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Borsa Usa sotto pressione per eccesso di rialzo

Pubblicato: 18 mag 2009 da AleOne

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Lo S&P500, indice che meglio di tutti rappresenta la condizione della “corporate America”, della azienda America nel suo complesso, nelle nove settimane successive al test dei minimi di quota 666 del 6 marzo 2009, valore che non veniva toccato dal settembre 1996, ha messo a segno il maggior rialzo per un intervallo temporale di questa estensione dagli anni trenta del secolo scorso. Molte le componenti alla base di questo balzo, dal piano di 787 miliardi di dollari approntato dalla amministrazione Obama per spese e tagli fiscali al programma da 1000 miliardi di dollari studiato dal Tesoro per rivelare gli asset tossici dalle banche per finire con i risultati degli stress test relativi al sistema bancario americano che hanno mostrato una solidità tranquillizzante.

Il rimbalzo ha portato molte delle società che compongono il paniere S&P500 ad un passo, o addirittura al di sopra, dei prezzi obiettivo fissati dagli analisti senza che gli esperti, per il momento almeno, decidessero di ritoccare i target. Quasi la metà dei titoli inseriti nel paniere S&P500 hanno inoltre guadagnato più del 50% nelle nove settimane trascorse dai minimi di marzo. Il rischio che la velocità con la quale si è realizzata la reazione possa essere anche la causa di un temporaneo ripiegamento nel prossimo futuro è elevato. Il comparto finanziario si è rivalutato negli Usa del 36% in una sola settimana, quella conclusasi l’8 maggio, un rally difficilmente sostenibile nel tempo. Del resto proseguire con le quotazioni molto oltre i livelli attuali significherebbe iniziare a scontare nei prezzi di borsa una crescita degli utili che per il momento non pare giustificata dalla condizione economica generale.

Il rapporto occupazionale relativo al mercato statunitense per il mese di aprile ha mostrato chiaramente che il sistema continua a perdere posti di lavoro, anche se i 539,000 nuovi disoccupati rappresentano il calo minore degli ultimi 6 mesi. Il tasso di disoccupazione è salito ad aprile all’8,9% dall’8,5% del mese precedente, toccando i massimi degli ultimi 26 anni. E se nel calcolo venissero inclusi anche i disoccupati che hanno smesso di cercare un nuovo lavoro o quelli che hanno trovato un lavoro a orario ridotto il tasso di disoccupazione risulterebbe del 15,8%, il livello più elevato dal 1994. E quello che è peggio è che secondo gli economisti il tasso di disoccupazione non solo crescerà fino al 10% quest’anno, ma continuerà ad aumentare anche per tutto l’anno prossimo per riportarsi su valori ritenuti accettabili, ovvero intorno al 5%, solo nel 2013. Quello che si può sperare analizzando i dati di recente uscita è che il peggio sia alle spalle, ciò non toglie tuttavia che gli Usa stiano ancora vivendo la recessione più grave dai tempi della seconda guerra mondiale.

Ma la borsa statunitense è in grado di capitalizzare ancora su questo mutato sentiment (gli indici di fiducia sono in miglioramento, ad esempio l’indice Napm di Chicago relativo al mese di aprile è salito a 40,1 punti dal 31,4 di marzo battendo le stime) o il rimbalzo visto nell’ultimo bimestre ha già scontato il miglioramento della congiuntura? L’indice S&P Banking, relativo ai titoli del comparto finanziario, ovvero quelli che hanno trainato più degli altri la borsa nella sua fase di rimbalzo, è salito dai minimi di marzo a 46,70 fino a testare la media mobile a 200 sedute in area 129 (+155% circa in un bimestre). Il rialzo, per quanto, esteso, ha tuttavia solo recuperato i minimi dello scorso luglio, livello violato a novembre e ripreso ora dal basso con funzione di resistenza. Se, come è ragionevole pensare, il comparto finanziario dovrà sostenere anche il proseguimento dell’attuale rally di borsa, sarà essenziale vedere l’indice S&P Banking superare area 130 per poter confermare l’esistenza di una vera e propria tendenza ascendente per i listini nel loro complesso.

La volatilità del settore delle banche ha infatti condizionato pesantemente gli indici nel corso del ribasso visto dai massimi del 2007 (il comparto “Banking” ha lasciato sul terreno dai massimi del febbraio 2007 di area 415 quasi il 90% del proprio valore giungendo a marzo in area 47) e senza il suo aiuto difficilmente ora la borsa potrà risorgere. La rottura di area 130 da parte dell’indice dei titoli bancari proietterebbe le quotazioni verso area 185/190, prospettando il proseguimento del rialzo fino a fine luglio / inizio agosto (ipotizzando la crescita del trend rialzista secondo un gradiente simile a quello seguito nelle ultime settimane). La mancata rottura di area 130, dove si concentrano importanti resistenze, lascerebbe aperto il rischio di essere in presenza di una semplice fase correttiva, per quanto estesa, del precedente trend ribassista.

In altre parole, se i prezzi dovessero riprendere a scendere senza aver superato area 130, sarebbe elevato il rischio di assistere almeno ad un ritorno sui minimi di marzo di area 47. Un comportamento di questo tipo da parte del settoriale banche vedrebbe probabilmente anche l’indice S&P500 prodursi in un movimento analogo. Del resto anche l’indice S&P500 per il momento si mantiene sotto la propria media a 200 giorni, passante in area 950, e di conseguenza anche lui deve dare una prova, almeno da un punto di vista grafico, di aver invertito il trend ribassista in atto dai massimi del 2007. Il superamento della media a 200 sedute da parte sia del settoriale sia dell’indice generale permetterebbe di delineare un quadro prospettico favorevole al proseguimento dell’uptrend. Questo non significherebbe necessariamente una futura evoluzione priva di contraccolpi o correzioni come è stata invece la fase rialzista delle ultime settimane. La comparsa di correzioni ribassiste sarebbe anzi da considerare auspicabile (permetterebbe agli indici di assumere una inclinazione meno ripida rispetto alla attuale e quindi più facilmente sostenibile nel medio termine), ma se queste dovessero realizzarsi dopo l’invio di segnali grafici incoraggianti come la rottura delle resistenze indicate sarebbe lecito considerarle solo dei fenomeni temporanei.

E’ quindi evidente che i picchi raggiunti dagli indici nelle ultime sedute rappresentano soglie rilevanti. Il risparmiatore che avesse interessi sulla borsa Usa dovrebbe seguire con particolare attenzione l’evoluzione dei listini in questa fase: in caso di rottura delle resistenze si può non solo pensare di confermare le posizioni ma anche di aumentarle, magari aspettando la realizzazione di una correzione per farlo su livelli di prezzo convenienti. Se invece i mercati azionari (generale e settoriale) dovessero andare incontro a flessioni significative senza essersi lasciati prima alle spalle le medie a 200 sedute sarebbe probabilmente meglio adottare una strategia di riduzione del portafoglio.

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