorose: nell’ultimo anno 3.787 dipendenti hanno lasciato il gruppo (anche se bisogna ricordare al riguardo la cessione di 120 filiali imposta per motivi di Antitrust). Il core tier 1 ratio si adagia sul 6,38% ma deve ancora beneficiare delle richieste di aiuti al Governo italiano e a quello austriaco.

Il portafoglio di Asset backed securities (Abs) ossia di titoli garantiti da asset (mutui subprime per esempio) è stato ridotto a 500 milioni di euro. Resiste bene il mercato polacco, mentre gli altri europei dell’est vanno in genere un po’ peggio. Di certo i prossimi mesi saranno necessari a far riprendere fiato al gruppo. Al momento la banca è ancora infatti nell’occhio del ciclone.

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