Recessione profonda, anzi no, è già finita!

pubblicato: lunedì 18 maggio 2009 da AleOne in: Compratienivendi Fatti del giorno Educational

La situazione economica da questa parte dell’Atlantico è analoga a quella degli States: a dati macro decisamente negativi fanno da contraltare voci fiduciose che indicano la recessione come una pratica ormai archiviata. Secondo il presidente della Banca centrale europea, che ha parlato a margine del Global Economy Meeting a Basilea, l’economia è ad un punto di svolta e la crisi economica globale avrebbe “toccato il fondo” con alcuni paesi che mostrano già segnali di crescita. In Italia per il momento l’Istat ha comunicato il dato sulla produzione industriale scesa a marzo per l’undicesimo mese consecutivo.

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La contrazione annua è risultata essere a marzo del 23,8% rispetto al 21,2% di febbraio, il calo sul trimestre precedente è stato del 9,8%. Il centro studi di Confindustria prevede un rialzo ad aprile, ma è evidente che la strada da fare per tornare sui livelli dello scorso anno è molto lunga anche se il leading indicator pubblicato dall’Ocse, che vede l’Italia, la Francia ed il Regno Unito vicini all’inversione del trend di crescita conferma che è lecito nutrire speranze per il futuro. Uno sguardo alla curva dei tassi europei conferma l’ipotesi che gli operatori credono che il termine della recessione possa essere vicino anche nel Vecchio Continente: la curva è orientata con decisione al rialzo, con un differenziale tra i rendimenti a due anni e quelli a dieci anni superiore al 2%. Il divario elevato tra le due scadenze sembrerebbe indicare che il mercato crede che l’economia crescerà in fretta in futuro.

L’indice Eurostoxx 50 dal canto suo ha messo a segno un rimbalzo del 41% circa dai minimi di marzo ai massimi di inizio maggio, arrivando ad un passo dalla media mobile a 200 giorni, resistenza in area 2550. La media indica un trend al ribasso dal gennaio 2008, quando i prezzi la hanno violata con una evidente accelerazione per poi mantenersene al di sotto nei 17 mesi successivi. Il superamento di questo indicatore rappresenterebbe quindi un punto di svolta significativo per il quadro grafico dell’indice, altrimenti orientato verso il basso. In area 2470/80 transita anche la linea di tendenza ribassista tracciata dai massimi di fine 2007, linea messa alla prova più volte nelle ultime due settimane ma senza successo. Alla rottura di area 2550 gli investitori potrebbero contare quindi su di un duplice segnale positivo ed iniziare ad immaginare lo sviluppo di una fase crescente a correzione di tutto il ribasso subito dai massimi del 2007. Dal momento che le correzioni sono proporzionali, come estensione e durata, alle fasi di tendenza che le hanno precedute, segnali di avvio di un ritracciamento del ribasso visto dai top di area 4570 potrebbero implicare movimenti verso i 2700 punti, 33% di recupero rispetto al ribasso dal top di giugno 2007, o addirittura 3150, quota corrispondente ad un 50% di recupero.

Anche nel caso del nostrano S&PMib a mettere un freno al trend rialzista che aveva dominato il mercato fino a giovedì 7 maggio è stata con buona probabilità la presenza della media mobile a 200 sedute, passante in area 20900, resistenza che necessita di una motivazione forte per essere superata (i prezzi sono al di sotto della media a 200 giorni dal luglio 2007, superarla significherebbe confermare la natura rialzista del trend in atto dai minimi di marzo che invece fino a quel momento potrebbe essere ancora visto come una semplice correzione). Dopo la presentazione dei risultati sugli stress test condotti sulle principali banche Usa sono venuti a mancare temi capaci di catalizzare l’interesse degli operatori, e nonostante sul mercato sia evidente la voglia di rialzo, e’ anche possibile che in assenza di novità positive inizi una fase di “profit taking” che ritracci parte del precedente rialzo. Del resto sul grafico delle ultime settimane si notano alcuni gap lasciati dai prezzi che il mercato potrebbe voler ricoprire prima di ripartire eventualmente al rialzo. Il primo di questi gap si trova in area 18950, lasciato il 30 aprile, area che potrebbe rappresentare quindi il primo supporto in caso di discese. A 16100 ed a 15000 circa gli altri due vuoti presenti sul grafico dell’indice. Fintanto che area 20850/900 non sarà alle spalle l’investitore dovrà considerare quindi come possibile una fase di calo che potrebbe essere anche del 25/27%. Per evitare di rimanere intrappolato in un movimento negativo di questa portata, senza rinunciare tuttavia alla possibilità che la media venga superata e quindi il trend rialzista confermato, chi avesse portafogli azionari sensibili alla evoluzione del paniere S&PMib dovrebbe considerare l’opportunità di attivare misure di copertura in caso di violazione da parte dell’indice di area 18800/900. Misure che non richiedono necessariamente la vendita dei titoli in portafoglio ma che possono essere attuate anche facendo ricorso a strumenti come gli Etf Short sull’indice quotati da Borsa Italiana. Tra questi lo Sgam Etf Bear S&P/Mib (BERMIB), avente come obiettivo quelli di ottenere, entro il tetto massimo del 100%, un’esposizione giornaliera inversa sia al rialzo che al ribasso dell’indice S&P/Mib Total Return, oppure lo Sgam Etf Xbear S&P/Mib (XBRMIB) il cui obiettivo è quello di ottenere, entro il tetto massimo del 200%, un’esposizione giornaliera inversa (in senso opposto), amplificata sia al rialzo che al ribasso dell’Indice S&P/Mib Total Return.

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