
Il gruppo Intesa Sanpaolo, una delle più grandi banche d’Europa nonostante la sua focalizzazione notevole sul mercato italiano, ha chiuso il primo trimestre del 2009 con un utile da 1,07 miliardi di euro, in calo notevole rispetto agli 1,74 miliardi del primo trimestre del 2008 (-38,5%). I risultati della banca hanno tuttavia battuto il consensus del mercato e oggi il titolo mette a segno un bel rimbalzo del 5,84% oltre i 2,44 euro dopo aver toccato ieri un minimo a 2,22. I supporti in quell’area hanno sicuramente aiutato il rimbalzo di oggi, con il mercato che ha saputo approfittare del sostegno presente sul grafico per inviare un chiaro segnale di approvazione dei risultati trimestrali del gruppo.
Sicuramente hanno contribuito al rialzo anche le parole di Corrado Passera (in foto) che ha detto di puntare a una distribuzione della cedola già dall’anno prossimo, sebbene il prossimo trimestre, in quest’ottica, sarà importante per valutare la tenuta della banca alla crisi.
D’altra parte il calo del 19% del risultato della gestione operativa a quota 1,822 miliardi dai 2,25 del primo quarto del 2008 non è da sottovalutare. Gli interessi netti del gruppo sono scesi del 4% a 2,68 miliardi di euro e anche le commissioni nette hanno mostrato una flessione del 22,9% a quota 1,25 miliardi di euro. In affanno anche il business assicurativo che cede il 19% con un risultato di 64 milioni.
Dal punto di vista delle aree di business la Banca dei Territori, che pure rappresenta la fetta più importante del business di Intesa ha registrato un calo degli utili da 454 a 399 milioni di euro e ottenuto proventi operativi in calo di circa 450 milioni a 2,5 miliardi. Ha reagito invece in maniera forte il corporate e investment banking che ha accresciuto gli utili da 240 a 289 milioni di euro (trimestre 2009 su trimestre 2008). Bene anche la divisione public finance che ha realizzato utili da 54 milioni di euro praticamente doppi rispetto a quelli di un anno fa mentre Eurizon ha deluso con un calo da 25 a 17 milioni di euro di utile. Pesa sicuramente la divisione banche estere (sebbene meno che per altri gruppi) che ha realizzato utili da 81 milioni di euro a fronte dei 165 del primo quarto del 2008.
Di certo però un argomento che ha fatto e farà discutere ancora nei prossimi mesi è il contrasto con l’Antitrust. Nel mirino di Catricalà è finito quell’accordo tra Credit Agricole e Generali sull’11% circa del capitale. Il ragionamento dell’Autorità per la concorrenza è il seguente. Se Intesa, al tempo della fusione, ha dovuto cedere per la tutela della concorrenza 551 sportelli ai francesi del Credit Agricole, perché questo adesso rientra come socio importante di Intesa Sanpaolo nel business della banca?
Difficile dire che il gruppo non era stato avvisato, anche se può accadere che le indicazioni dell’Antitrust vengono disattese nel Bel Paese. L’apertura di una procedura di inottemperanza segna però un salto di livello nel confronto tra vigilante e vigilato e potrebbe portare a una multa che varia dai 500 ai 5 miliardi di euro (stime riportate oggi dal Corriere della Sera). Il discorso è di sistema e quindi riguarda interessi assai più ampi di quelli di una banca. Per quanto un gruppo delle dimensioni di Intesa Sanpaolo, parola del suo presidente Giovanni Bazoli, possa e debba ragionare in termini di sistema paese, la costituzione di monopoli locali in barba alle condizioni imposte per la stessa nascita di Intesa Sanpaolo dalle autorità competenti non può apparire giustificabile.
Il nodo di Intesa Vita (alleanza anch’essa “troppo forte” fra Generali e Intesa Sanpaolo) sembra in via di risoluzione con il passaggio delle attività assicurative dalla controllata di Generali Alleanza a Intesa Sanpaolo e l’apertura dei canali della banca ad assicuratori terzi. Se si riuscirà a far nascere un polo realmente autonomo Credit Agricole-Cariparma-Friuladria probabilmente si sarà a un passo dalla risoluzione di uno dei più pericolosi intrecci della finanza italiana: quello che da Unicredit passa per Mediobanca e Generali per arrivare a Intesa Sanpaolo che poi è di Unicredit il vero antagonista. Ovviamente a questo punto bisognerà garantire anche che Unicredit non eserciti una eccessiva influenza su Generali, che, come noto, è la più grande compagnia assicurativa d’Italia e una delle più grandi d’Europa. Si passerebbe infatti in questo caso a un altro monopolio che nell’asfittico comparto assicurativo italiano rischia di essere intollerabile per la clientela e la concorrenza. Sarà interesse di Intesa Sanpaolo anche questo. Quanto ai francesi il loro ruolo nel salotto buono non sarà di certo secondario.